Questioni Oniriche - di Corona Perer
Fu Shakespeare a dirci "...siamo fatti della stessa sostanza dei sogni".
Questo mestiere, sempre più duro, sempre più difficile ha però qualcosa che lo rende accettabile: ogni tanto ti imbatti nel sogno e incontri qualcuno che non solo lo vive, o lo predica, ma lo realizza.
E' un musicista, oppure un filosofo, un manager, un artista o magari un clown.
Il sogno puoi incontrarlo anche per strada. Anche quando prende la forma del dissenso (e allora lo si controlla prima ancora di averlo ascoltato).
E' proprio nel dissenso che si manifesta la bellezza del pensiero divergente di cui parla un filosofo come Umberto Galimberti. Perché è il sogno che muove il mondo.
La fatica di chi apre occhi e orecchie al sogno a volte sfianca. E' quella di chi predica - in questi tempi così difficili - non le "economie di scala" ma "la scala delle economie".
Qualcuno disegna sogni, altri lo prefigurano. E sono gli artisti. Giovanni Spadolini disse: "All'Europa manca soltanto un sogno". d è vero, altrimenti non staremmo a discutere soltanto di patti di stabilità e di come far quadrare i conti. A tutti noi manca un sogno comune: si può affermare che questo è problema tipicamente italiano. Cosa direbbe Mazzini tornando 150 anni dopo nella sua Giovine Italia? Cosa direbbe sbarcando a Montecitorio? E che direbbe Fellini, sognatore per antonomasia? Temiamo di dover dire che allargherebbe le braccia sconsolato, lui che disse "....se non è possibile cambiare il paese, tanto vale cambiar paese". E anche allora parlava dell'Italia e del suo provincialismo culturale
Corona Perer
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