Enrico Fuochi, ironia in fotografia
(Trento, 6 maggio 2012) - Un uomo in mutande del nostro tempo che si confronta con la nuda classicità del David di Donatello (uscendone sconfitto), un bancario in mutande ma connesso in wireless in una location di degrado urbano, un omone in mutande con la maschera sulla nuca, un altro che corre e salta (rigorosamente in mutande) nello scenario di un cantiere ad alta innovazione come quello del prossimo Muse.
E' surreale la fotografia di Enrico Fuochi scelto da Luca Chistè per avviare la programmazione 2012 di Photoforma. "Tempus mutandis" è esposta allo Spazio Espositivo Pretto (P.zza San Benedetto) da ieri 5 maggio 2012.
"Ho creato queste immagini con la consapevolezza che l'ilarità, colta a primo acchito, può lasciar posto ad un pensiero" ha spiegato l'autore delle immagini che ha al suo attivo numerosi progetti di ricerca (va ricordato al riguardo l'importante lavoro sul tema dell'immigrazione e del razzismo del 2010).
Enrico Fuochi sente l'esigenza di fornire una chiave di lettura, dimostrando in questo senso non solo il profondo rispetto per chi guarda (al cui occhio viene offerta una prima visione della realtà, ma solo come argomento di discussione) e al tempo stesso il dovere di fornire con il proprio lavoro un'occasione di confronto.
"Tempus Mutandis" è alla fine un gioco di parole ambiguo che rende però l'intero progetto frizzante come un fresco flut di prosecco, perchè il vero contenuto al di là dei giochi compositivi e dei contrasti, porta i soggetti ad essere spogliati della loro vanità e del potere e allo stesso tempo ad essere sospinti nel contesto in cui muovono, sia esso un cantiere, un uliveto, una stanza colma di disperazione, un quartiere o una periferia urbana.
Nel presentare il fotografo, Luca Chistè ha sottolineato il valore della ricerca condotta da Enrico Fuochi che per l'occasione ha lavorato per la prima volta solo in digitale, abbandonando la tradizionale dotazione del professionista. E questo per una precisa scelta: l'immediatezza. Lo si coglie nella caduta improvvisa nel lago di un uomo in mutande.
"Privando la persona della sua dignità" spiega Fuochi "ho messo a nudo la sua finitezza nell'alterità delle cose da lui create, cose che con il tempo mutano e vengono restituite al mondo naturale, mostrando l'originaria accidentalità dell'uomo".
"Un'immagine deve avere una sua anima ed una sua connaturata istintività capace di auto-tradursi in pensiero" scriveva Chistè nella presentazione dello show-room di fotografia Photoforma. Con Enrico Fuochi l'obiettivo programmatico si fa - in piena coerenza - più che compiuto.
Il programma di Photoforma proseguirà a giugno con Margherita Vitagliano, fotografa di Avellino, che ha firmato molte opere presenti su Giornale SENTIRE. (C.Perer)
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