Giappone, Bruxelles, Milano e la partecipazione a Biennale Italia. Ma Matteo Boato ha un qualcosa di stabile: il concetto di casa

immagine

LE CASE DANZANTI di Matteo Boato

Fino al 13 maggio 2012, presso la Biblioteca civica
"G. Tartarotti" di Rovereto

immagine

Matteo Boato in Giappone davanti al dittico Venice-Odawara

 

immagine


immagine



Matteo Boato è nato a Trento il 6 ottobre 1971. Si diploma nel 1992 in chitarra classica e insegna lo strumento dal 1987 al 1997 in alcune scuole musicali regionali. Nel 1997 si laurea in ingegneria civile. Nel 1998 consegue il "diploma di igiene e medicina ambientale applicato all'architettura bioecologica" (HSA di Torino).
Ha scelto la via della pittura.

immagine

Odawara Castle, 2011 - Japan

Matteo Boato "Le case danzanti"

di Corona Perer

L'arte di Matteo Boato è silenziosa: va avanti senza fragori ma con importanti tappe internazionali.  Dopo Minamiashigara e Odawara, due località che in Giappone hanno ospitato i suoi lavori in ben tre esposizioni, una delle quali come evento inaugurale della nuova galleria Seikantei (una casa storica della città di Odawara che per la prima volta ha aperto i battenti ad una esposizione), e dopo la personale allestita a Bruxelles, Matteo Boato è a Milano con le sue case alla Galleria Lazzaro by Corsi (via Cenisio, 50).

Il tema del "dove si svolge la vita" è costante nelle opere pittoriche di Matteo Boato. Che dipinga Venezia, Milano, Pisa, Firenze, Vicenza o Trento, il tema di fondo è l'Uomo e il suo vivere. "...Sulla soglia tra l'onirico e il ricordo del reale" come ha avuto modo di scrivere il critico d'arte Elena Saccardo.

"Io intendo la piazza come luogo dove chiunque passi lascia un frammento di vita uno sguardo, un pensiero. Come luogo dove passato e presente si sovrappongono. Infatti chi vi passa, chi vi accede credo in qualche modo assorba, colga un vissuto altrui e lasci a sua volta qualcosa" afferma l'artista.

La piazza è per Boato un contenitore di umani umori, è il cuore visibile della città. "Questi lavori, tra disegno e pittura, attraverso l'uso di grafite e colore ad olio materico e tridimensionale, indagano l'umano vivere e la necessità di comunicazione, attenzione, verso gli uomini e verso gli altri esseri viventi. la piazza simboleggia il mondo fisico, reale, la terra dove siamo ed esistiamo. Le persone sono l'umanità tutta".

Boato è artista anomalo: sa di ingegneria, architettura, medicina ambientale e musica, ma ha scelto di fare il pittore. Il 2011 è stato un anno importante per lui: non solo le mostre in Giappone, ha anche compiuto i 40 anni e il cammino ha assunto passi decisi,  quelli della maturità artistica. Lo abbiamo incontrato.


Quando è iniziato il tuo lavoro?
Il mio lavoro pittorico nasce nel 1999 e prende forma attraverso una ricerca su nuclei urbani antichi dando vita a serie di opere titolate "Le Case danzanti", "Cielo di Tetti", "La Piazza".

Perchè dipinge soprattutto case?
La casa e la piazza come fondamento della socialità, ambiente intimo e allo stesso tempo aperto al dialogo e al confronto sono il fulcro concettuale di molti olii su tela che toccano vari centri italiani più e meno noti.

L'intento di questo percorso?
Scoprire l'anima della città, indagando case, facciate, porte e finestre che si affacciano sul loro cuore medioevale. Impregnati degli umani umori, questi edifici conservano impresse nella loro materia costruttiva le storie delle persone che le hanno abitate e il senso del loro agire.

Un richiamo verso le nostre radici?
Certamente, verso un mondo fragilissimo in continuo pericolo di scomparsa. Sono case in cammino, che vorrebbero volare, danzare la loro storia; aggrappate alla roccia e al tempo, come tessere di un raffinato mosaico.

Queste case sono evolute nel tempo?
Gli ultimi lavori di questa serie hanno perso progressivamente le tonalità accese per avvicinarsi sensibilmente al bianco e nero. Attraverso l'uso di grafite e colore ad olio materico e tridimensionale, indagano l'uomo, il suo vivere, la necessità di comunicazione.

