Opere dalle collezioni del Mart a Cappella Vantini

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il "Contributo dell'operaio all'esercito combattente"
di Luigi Bonazza (Arco, 1877 - Trento, 1965)

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i cartoni preparatori non sono mai stati esposti

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Ricevimento di tre cardinali in Palazzo a Prato all'epoca del Concilio

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Luigi Bonazza a cappella Vantini

di Corona Perer

Trento 2 dicembre 2011 - A volte si tende ad esaltare la decadenza dei tempi, quasi sempre con buone motivazioni. Tuttavia si può gioire - almeno in campo artistico - di un aspetto: l'arte si presta sempre meno alla propaganda di regime.

A proporre la constatazione è un dipinto esposto in questi giorni nella piccola e raccolta Cappella Vantini di Trento ovvero il Contributo dell'operaio all'esercito combattente, realizzato da Luigi Bonazza tra il 1914 e il 1915, preziosa testimonianza del legame dell'artista con lo stile secessionista e il gusto decorativo viennese.

Il dipinto doveva partecipare ad un concorso nazionale di propaganda bellica. L'opera venne lodata, ma non gli venne assegnato il premio. La motivazione di tale rifiuto? "Aver vissuto per troppo tempo all'estero". Bonazza infatti aveva respirato a pieni polmoni l'atmosfera viennese.


L'opera contiene una forte valenza trionfalistica. Nel clima della prima guerra mondiale, l'artista raffigura in primo piano i combattenti nell'atto di sorreggere con forza la canna di un cannone, sormontato da una giovane donna alata, che simboleggia la Vittoria.

Sullo sfondo i soldati sono armati di lance e in parte coperti dal tricolore. Le imponenti masse sono caratterizzate dalla resa scultorea dei muscoli e dalla predominanza cromatica del blu (il nudo virile, ripreso di spalle, si ritrova spesso nelle opere di Bonazza). Bene; questo oggi non sarebbe più possibile, a meno di trovarsi in un regime totalitario dove la propaganda è funzionale al regime.

E' una delle prime spontanee riflessioni che la piccola mostra-omaggio di Cappella Vantini muove. Dopo il successo dell'esposizione delle opere di Tullio Garbari, "Omaggio a Luigi Bonazza. Opere dalle collezioni del Mart a cappella Vantini", viene dalla collaborazione tra il Comune di Trento e il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e racconta un pezzo di storia della pittura trentina del Novecento. La mostra è curata da Margherita de Pilati.

uigi Bonazza, esponente dei secessionisti di impronta viennese, visse nella capitale austriaca dove avvenne gran parte della sua produzione artestica. Sono esposti quattro cartoni preparatori dell'affresco dal titolo Ricevimento di tre cardinali in Palazzo a Prato all'epoca del Concilio, realizzato da Bonazza nel 1934 sulla parete esterna di un frammento dell'antico Palazzo a Prato, in via Calepina, convertito proprio quell'anno a Palazzo delle Poste dall'architetto Angiolo Mazzoni. L'affresco andò a decorare una delle più significative testimonianze architettoniche di Trento di inizi Novecento.

I cartoni sono stati esposti raramente e rappresentano un passaggio centrale nella creazione dell'affresco, strumenti di lavoro testimonianza della particolare cura e attenzione del pittore per realizzare il lavoro di via Calepina.

Ricostruendo l'episodio, veramente accaduto nel 1545 durante il Concilio, Bonazza rappresenta i personaggi in processione che giungono fino alla loggia dell'ex Palazzo a Prato dove si svolge la scena dell'incontro tra i cardinali e la città.

Luigi Bonazza era nato ad Arco nel 1877. Trasferitosi a Rovereto, dal 1890 al 1893 frequentò la Scuola Reale Elisabettina e nel 1897 si iscrisse alla Kunstgewerbeschule di Vienna. Per mantenersi collaborava a riviste, eseguendo le prime opere su commissione. Suo uno tra i primi manifesti pubblicitari "Italiani visitate il Trentino".

