Louis Busman arte e scienza
di Corona Perer
(Rovereto 22 febbraio 2012)- "Lo spazio tra le cose è più importante delle cose" afferma Louis Busman l'artista olandese, trapiantato a Berlino che ieri - per pochi fortunati che hanno saputo cogliere la ghiotta occasione - ha parlato della genesi dei suoi quadri a margine del workshop internazionale promosso dal Centro Mente Cervello di Rovereto (svoltosi dal 20 al 22 febbraio) primo di una serie di incontri internazionali a cadenza biennale dal titolo "Science of Experiential and Qualitative Spaces".
In collaborazione con la Sezione Didattica del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea (MART), l'artista ha tenuto una conferenza sull'arte aperta al pubblico, dal titolo "A way : Così vedo così dipingo".
A portare il suo saluto la direttrice del Mart Cristiana Collu che ha evidenziato l'importanza di poter ascoltare gli artisti "dentro" il museo nonchè l'interesse a sostenere le attività di ricerca dell'Università.
L'incontro con l'artista è stato tutto centrato sulla genesi dei suoi quadri (realizzati tutti viaggiando per il mondo) e questa narazione è servita a capire in controluce la natura degli spazi percettivi (naturali e pittorici) e dei primitivi di una geometria della visione così come viene effettivamente vissuta dalle persone.
Louis Busman è un artista globe-trotter, che ha esordito con disarmante semplicità. "Molti mi chiedono di solito tre cose: perchè vivo a Berlino, come dipingo e quanto costa un mio quadro". Alla prima domanda: risposta semplicissima "Vivo a Berlino perchè volevo andare in un posto dove nessuno mi conosceva". Alla seconda risposta altrettanto semplice: "per dipingere devo andare in un'isola". Sulla terza l'artista ha invece glissato, ma nel corso della conferenza commentando uno a uno alcuni dei suoi splendidi quadri ha fornito delle perle di pensiero.
Se si considera che il workshop era organizzato su punti e linee (e a questo proposito l'artista sostiene che "...in Natura la linea non esiste, essa è solo nell'occhio dell'osservatore. Migliaia e migliaia di artisti hanno ignorato la non-esistenza della linea e hanno prodotto i più fantastici dipinti...), Louis Busman ha fornito al MART alcune considerazioni spaziali determinanti.
Se la linea è a suo avviso la più grande invenzione dell'umanità (a riprova della sua non-esistenza), la macchia è certamente l'invenzione tecnica determinante della sua arte. Mostrando le opere realizzate viaggiando ora in Patagonia ora in Danimarca, passando per Terra del Fuoco e Isole di Capo Verde, San Francisco o Creta, Louis Busman ha spiegato i dettagli che compongono la visione: le macchie per fare i sassi, gli schizzi per fare le foglie d'ulivo, le linee leggermente curve che si incrociano per dare al nostro occhio la profondità dell'orizzonte, seminando qua e là autentiche perle di pensiero in formato aforisma.
"L'arte viene dalla pancia, l'esercizio...dal mal di schiena". Ed ancora: "Il sentimento del pittore è come certi sassi che fuori hanno forme strane ma dentro conservano stranissimi disegni dei sedimenti che lo costituiscono". Altra metafora: "Arrivando a Berlino vidi alla frontiera con l'Ovest un magazzino di vecchi cartoni abbandonati. Cosa contenevano? Ecco questo è il mistero che interessa al pittore" e mostrando il quadro che ne è scaturito, l'occhio umano si domanda: è pittura o fotografia?
Straordinario nel dare la "profondità spaziale" anche senza ricorrere ad elementi di scala, come la presenza umana, Busman ha anche guidato chi lo ascoltava alla scoperta del colore. Emblematico il quadro "tutto blu" di un mercamte peruviano accanto alle sue pentole. "Perchè non fosse tutto blu ci ho messo del rosso" ha detto. Ma il rosso l'occhio nudo non lo coglie, ed è questo il dettaglio interessante.
La lezione di Busman si inseriva nella serie di worskhops coordinata dalla Prof.ssa Liliana Albertazzi e da Fulvio Domini del Center for Neurosciences and Cognitive Systems, Istituto Italiano di Tecnologia (Rovereto).
Con questa serie di incontri il Centro Mente Cervello dell'Università di Trento vuole aprire un forum di discussione per lo sviluppo di una scienza dei fenomeni qualitativi, argomento di primario interesse sia per discipline teoriche sia per le loro applicazioni nel design tecnologico, nella robotica situata e nella realtà virtuale.
Inoltre, si intende verificare se e fino a che punto la rappresentazione artistica degli oggetti dello spazio visivo offra descrizioni appropriate dei primitivi spaziali e se queste rappresentazioni siano sottoponibili a verifica sperimentale ed anche a modellizzazione matematica.
Al work-shop intitolato "Da punti e linee, a superfici e volumi" sono intervenuti Liliana Albertazzi (CIMeC e Università di Trento), Luciano Boi (EHESS, Francia), Osvaldo Da Pos (Padova), Jan J. Koenderink (Delft), Shinsuke Shimojo (Caltech), Peter Ulrich Tze (Dartmouth College), Gert van Tonder (Kyoto Institute of Technology), Diego Gutierrez (Zaragoza).
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