Margherita Pavesi Mazzoni "candor di neve"
di CORONA PERER
(Isera, 21 dicembre 2010) - Bianco, soffice, candido. Tanto dolce da sembrare panna montata con una tensione spirituale e una minuziosa cura del dettaglio che eleva verso l'infinito con due microscopici particolari : l'angelo che suona il pianoforte ha dinanzi a sé un vero spartito musicale in miniatura ed è ovviamente un "Gloria"; mentre una figuretta tiene tra le mani un quaderno di versi sul quale è riportato un pensiero del grande mistico indiano Aurobindo "Chi sceglie l'infinito, dall'infinito è scelto".
L'autrice di questo presepe, esposto ad Isera, è Margherita Pavesi Mazzoni. L'artista se ne è andata da poco. E' morta infatti a Montepulciano lo scorso 25 novembre con l'ardente desiderio di tornare a quella luce che aveva sempre decantato.
Milanese di nascita e toscana di adozione ha vissuto per moltissimi anni in Toscana, a Montepulciano, dove aveva il suo atelier d'artista in un casale dove amava coltivare e praticare il culto dell'essenziale anche nella sua vita. Pittrice e scultrice sensibilissima, prediligeva i soggetti religiosi e spirituali usando molto spesso materiali poveri, scabri ed essenziali.
Le sue opere sono state esposte in molte gallerie d'arte ma ornano stabilmente anche diversi luoghi di culto, soprattutto in Toscana e sono familiari al Trentino grazie all'attenzione che su di lei ha posato la Cassa Rurale di Isera che lo scorso anno propose alla Manifattura Tabacchi un presepe monumentale che quest'anno è stato allestito a Tesero.
Questo presepe era stato realizzato, a suo tempo, per la Cattedrale di Montepulciano, ove è rimasto a lungo esposto a cavallo tra il 2005 ed il 2006. Su invito dell'Arciconfraternita, l'artista ne ha progettata una nuova versione mediante l'adattamento al diverso spazio a disposizione.
L'architettura dell'opera è ricca di significati profondi e va ben oltre la consueta iconografia perché è un affresco a tutto tondo sull'intera umanità con la tensione spirituale di chi, più in generale, cerca conforto al pesante fardello del mondo.
Il candore della neve, da cui traspare una misteriosa e calda luminosità, indica appunto la purezza dell'anima che aspira alla serenità del cuore e alla più intima armonia con le creature e con l'universo.
la scena non si sviluppa secondo quella dimensione esclusivamente orizzontale ma c'è un linguaggio scenico soprattutto "verticale", slanciato verso l'alto, quasi a voler creare una ideale continuità con le preziose pale d'altare medievali e rinascimentali.
Dall'alto verso il basso, c'è la neve e la venuta dal cielo mentre dal basso verso l'alto, ci sono invece la preghiera ed il fervore mistico che si innalzano verso il Bambino L'impianto allegorico dispiega una scena "terrestre" popolata di personaggi e di situazioni, e una dimensione verticale lungo la quale Dio e gli uomini comunicano incessantemente fra loro. immanente e trascendente s'intersecano in una dimensione meta-temporale fuori degli schemi tradizionali.
I Re Magi, ad esempio, sono già presenti in adorazione, anche se l'Epifania è ancora lontana. Passato, presente e futuro si muovono in contemporanea, superando la convenzione puramente umana che è il tempo fatto di ore e di giorni. E' una dimensione che travalica il consueto linguaggio espressivo il volto dei personaggi è appena abbozzato, affinché chiunque possa riconoscervi sé stesso e le proprie fattezze.
Le forme dei corpi sono tutte essenziali, simboliche. Insieme ad alcuni elementi tipici dei presepi (il bue con l'asino, il pastore con le pecore, ecc.) vi sono inusuali personaggi portatori di spiritualità (un monaco buddista) ma soprattutto presenze allegoriche (l'innocenza, la purezza a cui tendiamo l'armonia delle arti: la musica, la pittura, la poesia). Le arti sono gli unici fiori incontaminati che possiamo offrire al neonato Redentore ed ecco quindi spiegati i bucaneve sparsi in tutta la composizione, insieme alla leggerezza delle farfalle ossia il nostro pensiero che tenta di librarsi al di sopra delle umane miserie.
In primo piano una coppia di sposi, immagine dell'amore coniugale chiamato a perpetuare la divina opera creatrice, contempla ammirata il meraviglioso affresco. Confusa tra il tutto una piccola margherita costituisce nel contempo la firma dell'artista ed il suo volersi riconoscere solo un minuscolo particolare nel grandioso disegno di Dio.