Nel 1905, l'acquisto da parte di un'arciduchessa austriaca di una piccola acquaforte esposta alla Küntslerhaus di Vienna, richiama su di lui l'attenzione della critica. Le riviste tedesche cominciano a pubblicare le sue incisioni ispirate alla mitologia classica, dove l'elaborazione compositiva ha un raffinato gusto erotico che nel 1906, lo porta all'Esposizione Internazionale di Milano con il grande trittico La leggenda di Orfeo.

Reintrato a Trento si dedicherà sempre più intensamente alla pittura da cavalletto e al tema del paesaggio attraverso uno stile postimpressionista ed elaborando un suo personale divisionismo. Muore a Trento il 4 novembre 1965.

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Approfondimenti (a cura Ufficio Stampa Comune di Trento):
Il ricevimento di tre cardinali in palazzo a Prato all'epoca del Concilio.

Nel 1933, Luigi Bonazza realizza i cartoni preparatori per l'affresco Ricevimento di tre cardinali in palazzo a Prato all'epoca del Concilio. L'opera viene dipinta l'anno successivo sulla parete esterna di un frammento dell'antico palazzo a Prato, in via Calepina, convertito proprio quell'anno a Palazzo delle Poste dall'architetto Angiolo Mazzoni.

L'affresco, nel quale lavora per campiture piatte di colore, in linea con lo stile Decò, rappresenta la processione avvenuta in occasione del Concilio di Trento nel 1545, che si snoda dalla piazza retrostante fino al centro della composizione, dove si trova il crocifisso. Una moltitudine di persone convergono verso la loggia, sulla destra dell'affresco, dove prende vita la scena principale della raffigurazione: l'incontro tra i cardinali e la città.

Sono riconoscibili i tre cardinali della città, due seduti ed uno in piedi, vestiti di rosso con il tipico copricapo liturgico. La loggia, la piazza e la città sono rappresentate simultaneamente ed evocano l'atmosfera cittadina durante il Concilio.

La scena si svolge proprio nella loggia dell'ex Palazzo a Prato, come appariva al tempo, il cui prospetto figura anche tra le architetture sullo sfondo, dove si riconoscono, tra gli altri, il Castello del Buonconsiglio, il Duomo col complesso di Palazzo Pretorio, il campanile del Castelletto e la Torre Civica, emblemi del potere temporale e spirituale. Oltre agli edifici sono riconoscibili le cime del monte Cimirlo e del Dosso d'Abramo.

Per la realizzazione delle fisionomie dei diversi personaggi presenti nell'affresco, l'artista si è servito di antichi ritratti di famiglia oltre che dei volti di alcuni amici, tra cui il giovane Barone a Prato, ultimo discendente della casata.

Realizzati in tempera su cartone, i quatto pannelli rispettano le dimensioni finali dell'opera. Oltre a costituire un passaggio centrale nella creazione dell'affresco, testimoniano lo studio e l'attenzione posta da Luigi Bonazza per la sua esecuzione presso Palazzo delle Poste a Trento. Si trattava inizialmente di un unico cartone, che per praticità è stato diviso in parti, le cui dimensioni corrispondevano alla porzione di affresco che egli riteneva di poter realizzare in una giornata di lavoro.

I cartoni presentano quatto dettagli della processione. Nel primo appaiono i cardinali porporati in processione dalla città al luogo principale della cerimonia. Al loro fianco un prelato vestito di bianco, la cui mano compare nel secondo cartone mentre regge un libello al seguito dei tre vescovi. Qui è ritratto anche un servo che sorregge l'estremità del crocifisso. Nel terzo domina in primo piano la figura di un cavaliere nella sua armatura che sorveglia la cerimonia.

Alle sue spalle si intravedono un damerino recante un'offerta e uno dei cardinali in conversazione con un cortigiano e una dama. Chiude la sequenza la scena principale dell'affresco, che si svolge sotto la loggia: in primo piano riconosciamo i due cardinali seduti circondati da nobili e cortigiani, intenti a vivere con le proprie mimiche e gestualità, il momento saliente dell'incontro.

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