Riccardo Cordero a Castel Pergine
Sulla collina del castello di Pergine, tappezzata da quarantamila metri quadri di bosco, sedicimila dei quali "entro" le mura (tra alberi di abete, larice, pino, tiglio selvatico, acero, carpino, faggio, castagno, robinia, rovernella, orniello, carpino nero) hanno esposto in vent'anni artisti di prima grandezza.
Tutto iniziò con una piccola collettiva in estate 1993 della durata di un mese con Bruno Lucchi, Brunivo Buttarelli e alcuni loro amici scultori francesi. Un anno dopo c'era già Davide Scarabelli, passando per Toni Benetton, Giorgio Celiberti, Riccardo Licata Carlo Lorenzetti, Mauro Staccioli, Francesco Somaini, Pino Castagna, Michael Deiml, Eduard Habicher, Piera Legnaghi, Romano Abate, Annamaria Gelmi, Nane Zavagno, Santo Rossi, Mirta Carroli, Carlo Ciussi e Graziano Pompili.
Per celebrare il ventennale tocca a Riccardo Cordero, che arriva a Pergine dopo una sosta del suo cammino che lo vede protagonista da cinquant'anni nella scultura italiana. La mostra celebrativa che è in memoria di Franco Batacchi porta la grande firma di Luciano Caramel (oltre che di Theo Schneider e Verena Neff).
Oltre ad aver curato il catalogo generale edito da Bolaffi, Caramel ha accompagnato lo scultore nelle importanti mostre che dal 2007 in avanti si sono tenute in Brasdile, Argentina, Uruguay e Spagna.
Protetto da settecento metri quadri di cinta muraria, Cordero esporrà i suoi "macromondi spezzati" in una mostra che dominerà tutto il 2012 (dal 21 aprile al 5 novembre).
Theo Schneider e Verena Neff sono i singolari custodi-castellani di un maniero medievale che appartenne per molto tempo ai duchi d'Austria sotto il regno di Margarete Maultasch e successivamente dell'imperatore Massimiliano I. Se ne sono presi cura, l'hanno mantenuto negli anni, ne hanno fatto un centro d'arte dove pittura e scultura sono esaltate dalle architetture sobrie e severe del castello.
Costruito nel XIII secolo ebbe i primi restauri tra 1501e 1520 e rimase intatto per ben quattro secoli nelle mani dei Principi Vescovi di Trento. Fu poi risistemato nei primi anni del '900 quando venne venduto a una società tedesca che lo adibì ad albergo e ristorante. Nel 1956 passò in mani svizzere: quelle di Mario Oss, oriundo da Pergine. Sua moglie e le tre figlie nel 2004 hanno iniziato una intensa fase di ristrutturazione che probabilmente terminerà nel 2014.Oggi è un albergo piccolo e suggestivo con un ristorante trentino nella Sala Nera rinascimentale e ventuno camere nell'ala clesiana, ognuna diversa dall'altra, semplici nel loro lusso di gran sobrietà.
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