Dario Coletti, Ichnusa
(10 maggio 2012- C.Perer) - Nell'undicesimo canto dell'Odissea, Ulisse dopo aver attraversato il mare, approda nel luogo dove Oceano fa confluire una serie di fiumi mitologici e discende negli inferi, dopo aver sacrificato una pecora nera e un montone, consumati poi dall'equipaggio. Scomodare l'eroe omerico non è fuori di luogo.
"Mi rendo conto solo a posteriori di aver vissuto nello svolgimento del mio viaggio la stessa sequenza di questo canto: gli impedimenti di un mare bizzoso sono le forze di Oceano, la mattanza è il sacrificio, l'attesa del frutto del pescato da parte del villaggio e la festa di sangue, come la condivisione del pasto dei marinai dell'eroe di Itaca, l'Ade con le sue ombre e le sue storie é la discesa nel sottosuolo minerario, dove le anime vivono sospese in un mondo fuori dal mondo" afferma Dario Coletti che il suo viaggio verso Itaca lo ha condotto con in mano l'obiettivo fotografico.
"Ichnusa" di Dario Coletti è la mostra di Galleria Doozo (Roma) che dal 10 maggio offre una selezione di 18 fotografie (stampa platino-palladio su carta cotone 25x25) tratte dagli ultimi suoi due libri Ispantos a journey in Sardinia, Soter editrice 2006, e Okeanos e Hades, libro pubblicato dalla casa editrice Postcart che è stato presentato durante l'inaugurazione. Un bellissimo catalogo che reca in copertina l'immagine (fortissima) di uno dei pescatori di Coletti: l'uomo e il mare si celebrano in questa potente immagine.
L'incontro tra Dario Coletti e la Sardegna avviene all'inizio degli anni Novanta quando da fotoreporter Coletti esplora per la prima volta il tessuto sociale del Sulcis Iglesiente. Dario Coletti, con il suo bianconero volutamente materico e vibrante e attraverso il tema del lavoro, affronta un territorio mitico ed estremo dove gli elementi primordiali sono il mare e le viscere della terra. Manuela Fugenzi nella postfazione di Okeanos e Hades.
Il paesaggio è considerato in questa sua ricerca come ambiente che modella gli uomini. Le miniere, un paesaggio aspro che plasma gli uomini e le donne: le mascelle, gli zigomi, gli occhi sono duri: "Un sorriso di un minatore vale come un sentimento o un giuramento. Assume valore assoluto".
Dario Coletti (Roma, 1959), fotografo professionista dalla fine degli anni Ottanta, collabora stabilmente con testate giornalistiche, istituzioni e organizzazioni umanitarie italiane e internazionali. Da sempre attento alle tematiche sociali, negli ultimi anni approda a una fotografia di più ampio respiro approfondendo il rapporto tra fotografia e antropologia visiva e sperimentando altri linguaggi visivi come il film documentario.
Alla professione affianca l'attività didattica ed è oggi coordinatore del Dipartimento di Fotogiornalismo dell'ISFCI a Roma. Ha partecipato a diversi progetti collettivi sulla fotografia italiana, tra gli altri: Unescoitalia del Ministero per i Beni Ambientali e Culturali Wonders of Italy e Il fotogiornalismo in Italia 1945-2005 - linee di tendenza e percorsi. Le sue fotografie sono conservate in biblioteche e musei italiani, espone in Italia e all'estero. Nel 2008 ha ricevuto il premio Les Photographies de l'Annés 2008 dalla APPPF - Agence pour la Promotion de la Photographie Professionnelle en France.
Tra le sue numerose pubblicazioni ha dedicato alla Sardegna Ispantos (2006), Gente di miniera (1999), Ammentos - feste popolari in Sardegna (1997), Terr'e miniera (1994) e il film documentario La scelta, uomini del buio (2007) sulla vita nelle miniere dell'iglesiente. Il suo lavoro ventennale sulla Sardegna, è stato ospitato nel 2007 dal Festival Internazionale della Fotografia di Roma in una grande mostra retrospettiva.
E così definisce il Sulcis Iglesiente come un "generatore di sentimenti e di ricordi", un luogo di cultura, di Storia. "È stato teatro di eventi importanti, scambi commerciali e culturali con civiltà straniere, dominazioni e affermazioni di indipendenza, invasioni dal mare, industrializzazione e lotte operaie, crisi economiche che impongono un impegno nuovo per inventare un nuovo sviluppo".
Nel testo critico che accompagna la mostra di Galleria Doozo (dopo essere stata al Castello di Salvaterra a Iglesias nell' autunno 2011), Manuela Fulgenzi evidenzia che il linguaggio fotografico di Dario Coletti è maturato assieme al legame con la Sardegna "...dove ha senza dubbio messo alla prova la propria esperienza umana e professionale, sfidandone i limiti".
Okeanos e Hades, dice fatica, terra e natura. "Attraverso il tema del lavoro affronta un territorio mitico ed estremo, dove gli elementi primordiali sono il mare e le viscere della terra. È un confronto duro, una sfida perenne rituale e sapiente per vivere delle risorse di una natura esigente, che concede solo al prezzo di rispetto e sacrificio. L'approccio dunque è letterario e il linguaggio iconico ed evocativo. Qui il fotogramma non ferma la vita ma ne trattiene e, generosamente, ne restituisce una dignitosa e sensuale vitalità" conclude il critico.
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