Margherita Pavesi Mazzoni, l'ultima intervista - di Corona Perer
(dicembre 2009)Lei ha ricevuto in mano un talento: l'arte. Cosa ha desiderato farne?
Il mio spirito sogna di poter mandare dei messaggi, qualcosa di buono a questo mondo ferito. Qualcosa di esistenziale. Vorrei che si tornasse a pensare all'amore di Cristo, non ad una religiosità dogmatica e istituzionale, ma ad un messaggio vero e incarnato. Ci resta il più grande insegnamento della storia: amatevi l'un l'altro come io vi ho amato e invece ci stiamo scannando. Come uomini non abbiamo però capito niente. Come possiamo dirci cristiani se non riusciamo ad amarci l'un l'altro? Cristo ci disse: "così li riconosceranno da come si amano".
Lei dà molta attenzione alla formulazione dei titoli, che a volte sono mini-racconti: è paura di essere fraintesa?
Le mie opere hanno dei titoli lunghi perchè ogni parola ha un suo compito preciso: quello di ridare dignità alla parola, oggi così banalizzata. Ma niente è cerebrale in ciò che compio, non c'è niente di costruito in quel che faccio come artista, niente di celebrativo: c'è semmai un pensiero semplice e umile che vuole farsi idea. C'è anche una grande tribolazione perché queste opere mi coinvolgono tutta. E' la mia dimensione fisica ad essere coinvolta nel lavoro e la mia concentrazione è totale.
La funzione delle tele in questa mostra quale è?
La serie dei quadri vuole essere una introduzione alla tenerezza coniugale che nella natività arriva al suo apice. Io vedo nel presepe la prima aurora del santo bambino e nell'incontro delle due madri (Maria ed Elisabetta) lo sbocciare non di una fiamma, ma di cuori ardenti.
Nel presepe c'è anche la dignità vegetale e animale...
Sì c'è la palma e l'asinello che conduce la sacra famiglia in Egitto. C'è la fatica dell'animale e la fatica d'uomo Giuseppe, figura che nella storia viene chiamata a comprendere. Io lo rappresento con la barba scura perché non lo sento vecchio. E' una figura molto accogliente e piena di fiducia. La sua fatica è amorevole e la sua lezione ci induce a tenere alta la vela del nostro sogno. In questo momento di totale imbarbarimento teniamo alto il sogno! Ci servono orizzonti infiniti luminosi.
Se le fosse chiesto di parlare del tuo percorso di donna - artista come lo presenterebbe?
Come un itinerario, che ha per titolo "L'anima fanciulla nella foresta delle Metamorfosi".
Certi artisti non amano dire la propria opera. Lei invece no. Lo sente un dovere?
Certo, è un dovere. Io sono abituata a "raccontare" le mie opere, percorrendole. Parlare dell'atto creativo nel suo gioioso struggimento è cosa complessa, poiché l'atto creativo è un'esperienza intima e solitaria. È ripercorrere tutta una vita nelle sue metamorfosi. Riaffiorano ricordi, velati adombrati lumeggiati.
Quando Margherita avvertì qualcosa di superiore?
La Bellezza mi ha sedotto fin dalla prima infanzia. Intendo dire il bello che, risplendendo, incanta e feconda il Vero.
Come è stata Margherita adolescente?
Inquieta e trasognata. Fluivo nel vortice delle contraddizioni, ma le opposizioni sono sempre necessarie. Il mio più intimo sogno era di poter esprimere la poesia delle cose con forme e colori, l'entusiasmo le emozioni i palpiti.
Dove avvenne la meraviglia che cambia?
Nel silenzio del chiostro, fra gigli incensi e il passo lieve delle carmelitane, fra eremi cripte e liturgie. Lì ho avvertito il senso del numinoso. Del sublime. Qualcosa che mi commuoveva, coinvolgeva, impietriva. Già sui banchi di scuola s'impara a soffrire nell'apprendere la storia e la difficoltà immane dei rapporti umani. Storia di tragedie barbarie, tribolazioni. Storia di màrtiri e martìrii. Ho stillato lacrime su me stessa, su ogni croce che incontravo, sulla croce che redime. Malgrado la gioia di vivere, il cumpathos non ti lascia mai. Sei lago, fiume, oceano, con la tua fragile vela sull'onda.
Se fosse un animale come rappresenterebbe quella stagione?
Fu la stagione del cavallo selvaggio, anelante di spazi immensi, di gaia e primitiva libertà. Di sconfitta in sconfitta ho dovuto forgiarmi il morso, tessere fibre per redini e staffe. Ma gli antenati mi avevano donato un polline di colore, un pugnello3 di follia e una conchiglia per ascoltare il mare. Così sentii urgere l'impulso a dipanare i grandi quesiti che dai tempi remoti turbano le generazioni. Ero una pellegrina fra dirupi e burroni ma con lo sguardo rivolto a cieli azzurri e all'arcobaleno.
