Capperi, storia di altri tempi, ma l'economia trae grande vantaggio anche dall'Uva Zibibbo

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La manodopera scarseggia, ma il cappero resiste

Non ci sono più tante persone disposte a raccoglierli. I capperi un tempo erano la principale occupazione per molti panteschi, basti pensare che negli anni '60 qui sull'isola se ne producevano almeno 12.000 quintali, mentre oggi non si superano i 1000.

Giuseppe Giglio e Gianmatteo Bonomo titolari della Bonomo & Giglio azienda che dal 1949 assumerebbero subito se ci fosse gente disposta a tornare alla terra. Mentre invece pare che siano solo i rumeni a rendersi disponibili

La manodopera comincia così a parlare una lingua diversa dal dialetto pantesco. 

E pensare che la bellezza di questa pianta è che a lei ci pensa solo madre natura: nessuna irrigazione, perchpè basta la rugiada della notte. Eccettuato un po' di concime e alcuni trattamenti che lo difendano da una piccola mosca che può forarlo e mangiarsi il futuro cappero, altro non serve. Ogni otto giorni servono semmai solo le mani per la raccolta che va da maggio ad agosto inoltrato. 

Ma la ricchezza di Pantelleria risiede anche nello Zibibbo. Le vigne che ricoprono la piana di Monastero o che si estendono nelle alture di Mueggen, o nella Piana di Ghirlanda a perdita d'occhio e che conferiscono al territorio un delicato ricamo verde, danno origine ai rinomati "Passito" e "Moscato" di uva zibibbo.

E lo Zibibbo (in grappolo) da sapore dolce e mielato a tavola nel fine pasto. Oppure può accompagnare i formaggi con i quali si sposa a meraviglia nella deliziosa gelatina d'uva prodotte dai Bonomo&Giglio nel laboratorio di Kazzen. Non solo capperi, dunque.

 

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