Matteo Boato, la piazza "luogo" di vita
Nato a Trento nel 1971, ha scelto di dedicarsi esclusivamente alla pittura nel 2001 ma ha anche un diploma in chitarra classica presso il Conservatorio di Musica "Francesco Antonio Bonporti" di Trento e una laurea in ingegneria civile presso l'Università degli Studi di Trento.
Non è tutto: ha anche un diploma in Architettura Bioecologica presso l'associazione HSA di Torino, ma ha scelto di fare il pittore.
La sua pittura, fortemente materica, evolve per cicli tematici incentrati sul territorio, sul paesaggio rurale o su piccoli agglomerati urbani, come "Cielo di tetti", "Cielo di campi", "Plenilunio".
Nel ciclo "Le case danzanti" si sofferma sulla casa e sulla piazza come fondamento della socialità, ambiente intimo e allo stesso tempo aperto al dialogo e al confronto. L'intento di questo percorso, iniziato nel 1999, e ispirato a centri italiani come Venezia, Trento, Padova, Verona, Milano, Firenze, Mantova, è di scoprire l'anima della città, indagando case, facciate, porte e finestre che si affacciano sul loro cuore medioevale.
"Impregnati degli umani umori, questi edifici conservano impresse nella loro materia costruttiva le storie degli uomini che le hanno abitate e il senso del loro agire. Un richiamo verso le nostre radici, verso un mondo fragilissimo in continuo pericolo di scomparsa" afferma Boato.
L'aggettivo "danzanti" relativo a questa serie, non ha solo connotazione gioiosa, ma si può ricollegare al tema delle danze macabre, bellissimi affreschi gotici nei quali l'apparire della morte nei festini di donne e cavalieri ci richiama alla precarietà dell'umano. Ma sono soprattutto case in cammino, che vorrebbero volare, danzare la loro storia; aggrappate alla roccia e al tempo, come tessere di un raffinato mosaico.
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