Cosa è rimasto anche della tua recente esperienza giapponese?
Alla luce dei fatti, ho avuto modo di rafforzare e avvalorare il mio modo di lavorare: ho semplicemente trovato conferma e convinzione nei concetti che stanno alla base del mio fare pittorico. Ho lasciato in Giappone 10 lavori di grandi dimensioni ad olio e grafite su tela e carta giapponese che ora rimarranno in galleria Sudoh per tutto il 2012 e ho avuto l'impressione di aver dipinto opere che incuriosivano molto il pubblico e la critica.

Senti che la tua arte ne ha subito una fruttuosa contaminazione?
In un certo senso sì. Tecnicamente sono lavori a metà tra il disegno e la pittura decisamente materica, tra la precisione grafica e l'immediatezza gestuale, tra l'istintualitá "espressionista" e l'interiorizzazione. Forse una commistione tra gusto estetico europeo,occidentale e quello orientale.

E dal punto di vista tematico su cosa hai lavorato?
Sul concetto di piazza cambiando punto di vista e stravolgendo o inventando la prospettiva. La piazza di Odawara Castle e Piazza S. Marco a Venezia. Piazza come luogo dove chiunque passi lascia un frammento di vita uno sguardo, un pensiero. Come luogo dove passato e presente si sovrappongono.

La cosa più bella che ti è successa in Giappone?

Lo studio per lavorare che mi è stato riservato era nel castello di Odawara, il luogo più caratteristico della città e sito in posizione dominante rispetto al resto dell'insediamento urbano, un grande privilegio.

Cosa hai artisticamente respirato in terra nipponica?

Le esperienze all'estero trovo siano sempre arricchenti, a maggior ragione se l'ambiente nel quale ci si immerge è fortemente internazionale, come è stato il mio caso. In questo breve periodo ho avuto modo di comunicare continuamente in quattro lingue e questo per me è di per sé un regalo impagabile. Il periodo lavorativo in Giappone è stato molto interessante innanzi a tutto per ciò che ho avuto modo di conoscere e toccare della cultura locale.

Che atmosfera hai trovato?
L'accoglienza e l'ospitalità, che la galleria e l'organizzazione mi hanno riservato, è stata al di sopra di qualsiasi rosea aspettativa, permettendomi di fare esperienze intensamente legate alle vecchie e radicate tradizioni giapponesi sia in campo artistico, che musicale, che teatrale, che culinario.

Artisticamente e operativamente quale lavoro hai dovuto compiere su te stesso trovandoti davanti ad una tradizione millenaria come quella giapponese?
Io tendo a realizzare istintivamente un lavoro che nasce dal mio intimo sentire, dal mio stomaco e si sviluppa attraverso tecnica e processi interpretativi che ne interpretano e concretizzano il risultato. Dal punto di vista strettamente lavorativo, posso dire di essermi trovato di fronte ad opere sia appartenenti alla arte antica che all'arte contemporanea frutto di processi creativi fortemente differenti dal mio.

Cosa ti ha maggiormente stupito degli artisti locali?
La meticolosità esecutiva e la ricerca di estrema precisione sono  caratteristiche che ho riscontrato nelle opere che ho avuto modo di conoscere a Odawara come a Tokyo. Mi è parso di cogliere un rapporto diverso tra artista e opera d'arte: è spesso la seconda che in qualche modo domina suggerendo all'autore come muoversi, lo stimola e lo conduce nel suo agire: l'autore si percepisce come un mezzo e non il fautore.

Ma come è nata la tua esperienza giapponese?
Avevo partecipato alla selezione suggeritami da un amico artista giapponese, Matsuyama, che la galleria Sudoh di Odawara City (a sud di Tokyo) aveva aperto prima dell'estate. Il risultato fu un invito a lavorare per due settimane in Giappone e successivamente a partecipare a tre occasioni espositive internazionali: quella di apertura in una antica casa-museo ospitante per la prima volta una mostra d'arte contemporanea; la seconda in una sala spazio espositivo pubblico di rappresentanza in Minamiashigara; la terza alla galleria Sudoh.

Trento, maggio 2012

LEGGI
> Cartolina dal Giappone: Matteo Boato fotografo
> Matteo Boato: la scelta della pittura
> Tra terra e acqua di Antonella Iannò

Visita gli archivi di Arte e Cultura

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata