Pensieri di un monaco del Terzo Millennio

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Il Monastero di Mar Musa

 

a VERONA, il 13 gennaio 2012, presso il Teatro Stimmate verrà presentato al pubblico il libro di P.Paolo Dall'Oglio, "La sete di Ismaele" durante un incontro organizzato dal gruppo "Le2Facce",  nato dall'esperienza di Deir Mar Musa nel dialogo islamo-cristiano

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Ordinato sacerdote nel 1984 a Damasco nel rito siriaco (appartiene alla Provincia dei gesuiti del Vicino Oriente), Paolo Dall'Oglio vive nel monastero di San Mosè l'Abissino - Mar Musa el Habashi -  in pieno deserto su una parete di roccia, nei pressi della cittadina di Nebek, un'ottantina di chilometri a nord di Damasco. Sorto nel VI secolo e abbandonato nella seconda metà del Settecento, esposto all'incuria e destinato per quasi due secoli a una lenta distruzione, questo complesso è rinato grazie al gesuita romano Paolo Dall'Oglio, classe 1954, ex contestatore e militante di sinistra, laureato a Napoli in lingua araba e in teologia alla Gregoriana con una tesi su La speranza nell'Islam. La vicenda di questo monaco, è stata raccolta dalla giornalista francese Guyonne de Montjou nel libro "Mar Musa. Un monastero, un uomo, un deserto" (Edizioni Paoline 2008). Ora esce per i tipi di Gabrielli Editori "La sete di Ismaele".

Paolo Dall'Oglio, "La sete di Ismaele"

di Corona Perer

E' pensando alle lacrime degli esclusi e alla loro sofferenza che padre Paolo Dall'Oglio iniziò a scrivere da giornalista. Primo fra tutti gli esclusi fu Ismaele, il figlio rinnegato, quello che Abramo ebbe dalla schiava Agar condannata dalle gelosie di Sara a fuggire nel deserto. Moglie e figlio ripudiati sono un tabù nella storia del padre comune e condiviso tra Ebrei, Cristiani e Musulmani. Che sete avrà avuto Ismaele, il primogenito e primo dei rifiutati della storia delle religioni nonché capostipite del ramo degli Ismaeliti? Ne deve avere avuta tanta.

"La sete di Ismaele" è il titolo dell'ultimo libro dl monaco moderno Paolo Dall'Oglio, fondatore della comunità monastica mista di Deir Mar Musa nel deserto siriano. Il libro è frutto della omonima rubrica mensile tenuta da padre Dall'Oglio sul mensile internazionale dei gesuiti "Popoli", dove la felice penna monastica raccoglie le riflessioni sul dialogo interreligioso e su quella polveriera che è il Medio Oriente. "La sete di Ismaele" è dunque la sete degli esclusi della terra, di quanti piangono e gridano per essere riconosciuti. Di pagina in pagina, in una sorta di "diario", Paolo Dall'Oglio eleva un invito alla Chiesa di riconoscere in questo grido (la sete) un segno della storia della salvezza. Intendiamoci: per Chiesa non si intende il Vaticano, ma la comunità dei credenti.

E' dunque il dialogo islamocristiano il vero protagonista delle 140 pagine dattiloscritte dal monaco - raccolte nel volume pubblicato da Gabrielli Editore - e introdotte da Paolo Rumiz, importante firma di Repubblica. La storia di Paolo Dall'Oglio (nato a Roma nel 1954) è fortemente desertica. Nel 1975 entra nella Compagnia di Gesù e tre lustri dopo (era il 1991) fonda a Deir Mar Musa (Siria) un monastero dentro una rocca che verrà restaurata grazie alla sua tenacia. La pensa come una comunità monastica autonoma, maschile e femminile, dedita all'accoglienza e al dialogo interreligioso. Così è stato.

Oggi il monastero ospita monache e monaci che fanno vita comune, offrono ospitalità a tutti indistintamente, condividendo chiesa, tavola e lavoro senza esclusioni. A partire da quella (così problematica per Santa Romana Chiesa) della relazione tra donna e uomo. Perchè è proprio nel rapporto maschile/femminile che si apprende la grammatica di un dialogo vero da cui può scaturire la serena convivenza tra generi e religioni diverse.

Conoscenza di sé e ascesi hanno fatto di Deir Mar Musa una realtà attiva nel panorama mediorientale che cerca di dimostrare la possibilità concreta di una pacifica convivenza tra cristiani e musulmani. Obiettivo che padre Paolo Dall'Oglio ha concretamente realizzato tant'è che nel 2006 per questa esperienza ha vinto il primo Premio Euro-Mediterraneo per il Dialogo tra le Culture "per aver promosso il rispetto reciproco tra i popoli di diverse religioni e credi" giacché, appunto, nella comunità si trovano uomini e donne di svariati paesi e di differenti fedi, che vivono l'esperienza di condividere la ricchezza delle loro diversità attraverso il dialogo come pratica quotidiana.

La lezione di Paolo Dall'Oglio è semplice e complessa allo stesso tempo: solo coltivando l'incontro, l'accoglienza e al dialogo tra diversità ci possiamo preparare alla vera pratica cristiana, che non esclude né i musulmani né le culture che trovano nel messggio evangelico e in quello coranico il comune comandamento: di amare il prossimo ed essere misericordiosi.

L'esperienza della comunità, imperniata su vita spirituale, lavoro manuale e ospitalità, ha trovato il suo punto di forza nel dialogo con la religione maggioritaria, l'Islam. Il monastero, inserito in un ambiente fondamentalmente arabo, è stato ristrutturato grazie alla cooperazione tra lo Stato italiano e quello siriano, avviata negli anni Ottanta, e al più recente aiuto dell'Unione europea, con il contributo essenziale dei tanti volontari che si sono avvicendati nei campi di lavoro organizzati presso il monastero.

(Trento 27 dicembre 2011)




> Appello per la Siria (tratto da "Democrazia Consensuale")

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