Arrivare ad una sintesi estetica non deve essere stato facile...
Non fu certo cosa facile fare simmetria fra ragione e immaginazione, fantasia e intuizione. Ero zolla di argilla e geoda dai mille bagliori. Difficile essere insieme amorevole sposa, tenera saggia mamma, nonna e...artista.
Parliamo un po' della formazione artistica.
Ah, anni lontani! Fu il tempo esaltante dell'apprendistato. Come neofita si sorride alla vita e la vita...ti sorride. Ricordo lo studio, le prove e le copie dei maestri che cercavo nei libri nei musei, nelle cattedrali. Li riconoscevo. M'appassionavo. Me ne innamoravo. Pulsa ancora il cuore per l'incontro con l'arte primitiva nella sua rude e pur innocente freschezza. Per l'arte assiro babilonese arcaica, severa. L'arte dell'estremo oriente così raffinata, profumata di mistero. Per l'arte mistica, iniziatica e ieratica. Per l'arte espressionista, nella sua drammaticità profetica...
Poi cosa succede?
Poi capisci che al tempo estetico deve seguire il tempo etico.
Sì. Istante dopo istante vivevo la gestazione, il travaglio del parto di me stessa e nonostante la mia esigua misura intuivo l'appartenenza alla grande famiglia dell'Arte. Di catarsi in catarsi.
Margherita donna e artista come si è sentita nel non facile mondo dell'arte?
Talvolta come donna-artista sono stata amabilmente incoraggiata, apprezzata. Altre volte corteggiata, umiliata ed esclusa. Tutte prove significative per la crescita e per l'evoluzione della coscienza. Da donna adulta, magari indossando la maschera di baldanza per simulare timidezze e incertezze, ho approfondito studi, incontri e ricerche per andare verso me stessa ed evidenziare la mia identità.
Come vede il cammino umano, lei che ha dovuto percorrere così tanti sentieri?
Siamo tutti pellegrini erranti. In periodi particolarmente gravi mi è sembrato di vivere sulla mia pelle le pagine bibliche. Stagioni dopo stagioni fra cadute a piombo e conquiste ritrovi il cammino. Il tempo fluisce e noi nel tempo.
Cosa direbbe delle metamorfosi di Margherita?
Tempo, fuoco, acqua e vento come pietre scolpiscono, modellano. Ma il codice.... è nel cuore di Dio. Ho osservato il mistero del vivere e dell'essere, in continua sfida con me stessa per poter vivere situazioni, sentimenti creatività al vertice umano. Anche la storia di un'artista è storia di una persona. La storia di ogni persona è storia d'anima. Tavolozze, forme tematiche che sono specchio di ideali: utopie, gioie e sofferenze. E quando il cuore geme, grida: ti struggi, ti sfuggi. Ti ritrovi e ti tradisci. Ricordo ribellioni, reazioni aggressive, anche. Ma nella celletta del cuore è restata quella limpida aspirazione di bene e perfezione spirituale.
Quando sai che l'arte è la tua unica possibilità, la tua vera vocazione, sei una funambola fra monoliti. Sospesi nel vuoto.
Il maestro e Margherita: per lei fu un monaco, vero?
Sì in un'ora irripetibile il monaco santo mi disse: odi il vento? E' un'Entità angelica. Lo compresi non con la mente, ma sulle corde sottili dell'anima. E vibrai. Non guardai più i colori, ma li contemplai. Li contemplo e li custodisco anche oggi. Anzi dovrei dire che loro, energia di Entità superiori, mi custodiscono.
Cosa sono i colori per Margherita?
I colori hanno lievi ali, un loro timbro acustico squisitamente silenzioso. A lievi mani li solfeggi e li armonizzi. Orchestra invisibile per la tua sinfonia.
L'incontro con il Monaco Santo fu come una sorgente...
Una limpida sorgente! Dove potevo riflettere la mia immagine. Perciò osai guardare. Con risoluta introspezione scandagliai fino alle mie più sotterranee paludi. Fino allo stagno. Con lucida onestà m'interrogavo chiedendomi: saprai mai decantare il tuo ego e quel tuo ereditario senso elitario? Sono aspetti connaturati negli umani, spesso esaltati negli artisti. Perciò... quante piaghe e doloranti ferite, sarchiando e scandagliando.
Cosa provò Margherita, liberata dall'arte?
Una esuberanza gioiosa ed una energia ardente. Il ricercatore non si attarda: prosegue. Diventi aspirazione vivente. Dalla coscienza del dolore alla com-passione, dal trasalimento di stupore alla gioia creativa. Tutto era sentimento, più che sentimento. Tutto era coscienza. Più che coscienza.
