Architetture: Vado a vivere in container
(Rovereto 12 ottobre 2011) - Modularità e standardizzazione, ma anche industrializzazione e trasportabilità, sono gli elementi costitutivi fondamentali del prodotto architettonico "Sid", acronimo di "abitazione indipendente dal luogo".Flavio Galvagni lo ha concepito e costruito secondo i criteri della produzione industriale, seriale, razionalizzata, declinando il concetto di sostenibilità secondo parametri poco considerati.
Utilizza materiali eco-compatibili, legni provenienti da foreste certificate, impianti tecnologici efficenti, minimo riscaldamento invernale, usa il sole, recupera l'acqua piovana e molto altro, ma fa di più: i materiali di cui è costituita la sua struttura portante, in acciaio, provengono dal riciclaggio e dal ri-uso di elementi che non sono più utilizzati.
Si tratta di un sistema modulare per la costruzione di abitazioni, ed edifici in generale con altezza massima fino a quattro piani, basato sul concetto del nocciolo strutturale centrale tipico dei grattacieli.
Il nocciolo è costituito da containers marittimi di 6 metri: sono infatti moduli industrializzati dalle caratteristiche strutturali molto superiori delle richieste normative di legge, che finito il loro ciclo vitale di trasporto merci potrebbero avere ancora significato per l'industria delle costruzioni.
"Un sistema di travi in acciaio, provenienti da produzioni con recupero della materia prima, si fissa al nocciolo per formare i piani orizzontali del sistema, liberando il perimetro esterno da pilastri e vincoli di facciata" spiega l'architetto.
"Nel sistema prefabbricato "Sid"sia la struttura, sia gli elementi di tamponamento esterno, sia gli arredi vari viaggiano per nave e terra fino al luogo di destinazione dentro comuni containers, perchè progettati di dimensioni e forme tali da poter essere funzionalmente inseriti in essi" aggiunge l'architetto con studio a Rovereto.
Nato nel 1970, Galvagni ha studiato architettura allo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) compiendo poi studi di architettura alla University College London. Nel 1997 è selezionato a partecipare all'Accademia Internazionale Estiva di Venezia. Ha inizia la libera professione nel 1998. Nel 2000 ha fondato lo studio Lab Zero Minimalist Mobile Module, una piattaforma di sperimentazione interdisciplinare, con l'intento di indagare le forme del costruito oltre i preconcetti e le limitazioni localistiche, ricercando una proficua osmosi da altre discipline e settori produttivi.
E come dimostra anche questo progetto, ogni elemento del suo sistema "casa" è standardizzato, permettendo risparmio nella produzione, razionalizzazione nell'approvvigionamento delle materie prime. "Ma anche un elevato grado di personalizzazione dell'edificio semplicemente scegliendo da un catalogo di finiture e colori dalle combinazioni virtualmente infinite" afferma Galvagni.
Geniale non c'è che dire.
(Corona Perer 13 ottobre 2011)
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