Un criminale e il Male biblico

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Il male può essere anche tragicamente quotidiano
Hannah Arendt lo ha dimostrato nel suo capolavoro

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Hannah Arendt,La banalità del male

"La mia opinione è che il male non è mai 'radicale', ma soltanto estremo, e che non possegga né la profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare tutto il mondo perché cresce in superficie come un fungo. Esso sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua "banalità"... solo il bene ha profondità e può essere integrale" (Hannah Arendt)

Nel 1961 la filosofa tedesca Hannah Arendt seguì le 120 sedute del processo Eichmann come inviata del settimanale New Yorker a Gerusalemme.

Otto Adolf Eichmann (nato nel 1906), era stato responsabile della sezione IV-B-4 (competente sugli affari concernenti gli ebrei) dell'ufficio centrale per la sicurezza del Reich (RSHA), organo nato dalla fusione, voluta da Himmler, del servizio di sicurezza delle SS con la polizia di sicurezza dello stato, inclusa la polizia segreta o Gestapo. Processato da un tribunale israeliano, nella sua difesa tenne a precisare che, in fondo, si era occupato "soltanto di trasporti".

Fu condannato a morte mediante impiccagione e la sentenza fu eseguita il 31 maggio del 1962. Il resoconto di quel processo e le considerazioni che lo concludevano furono pubblicate sulla rivista e poi riunite nel1963 nel libro "La banalità del male" (Eichmann a Gerusalemme).

La percezione della Arendt nei confronti di Eichmann sembra essere quella di un uomo comune, caratterizzato dalla sua superficialità e mediocrità che la lasciano stupita nel considerare il male da lui commesso da lui e che è consistito nell'organizzare la deportazione di milioni di ebrei nei campi di concentramento.

Ciò che la Arendt scorgeva in Eichmann non era neppure stupidità ma qualcosa di completamente negativo: l'incapacità di pensare. Dietro la "terribile normalità" della massa burocratica, che era capace di commettere le più grandi atrocità che il mondo avesse mai visto, la Arendt rintraccia la questione della "banalità del male". La banalità del male che appare attraverso Eichmann rende evidente come il fenomeno del male può mostrare la sua faccia.



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