Il Vaticano afferma "Non abbiamo nulla da nascondere e nullla da dire"

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La manifestazione a Roma - Foto di Fabrizio Lemma

 

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Il Vaticano e i suoi sacri palazzi: marcia "Verità per Emanuela" Domenica 27 Maggio Piazza del Campidoglio ore 9.30 inizio corteo 10,30 circa arrivo piazza S.Pietro ore 12

 

Caso Emanuela Orlandi: le novità

(Roma 14 aprile 2012) - "Nulla da nascondere, nulla da dire". Padre Lombardi afferma la trasparenza dei Palazzi Vaticani. Con una nota ha fatto sapere oggi che così come il Vaticano non ha nulla tenere celato, altrettanto non saprebbe cosa dire. "Se l'Italia farà altre rogatorie, risponderemo", si aggiunge nella nota.

Intanto il fratello di Emanuela, Pietro, ha indetto una nuova giornata di mobilitazione per la verità e la giustizia  per il 27 Maggio con la marcia " Verità per Emanuela" che partirà dal Campidoglio per arrivare a Piazza S.PIetro.

A Pasqua le parole del predicatore alla solenne Via Crucis avevano fatto pensare a qualche novità. ''Quanti delitti atroci rimasti, negli ultimi tempi, senza colpevole. Quanti casi irrisolti'', aveva detto padre Raniero Cantalamessa, predicatore pontificio davanti al Papa.

E ancora: ''Non portate i vostri segreti nella tomba''. Parole che molti hanno messo in relazione con il  caso Orlandi, tornato in primo piano negli ultimi giorni.

''Forse sono condizionato, ma ho avuto la netta sensazione che facesse riferimento alle vicenda di Emanuela e agli sviluppi di questi giorni: alcune frasi sembravano proprio dirette, specifiche. Credo che in Vaticano qualcosa si stia muovendo e si stia cercando di fare chiarezza''. Questa la reazione di Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, dopo le parole pronunciate davanti al Papa nella via crucis del Venerdì Santo.

''Ho una grande fiducia in padre Georg, il segretario del Papa, che ho avuto l'occasione di incontrare di recente e a cui ho parlato della scomparsa di Emanuela. E ho grande fiducia in Benedetto XVI" commenta Pietro Orlandi (fonte ANSA).

"Spero davvero che il suo sia un pontificato chiarificatore. Io credo ci sia una sorta di esame di coscienza in atto e negli ultimi tempi ho pensato spesso che dopo Pasqua qualcosa sarebbe successo: una sensazione che ho provato anche sentendo le parole di padre Cantalamessa.

Dopo le azioni compiute in questi ultimi giorni dal ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, che ha fornito chiarimenti importanti'' sull'iter della sepoltura nella chiesa di Sant'Apollinare di Enrico De Pedis, boss della banda della Magliana, l'organizzazioni criminale che secondo ipotesi investigative ha avuto un ruolo importante nel caso Orlandi; e ''dopo l'iniziativa assunta dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone'', che ha deciso di assumere il coordinamento dell'inchiesta, ''mancava una risposta, un segnale dal Vaticano. Ora spero che istituzioni italiane e Santa Sede facciano qualcosa di serio insieme''. Questo all'indomani della via Crucis, ora Padre Lombardi sembra gelare l'attesa.

Eppure, recentemente in un documento riservato il responsabile della Sala Stampa Vaticana aveva relazionato un monsignore. Il testo era approdato a "Chi l'ha visto". L'annuncio lo ha dato al gruppo sorto su Facebook lo stesso Pietro Orlandi che ha raccolto forza e stimoli per portare sotto le finestre del Papa la sua protesta proprio dal web.

"Credo che il muro di omertà che da troppi anni circonda la vicenda di Emanuela cominci a cedere La voce dei quasi 68000 comincia ad avere un peso e prima o poi quel muro crollerà definitivamente. Questi obsoleti pseudopoteri cominciano a dare segni di debolezza" afferma Pietro Orlandi.

Il documento Vaticano riassume i punti oscuri e - questa è la novità - concorda nel ritenere misteriose le motivazione per cui non si è ancora aperta la tomba di "Renatino" il boss della Magliana, nonostante le aperture che a tal riguardo c'erano state da parte Vaticana.

