Sensori al silicone per avvisare del sisma: esperimenti a Trento, facoltà di ignegneria, guarda il video

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il sensore al silicone

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il circuito che si attiva e, sotto, il gruppo di ricerca Memscon

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Casa a prova di terremoto

Trento, 25 gennaio 2012 - La scienza ci dice che non è ancora possibile prevedere i terremoti. Ma presto con l'aiuto della tecnologia si potrebbero almeno minimizzarne gli effetti e gestirne con rapidità ed efficienza le conseguenze sugli edifici. È quanto emerge da un nuovo progetto di ricerca condotto dai ricercatori del Laboratorio Prove Materiali e Strutture dell'Università di Trento, uno dei maggiori laboratori sismici attivi in Europa.

Il gruppo di ricerca ha lavorato allo sviluppo di sensori wireless miniaturizzati specifici per costruzioni in cemento armato e alla messa a punto di un sistema per il supporto alle decisioni che sa rilevare e utilizzare in tempo reale le informazioni raccolte dai sensori sullo stato di agibilità di un edificio in seguito ad un terremoto, aiutando così a prendere decisioni a volte cruciali.

Il lavoro svolto dai ricercatori dell'Università di Trento rientra nell'ambito di un importante progetto finanziato dall'Unione Europea e coordinato dall'Institute of Communication and Computer Systems (ICCS) di Atene, che coinvolge 11 partner di 7 Paesi diversi, comprendente università centri di ricerca, industrie e studi di consulenza internazionali. Il progetto, denominato Memscon, è partito nel 2008 con un budget totale di 4,6 milioni e si basa sulla possibilità di produrre di sensori wireless a bassissimo costo che sfruttano le tecnologie RFID (Radio Frequency Identification Tag) e MEMS (Micro Electro Mechanical Systems).
Questi sensori di ultima generazione possono essere facilmente distribuiti o incorporati nelle strutture di un edificio (travi, pilastri, solai) e permettono di acquisire in tempo reale informazioni accurate e quantitative sullo stato fisico della struttura (deformazioni, spostamenti, accelerazioni, temperature). Informazioni utili anche nell'ordinaria manutenzione degli edifici, quando si tratta di valutare o programmare interventi di ristrutturazione, minimizzando i costi di gestione.

Il tutto grazie ai sensori, una semplice barretta di silicone, lunga pochi centimetri che viene immersa nelle colonne di calcestruzzo durante la costruzione dell'edificio. Ma il cervello di questa barretta è come un mondo elettronico miniaturizzato. In pochi millimetri, infatti, contiene un sensore di deformazione, un convertitore (un dispositivo che legge e digitalizza i dati del sensore), un piccolo computer e un sistema di trasmissione wireless. Per scappare a gambe levate...prima, of course.



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