Esce per Skira una nuova storia tratta... dal silenzio sugli Armeni

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Foto di Graziella Vigo: "Paesaggio armeno" - Il libro ripercorre la storia di un Manoscritto, strappato al massacro dei turchi da due coraggiose donne armene, personaggi forti di una vicenda struggente e memorabile narrata da Antonia Arslan in un piccolo e altrettanto prezioso romanzo che continua il filone storico della memoria della scrittrice italo-armena.


 

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Antonia Arslan
IL LIBRO DI MUSH
Ed. Skira, gennaio 2012

ANTONIA ARSLAN - il Libro di Mush

di Corona Perer

4 febbraio 2012 - Fiamme al monastero: comincia così la storia di un Manoscritto, strappato al massacro dei turchi da due coraggiose donne armene, personaggi forti in una vicenda struggente e memorabile narrata da Antonia Arslan in un piccolo e altrettanto prezioso romanzo che continua il filone storico della memoria della scrittrice italo-armena ("Il Libro di Mush" ed. Skira 2012). 

Pesa 27 chili e mezzo ed è un Libro sacro. Così sacro che l' Omiliario di Mush, prezioso manoscritto miniato del 1202, venne perso e ritrovato (alcune pagine sono anche in Italia presso i Padri Mechitaristi di Venezia).

Ma che cosa è il "Msho Charantir"? E' una raccolta di omelie composta tra 1200 e 1202 nello scrptorium del monastero di Avaknank presso Erzynka su commissione di un devoto mercante che lo volle ornato da splendide miniature.

Il prezioso libro viene rubato nel 1203 durante l'invasione dei mongoli che uccidono il mercante e trafugano il manoscritto.  "Tornerà in mani sicure qualche tempo dopo grazie ai monaci di Surp Arakelots Vank di Mush i quali, venuti a sapere che il testo è ricomparso ed è in vendita lo ricomprano pagandolo a caro prezzo e dopo estenuanti trattative assicurando così per secoli la preziosa reliquia del loro monastero" spiega Antonia Arslan.

La scrittrice colloca la vicenda in una tiepida notte di fine giugno del 1915: cinque fuggiaschi si allontanano dalle rovine del loro paese nella valle di Mush, distrutto dai turchi della terza armata con i suoi abitanti e le millenarie tradizioni del popolo armeno. Hanno perso tutto, casa e famiglia, ma hanno fortunosamente recuperato un tesoro di inestimabile valore e sono determinati a portarlo in salvo ad ogni costo.

"Questa è l'ultima storia dell'antichissimo Libro di Mush" scrive Antonia Arslan  che ha ritrovato le sue radici traducendo la poesia di Daniel Varujan (Il canto del pane, 1992).

Dal 2004 in avanti un crescendo di sccessi: prima  il bestseller "La masseria delle allodole" (tradotto in tutto il mondo e portato sullo schermo dai fratelli Taviani nel 2007), poi "La strada di Smirne" (2009). Nel 2010 dopo un forzato break per motivi di salute è uscita quella che si potrebbe definire "la memoria di se stessa" ovvero "Ishtar 2. Cronache dal mio risveglio". Nel 2011 "Il cortile dei girasoli parlanti" ed ora per Skira questa nuova storia sulle memoria a lungo negata degli Armeni.

Una storia tenacemente negata dai Turchi che ha trovato nelle pagine di Antonia Arslan accenti lirici di rara bellezza e volti femminili di grande effetto scenico. Rientrano in questa passerella le forti donne di Mush, Anoush e Kohar, le eroine di questo prezioso salvataggio. Il libro di Mush ricompare grazie a loro dalla terra e dalla nebbia dei secoli. Sepolto nella tomba di Kohar (sotto un melograno), riemerge a Erzerum, e da lì va a Tiblisi per poi raggiungere Yerevan, capitale d'Armenia, dove viene posto nel Matenadaran, la gran biblioteca incaricata di proteggere la memoria Armena.

Una memoria sempre al centro di feroci polemiche come dimostrano le ultime e recenti tensioni tra Francia e Turchia che certo non mancheranno di essere rinfocolate il prossimo 24 aprile nella giornata dello Metz Yeghèrn, la Giornata della Memoria Armena, la prima Shoah della Storia: mai dimenticarlo.
(cp)

 

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