Il pensiero di Panikkar - 3)

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Un giovane Raimon Panikkar

Il vero dialogo

"La religione non è un fatto sociologico, né individualistico, ma una dimensione costitutiva dell'uomo e richiede dialogo" diceva Raimond Panikkar che da teologo e filosofo fu fautore del ‘dialogo' vero: quello ‘intrareligioso' che vuol dire scoprire in se stessi il terreno in cui l'induista, il musulmano, l'ebreo e l'ateo possono trovare un posto. "Se non apro il mio cuore, se non vedo che l'altro non è altro ma parte di me, non potrò mai dialogare con lui". Una premessa per lui importante: ricordarsi che la parola Dio usata dai cristiani è grammaticalmente un nome comune e non un nome proprio come Siva, ad esempio.

Due i principi di partenza: la religione non è sinonimo di cristianità (o cattolicesimo), la religione non ha necessariamente un valore positivo. Già questo significava un lavoro al di là di ogni schema e convenzione. Il dialogo religioso nella sua visione richiede un atteggiamento di ricerca profonda e atteggiamenti precisi: l'uso di metafore di base utili come modello di pensiero, precise regole del gioco, ma soprattutto una profonda meditazione religiosa, un dialogo che parte dal "di dentro".

Panikkar ne descrive regole e presupposti a partire da una riedizione del discorso della montagna che è il basilare presupposto al dialogo intrareligioso. Ne escono nuove Beatitudini e regole eterne. Sarebbe qui necessario ripercorrere le sue stesse parole, ma basterà almeno attingere all'incipit: "...quando entri in un dialogo intrareligioso, non pensare prima ciò che tu devi credere. Quando tu dai testimonianza della tua fede non difendere te stesso o i tuoi interessi costituiti, per quanto ti possano apparire sacri. Fa come gli uccelli del cielo che cantano e volano e non difendono la loro musica e la loro bellezza..."


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