Claudia Marini, Berlino-Olympia e ritorno
(10 febbraio 2011) - Che riprenda stanze vuote o stabilimenti in disuso, le fotografie di Claudia Marini dicono il vuoto essenziale ed esistenziale. Una parte del progetto di ricognizione visiva operata a Elstal, vicino a Berlino, è stata pubblicata sulla rivista Casa Vogue. L'altra parte è arrivata a Trento grazie a Photoforma di Luca Chistè.
Olympia è il suo ultimo progetto e comprende una serie di immagini riprese nei luoghi ove furono ospitati gli atleti che parteciparono alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Con questi scatti che sembrano evocare una scenografia per Bertolt Brecht, riprendono gli incontri con la fotografia d'autore di Phf Photoforma. Dopo la felice selezione che ha portato alla realizzazione di quattro eventi nel 2010, la mostra di Claudia Marini inaugura gli eventi previsti per il 2011, monograficamente dedicati al tema della città, anzi "le città degli uomini".
Luca Chistè, a sua volta fotografo, propone con la sua rassegna quattro prospettive che si confrontano per il racconto espressivo del paesaggio urbano. Un racconto che in Italia ha due grandi maestri (Basilico e Berengo Gardin), ma anche giovani e talentuosi discepoli come appunto la Marini e lo stesso Chistè.
"Olympia" è un titolo suggestivo che offre molteplici piani di lettura. Anzitutto è il nome di una donna tedesca che emerge dal passato grazie ad una fotografia che la ritrae e che la Marini ritaglia, separando la donna dal suo contesto originario.
Ma Olympia è anche il nome dell'antica città greca ubicata lungo il corso del fiume Alfeo, nell'Elide (Peloponneso nord-occidentale), luogo di culto e sede dello svolgimento dei giochi "olimpici", tributati, ogni quattro anni, in onore di Zeus. Olympia, poi, è un film documentario di Leni Riefenstahl, il primo mai girato su un'Olimpiade, per documentare i giochi di Berlino del 1936.
Claudia Marini, fotografa professionista di origini trentine ma residente a Bologna, si è dedicata a questo lavoro per motivi professionali. Un lavoro raffinato attraverso il quale l'autrice riattiva l'identità sociale. Nonostante il vuoto, questi luoghi un tempo furono vissuti ed abitati. Grazie all'uso di personaggi figurati, dislocati sullo sfondo dello spazio espositivo, questi luoghi abbandonati tornano a farsi vivi con un processo di sublimazione. Le stanze sembrano così ritrovare energia, ripopolarsi e tornare a vivere.
"Tagliare le figure umane, togliendole dal loro contesto, e rimescolarle fra di loro è un modo per creare nuove dinamiche relazionali, nuove storie, nuovi significati. Solo in un contesto fantastico, personaggi vissuti in epoche diverse e in luoghi diversi possono incontrarsi" afferma Claudia Marini che gira spesso per i mercatini alla ricerca di "spiragli di vite sconosciute".
"Le incontro per caso, una sull'altra e alla rinfusa, nei mercati delle pulci" racconta "e rimango colpita da uno sguardo, da una posa, una relazione, un abito, una forte curiosità per il prima e per il dopo, quell'attimo fugace fermato dalla pellicola, per l'Oltre quel ritaglio di realtà che è l'inquadratura". Le sue parole richiamano il mistero fotografico di certe immagini-ricordo magari semplici, che però nell'attimo stesso in cui si manifestano diventano di sapore eterno perchè fermano un momento dallo scorrere del tempo, pur non avendo nessuna pretesa di artisticità.
Il risultato di queste operazioni di innesto del passato sul presente è, secondo Chistè, 'dolcissimo'. "I ritagli raccolti dall'autrice in tanti anni di operosa attività, fanno intravvedere un pensiero, tutto brechtiano, volto all'importanza di accudire ed amare le cose che, apparentemente inutili, possono ritornare, grazie alle nostre attenzioni ed al nostro impegno per esse, a farci sorridere, incuriosire e riscaldare l'anima" scrive, presentando l'evento. (C.Perer)