Ipotesi di concorso in sequestro di persona per mons. Piero Vergari. Che sul suo sito scrive: "Chiesi regolari permessi per la sepoltura"

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Abbiamo chiesto a Pietro Orlandi se sente che Emanuele è viva. "Non c'è stata mai la prova della morte. Considero un dovere da parte mia cercarla viva" ha risposto. Nella foto: Pietro Orlandi e il popolo che si è radunato attorno a lui nella manifestazione in Piazza San Pietro (Foto Fabrizio Lemma)

 

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Per commentare l'attesa che da trent'anni incombe sulla famiglia Orlandi abbiamo scelto una foto ambientata in riva al Lago di Garda
autore: Fabio Maione.


 

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Emanuela Orlandi

 

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Pietro Orlandi deluso sotto le finestre del Papa
che non riserva alcuna parola ai manifestanti
benchè informato della loro presenza tra i fedeli
che affollano Piazza san Pietro. Accanto a lui c'è
Federica Sciarelli che da anni ha il merito di aver
tenuto i fari accesi sul caso portando ad importanti
acquisizioni che hanno aperto nuove piste di indagine.

Caso Orlandi: monsignore indagato

(Roma 19 maggio 2012) - E' un monsignore il primo vero indagato dello stato del Vaticano sul Caso Orlandi: si chiama Piero Vergari, ed oggi ha 75 anni. "Concorso in sequestro di persona": fu la sua amicizia con 'Renatino' De Pedis a portare alla strana sepoltura nella cripta della prestigiosa chiesa al centro di Roma.

Come andarono le cose è lui stesso a raccontarlo nel suo sito (!) >>> clicca qui. "Furono chiesti e concessi regolari permessi" scrive a proposito di quella che definisce la sua più bella esperienza pastorale, ovvero l'assistenza spirituale a Regina Coeli.

Rettore di Sant'Apollinare fino al 1991, incontrò il boss della Magliana a Regina Coeli, e la loro amicizia proseguì una volta che questi usci dal carcere. Lo avrebbe aiutato ad organizzare mense per poveri. De Pedis inoltre era generoso: si parla di donazioni per 1 miliardo di vecchie lire. La sepoltura nel sotterraneo di Sant'Apollinare, sarebbe stata chiesta dalla famiglia per evitare sfregi alla tomba.

E così don Vergari attestò in una lettera lo status di "grande benefattore" e dopo l'autorizzazione concessa dal cardinale vicario Ugo Poletti il corpo fu traslato dal Verano nella cripta della chiesa il 24 aprile 1990 a tre mesi dall'omicidio del boss.

Come fu usato ilo denaro di Renatino? Per le missioni ed il restauro della basilica.

Intanto la tomba di Renato De Pedis è stata finalmente riaperta. Dentro ci sono i suoi resti (lo hanno accertato le impronte digitali), ma restano da chiarire alcuni aspetti. La salma era in buono stato di conservazione e nella bara non c'erano altri elementi estranei ad effetti del De Pedis. Ma ci sono almeno 200 altre cassettine nella Chiesa di Sant'Apollinare a Roma.

"Ero certo che non ci fosse mia sorella ma era il primo passo, un passo dovuto" ha detto Pietro Orlandi che si è augurato una nuova collaborazione tra Vaticano e Magistratura".

Segnali per sperare in un nuovo corso non mancano. Quello più incoraggiante è arrivato nelle scorse settimane, ovvero la nota ufficiale in cui il Vaticano spiega il suo comportamento in questi lunghi 29 anni. "Ma anche che il capo della Procura di Roma abbia assunto in prima persona le indagini" afferma Orlandi.

La sua sensazione è che le persone a conoscenza di notizie importanti relative a quanto è accaduto a sua sorella per la prima volta, siano sul punto di rompere gli indugi e raccontare quel che sanno.

"Lo ritengo un dovere morale davanti a Emanuela, ma anche a tutti noi" afferma il fratello di Emanuela Orlandi che ha pensato di organizzare una "Giornata di mobilitazione per la verità e la giustizia in Italia", con l'obiettivo di abbattere definitivamente quel muro di omertà e silenzi che finora ha negato la verità sia su Emanuela sia su tanti altri casi di giustizia negata.

L'appuntamento è per DOMENICA 27 MAGGIO alle 9.30 a ROMA in piazza del Campidoglio, da dove partirà una "marcia per Emanuela" che si concluderà alle 12 in piazza San Pietro, in occasione dell'Angelus. Sono stati invitati anche amministratori locali (sindaci, assessori, presidenti di Provincia o Regione): ci saranno il presidente della Provincia di Firenze Barducci ha già esposto una gigantografia di Emanuela sulla facciata di Palazzo Medici Riccardi e il sindaco di Roma Alemanno che farà altrettanto.

La petizione al Papa intanto è vicina alle centomila firme. "Lo sento: solo grazie a questa partecipazione, verità e giustizia non sono più un'utopia" afferma Pietro Orlandi che ringrazia ognuno dei firmatari della petizione al Papa. "Quando in pochi lanciammo questa idea, lo scorso ottobre, ci pareva difficilissimo arrivare a mille persone.

