I due Raimondi
Raimon Panikkar aveva colto la lezione di un altro Raimondo: Lullo, che per primo aveva avvertito l'esigenza di porsi in dialogo con il mondo musulmano. Gli era piaciuta la lezione dei tre saggi che si salutano dopo aver sostenuto un dialogo: ciascuno chiede perdono per ogni parola sbagliata che fosse stata profferita e sente l'esigenza di trarre profitto dall'esperienza con un dialogo che prosegue per arrivare ad un'unica fede.
E' proprio dai modelli di atteggiamento che Panikkar prende le mosse perché il dialogo necessita di una retorica adeguata. Soprattutto di non cedere alla tendenza dell'esclusivismo: ogni credente ritiene la propria religione vera, quindi ha una pretesa di esclusività. Il musulmano dirà che "non può esistere una verità non islamica". Allora il primo atteggiamento è sostenere che vi sono gradi di verità e che qualsiasi verità se è veramente tale, è già una verità musulmana, sebbene le singole persone possano non esserne consapevoli.
"E' giusto sentirsi ‘nel giusto' e mi si perdoni il gioco di parole" commenta Paul Renner. "Nessuno deve rinunciare alla propria lingua, alla propria cultura, alle proprie convinzioni, anche religiose. Quello che è sbagliato è ritenersi gli unici ad essere nel giusto. In Alto Adige, ad esempio, già il nostro antico vescovo di Bressanone Niccolò Cusano spiegava nel suo De Pace Fidei del 1453 che vi è una sola fede pur nella diversità delle religioni. Si tratta insomma, come sosteneva pure Giovanni XXIII, di saper vedere più ciò che unisce, di ciò che divide. E' una questione di visione di fondo, di paradigma. Se vogliamo polemizzare, troviamo subito qualcuno pronto a reagire. Ma lo troviamo anche se siamo disposti a far convergere le diverse visoni, un po' come nell'immagine dell'arcobaleno dello stesso Panikkar".
Di un pensiero così illuminato abbiamo fatto tesoro?
"Direi che il paradigma e l'esempio lanciato da Raimund Panikkar siano stati provvidenziali e molto ascoltati" commenta Paul Renner.
"Magari non sempre avviene tra i sommi capi delle varie religioni, ma studiosi ed anche persone semplici gli sono grate di aver evidenziato questa dimensione di interiorità che deve sussistere nel rapporto tra le diverse religioni. Oggi giorno in tanti sono ormai convinti che una religione senza una autentica dimensione spirituale, non si può reggere e non persegue il bene dei singoli e della comunità umana. Anche Hans Küng si è probabilmente ispirato a lui nel suo ‘Progetto per un'etica mondiale' dove postula che non potrà esservi pace tra le nazioni senza una previa pace tra le religioni. Ma ricordo che oggi non siamo nell'epoca del raccolto - che sarà alla fin dei tempi - ma della semina".
(a cura di Corona Perer)