Pagine di Storia - La tragedia di Terezin
di Guglielmo Vasto
Un progetto pittorico "Voci dal Ghetto" per raccontare una tragedia e una colossale farsa: quella del campo di Terezin dove, durante la seconda guerra mondiale, la Gestapo ammassò in un campo di concentramento i musicisti ebrei chiedendo loro di inscenare una gigantesca bugia davanti al mondo tesa a dimostrare che il regime nazista non stava facendo nulla di male.
Michele Riccomini ha realizzato delle tele liberamente ispirate alle struggenti poesie ritrovate dei bambini di Terezìn. Il progetto è nato parallelamente alla realizzazione del cd musicale Musica e Regime, prodotto in occasione della Giornata della Memoria 2011, con il contributo della Regione Toscana. Realizzato da Stefano Zanobini ed Andrea Landi il cd musicale presenta musiche di compositori ebrei e non solo che hanno subito la repressione Nazista.
Le due iniziative di Voci dal Ghetto sono state presentate al Teatro dell'Affratellamento di Ricorboli a Firenze.
La Gestapo utilizzò la città cecoslovacca di Terezin, più conosciuta con il nome tedesco di Theresienstadt, come campo di concentramento per 144.000 ebrei, dei quali 33.000 morirono, la maggior parte dei quali a causa delle inumane condizioni (fame, stress, malattie, e un'epidemia di tifo esantematico verso la fine della guerra). Circa 88.000 prigionieri furono deportati verso il campo di concentramento di Auschwitz ed altri campi di sterminio. Alla fine della guerra i sopravvissuti furono 17.247.
Simile a tutti gli altri inferni concentrazionari in quanto luogo di fame-malattia-morte-orrore, Terezín ebbe tuttavia una propria "unicità", terribile e straordinaria al tempo stesso. Fu protagonista di un rigoglio creativo che fiorì spontaneo, ben oltre le messinscene pianificate dagli aguzzini: la cultura divenne un "necessario" nutrimento spirituale per i prigionieri, una sorta di baluardo opposto con la forza della disperazione alla minaccia incombente della Vernichtung, la riduzione al nulla.
Il lascito più struggente dell'attività artistica sviluppata negli ateliers clandestini di Terezín è rappresentato dalle produzioni dei piccoli "ospiti": diari, riviste, 5.000 disegni e 66 poesie. La poesia, che fu un'espressione soprattutto maschile, si contraddistingue per il prevalere di atteggiamenti disincantati, cupi, mesti: i bambini riversano i propri stati d'animo oscillanti fra la desolazione, la paura, poche residue speranze, vane illusioni. Più spesso, però, focalizzano l'attenzione sul presente, che è sporcizia, tenebra, solitudine, malattia, assenza di libertà-gioia-conforto.