Orlandi, in Facebook e in Internet lei ha radunato un vero esercito che opera una positiva pressione. L'avrebbe mai immaginato?
Continuo a dire a tutti gli iscritti al Gruppo Facebook (siamo oltre 11 mila), che accompagnano le mie giornate e mi sostengono con la loro solidarietà che non dimenticherò mai il loro affetto. Anche raggiungere 50.000 firme sembrava già un'utopia: siamo oltre le 80.000. Se ognuno convincesse anche una sola persona ad aderire alla petizione al Papa per la verità su Emanuela le adesioni diventerebbero 160 mila. E sarebbe un grande segnale di partecipazione e pressione sulle istituzioni. Infine, ringrazio sempre i tanti giornalisti che mi hanno aiutato ed espresso vicinanza: è la parte sana del mondo dell'informazione. 

Pietro, come se lo spiega questo muro di silenzio omertoso che anzichè abbattersi si irrigidisce soprattutto nelle stanze dove la Verità dovrebbe essere l'imperativo categorico?
Probabilmente, la verità da ancora molto fastidio a certi ambienti. Devo dire che recentemente, grazie alla pressione pubblica, si sta davvero muovendo qualcosa. In una recente nota della Santa Sede, ci sarebbe la volontà a collaborare con le autorità italiane, mi auguro ci sia massima trasparenza fra le parti.


La trasmissione Rai "Chi l'ha visto" ha continuato a seguire il caso ponendo le domande cruciali. E queste si intrecciano con la Banda della Magliana. Che sia questo il motivo?
Grazie alla trasmissione si è potuto aggiungere il tassello De Pedis, boss della Magliana.Attenzione: se de Pedis e la Banda della Magliana hanno avuto un ruolo, io credo sia marginale, di manovalanza. I mandanti certamente sono altri. Addossare la totalità del sequestro alla Banda credo sia stato un tentativo per allontanare dalla verità e chiudere l'inchiesta con una verità falsata da parte di chi aveva interesse a che i responsabili non subissero alcun danno.

In una delle ultime puntate della trasmissione lei ha affermato che sulla misteriosa (e scandalosa) sepoltura di un boss dentro una chiesa nel cuore di Roma, la questione deve aver riguardato anche lo stato italiano per i relativi permessi. Ci spiega bene cosa siete riusciti ad appurare?
Sicuramente in quella sepoltura qualcosa di irregolare c'è stato, e questo riguarda una questione morale tra lo Stato italiano e quello vaticano. Ho chiesto spesso di ispezionare la tomba perchè da qualche anno ci è stato insinuato il dubbio che Emanuela possa trovarsi all'interno della cripta, personalmente non credo e mi auguro non sia così, ma il dubbio va tolto. In questi anni troppe volte sono state seguite piste mai approfondite.

Ma che meriti possono essere stati invocati per una sepoltura così prestigiosa?
Non credo alla favola che sia stato un benefattore e che il Vaticano abbia per questo motivo esaudito il suo desiderio di essere seppellito a sant'Apollinare. Molti parlano di una grossa somma che de Pedis diede al Card. Poletti . Quando De Pedis morì quella somma fu lasciata al Cardinale in cambio della sepoltura nella Basilica.

Anche questo la dice lunga su certi rapporti... Ma lei che idea si è fatto personalmente della scomparsa di sua sorella?
Sicuramente non c'è un unico responsabile dietro al rapimento. Emanuela credo sia stata messa sulla bilancia di vari interessi politici ed economici a causa della sua cittadinanza vaticana. Due ipotesi viaggiano parallelamente: 1) La politica di Giovanni paolo II di appoggio alla Polonia 2) I soldi della mafia finiti nelle casse del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e da lì spediti a Solidarnosc . Cose queste sicuramente non gradite a chi gestisce effettivamente la vita politica ed economica di questo Paese: mafia, n'drangheta, pezzi deviati dello Stato italiano, di quello Vaticano e pezzi deviati della massoneria. Uno Stato nello Stato.

Inquietante, davvero. Quindi in sintesi quale sarebbe il filo rosso?
Credo ci sia un filo unico che lega attentato al Papa, omicidio Calvi e rapimento di Emanuela.

Un alto prelato, la invitò al silenzio e alla rassegnazione. Immagino lei non voglia fare il nome, ma che cosa ha provato in quel momento?
Non l'ho preso in considerazione. Silenzio e rassegnazione sono parole che non non troverà mai nel mio vocabolario.

Posso chiederle se lei sente che Emanuele è viva?
Non c'è stata mai la prova della morte. Considero un dovere da parte mia cercarla viva.

Quale è la speranza che porta nel cuore?
Mi auguro che le recenti aperture della Santa Sede ad una collaborazione con la Magistratura siano all'insegna della trasparenza e di una vera volontà a fare chiarezza sulla scomparsa di Emanuela.

 
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