Nel silenzio Margherita scopre un "tu devi". Tu devi... cosa?
La voce che si fece udire e riudire, si fece presente con "il tu devi". Tu devi celebrare quel fuoco che accende, che forgia per realizzare e divenire quello che sai di dover essere. Seppi di essere adeguata al romitorio, più che al cenobio, per meglio raccogliermi nella mia creatività in solitudine silente.
il senso di un ‘agire da artista' è stato subito chiaro?
In passato mi chiedevo chi sono io, anonima insignificante artista, per proporre arte come messaggio sociale spirituale. Per provocare sperando di destare. Una notte venne la risposta con l'intuizione dell'onda d'oro. Manifestazione dello Spirito. Mi sentii ancor più piccola. Piccola come una formica e una ranetta. Ma... la piccola rana vide un'aurora sul mare e udì l'usignolo cantare. Vide le pleiadi in cielo, poi, nello stagno si vide com'era. Ammutolita, raccolse le ultime forze per pensare: se in un istante benedetto potessi compiere un atto d'amore perfetto, forse anch'io fibrillando, potrei librarmi e come un'aquila volare.... Metamorfosi dopo metamorfosi, arrivò il tempo della sintesi.
Cosa è la materia per Margherita Pavesi Mazzoni?
La materia è duttile, nobile. La trasformi con pazienza carezzevole, altre volte con frenesia gestuale, con forti mani da operaia. Provi, crei e distruggi per ricreare, apprendere, imparare. Il cuore vibra per un sorriso, una carezza, per una farfalla sulla rosa, per la rugiada sopra una pietruzza nera, per la neve. Ah! La neve...E' lo stato meditativo-creativo.
Stare in intimità con la tua anima. Sul cavalletto, in solenne attesa, si susseguono anno dopo anno, tele carte cartoni per la celebrazione di un frammento di Bellezza. Evento che vivo come un rito che m'appartiene. E' come il fiore finalmente nel suo giardino. Ti avvicini all'Idea pura, che vuol essere manifestata. Nel suo sbocciare benedici invocando benedizione. Tutto è pronto per l'accadimento e se la Grazia ci sfiora accade che il tuo piccolo frammento, il tuo capo-lavoro, si compie.
Le mostre e le soddisfazioni: tante. Oggi sono anche grandi fatiche, come si sente Margherita dentro questi eventi?
Itinerari luoghi e incontri sono stati tanti. L'arte è più che comunicazione, è affinità elettiva. E quale sentimento di gratitudine per chi dedica una briciola di attenta partecipazione all'opera del tuo cuore e delle tue mani! Un'esposizione è anche spettacolo teatrale. Tu sei autore scenografo regista. E osservatore che dai suoi personaggi è osservato. Realtà che escono dall'ombra, dall'apparente immobilità.
Margherita e le sue creature: come le definirebbe?
Sono maschere tragiche ma con brio. Hanno qualcosa da narrare. Interpretano, mimano tipologie umane fra paradosso e verità. S'inoltrano nel torbido inconscio fino agli archetipi. Percorrono le tue mappe: sognate, trovate, smarrite, ritrovate.
Le percezioni che diventano atto creativo sono anche qualcosa di molto misterioso...
Certo, in quei momenti comprendi che sono messaggi occulti, posti in evidenza. Li interpreti, ne traduci i significati per la contemporaneità. Goethe disse: Tutto ciò che al mondo è visibile non è che simbolo delle Realtà invisibili. E così riprendi a decifrare segni e simboli rivestiti di sacralità, ne crei e ne inventi nuovi. Crei geografie allusive, paesaggi interiori.
Che tempo vive oggi Margherita?
Tempo di solitudine silente. Tempo quieto della vecchiaia. Ho liberata dal fragore la mente, vivo rinnovando energie e ideali in uno stato più cosciente. Forse sono come un seminatore, con un pugnello di semi ma pronti per zolle arate. Magari si diventa solo portatori d'una sola scintilla, ma anelante a rischiarare l'oscurità. Ti senti strumento, pronto a donare quanto ti è stato donato come privilegio. L'Arte è elettiva.
Oggi la voce del "tu devi" cosa sussurra?
La cara voce sussurra: "sii semplice". Ripete: "sii semplice, sii semplice". Mai come ora ne sento tutta la responsabilità. Mai come ora, fortissimamente, ne voglio diventare degna.
Un pensiero per il domani...
A Te verrò o Spirito con il mio fuoco e le mie ceneri con le mie radici amare e il nettare dei miei fiori.
DICEMBRE 2009 di Corona Perer
intervista è stata pubblicata nei Corti di SENTIRE nr. 5