Sono passati 4 mesi dalla manifestazione in Vaticano del 18 dicembre 2011 e circa un mese da quella davanti alla Basilica di Sant'Apollinare. Pietro Orlandi a nome della famiglia ha chiesto che sia il Vicario di Cristo in terra a chiedere ed agire per la verità. Perchè ogni traccia porta al Vaticano.

Ma il Papa - pure informato - tace e il video mostrato alla trasmissione "Chi l'ha visto" ha colmato di delusione anche i telespettatori dopo aver lasciato senza parole chi manifestava sotto le sue finestre. Pietro Orlandi ha così diramato con chiarezza le dieci domande rimaste irrisolte.

Pochi sanno che in tre decenni di inchieste mai concluse, intercettazioni telefoniche insabbiate, rogatorie allo Stato Vaticano cadute nel silenzio c'è una pista ben precisa e circostanziata nel caso "Emanuela Orlandi": che porta a Bolzano.

In 28 anni l'opinione pubblica non è stata mai informata del fatto che quattro persone (tra le quali un funzionario del Sismi in servizio tra Merano e Monaco di Baviera) furono indagate per anni e alla fine prosciolte dall'accusa di sequestro di persona, dopo che una signora altoatesina raccontò di aver visto Emanuela Orlandi mentre veniva rinchiusa (un mese e mezzo dopo la scomparsa) in un appartamento sotto al suo.

"Non una riga sui giornali. Non un lancio d'agenzia. Eppure l'inchiesta è stata ufficiale, la sentenza di proscioglimento (92 pagine datate 19 dicembre 1997, a firma del giudice Adele Rando) è pubblica e liberamente consultabile" afferma Pietro Orlandi, che però è tornato a sperare.

"Tanti dei personaggi coinvolti, a partire dal boss della Magliana De Pedis e da monsignor Marcinkus, sono morti - conclude - ma sicuramente tra Italia e Stato Vaticano ce ne sono qualche decina, magari molto anziani, che sanno cosa è successo o conoscono passaggi fondamentali. La mia speranza, ecco, è che si mettano la mano sulla coscienza e parlino. Per mia sorella ma anche per ridare verità e giustizia al nostro Paese" ha dichiarato ad Articolo 21.

Era il 22 giugno 1983 quando nel centro di Roma Emanuela scompare. E' solo una ragazzina. Da 28 anni, suo fratello si batte contro le "inconfessabili ragion di Stato", sia italiane sia vaticane, che hanno impedito di fare luce sull'intrigo.

Si parlò di terrorismo turco, servizi segreti dell'Est e dell'Ovest, ambienti della Santa Sede, Ior, Banco ambrosiano, malavita romana, ma se non ci fosse stato Chi l'ha Visto a tenere i fari accesi oggi non si saprebbe che il caso ha qualcosa a che fare con la Banda della Magliana.

"Mia sorella Emanuela" è il libro che Pietro ha scritto e ora una petizione online è servita a portare una manifestazione in Piazza San Pietro che chiede a papa Benedetto XVI che sia fatta luce.

Orlandi spera di consegnarla prima di Natale. Pietro insieme ad altri 50.000 firmatari chiede al papa "di porre in essere tutto ciò che è umanamente possibile per accertare la verità sulla sorte della Sua connazionale Emanuela Orlandi".

Con una presa di posizione ufficiale del Pontefice, magistratura e pubblici poteri potrebbero trarre nuova energia per fare luce su uno dei casi più inquietanti e controversi della storia repubblicana.

La famiglia Orlandi glielo chiede quale "capo di Stato e rappresentante di Cristo in terra", che quindi deve agire per la vittoria della verità.

"In Vaticano non hanno mai voluto collaborare, nonostante ritengo sia un loro dovere morale capire cosa sia successo a una loro connazionale - ha detto Pietro Orlandi ad Articolo 21. "Ma se a chiedere trasparenza non sono da solo ma insieme a decine di migliaia di persone, il muro di omertà può iniziare a sgretolarsi".

Bene: con Pietro Orlandi sono ora in 70.000 e tra questi c'è anche Giornale SENTIRE, voce libera e indipendente che non ha vergogna a pubblicare ciò che altri "scartano".
(Corona Perer)

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