Mart 2012, tra memoria e sperimentazione
di Chiara Radice(Rovereto, 18 novembre 2011) - Quattro percorsi, quattro spunti d'indagine e riflessione nell'ampio e caleidoscopico mondo dell'arte contemporanea sono stati inaugurati venerdì 18 novembre negli spazi roveretani dell'istituzione Mart: tre di essi nella sede principale di Corso Bettini, l'altro alla Casa Museo Depero, elegante gioiello incastonato nel dedalo di vie che attraversano il centro di Rovereto.
"Diango Hernàndez. Living rooms, a Survey" è uno spaccato di vita, una parentesi intima, uno sguardo introspettivo nella realtà sacra e privata della vita domestica, dove l'artista trova un momento di privata riflessione da cui partire ad indagare la realtà circostante. Gli oggetti di uso quotidiano, siano essi un mobile, un'immagine, un umile straccio per la polvere, si caricano di significati emotivi e politici, scevri dalla pretesa polemica di critica ad una società, quella cubana, bensì testimoni muti di circostanze che investirono l'artista e la sua vita, qui raccontata nei suoi gesti più affettuosi, malinconici, nostalgici. È la mancanza, forse, la grande protagonista delle stanze, che si alternano tra spazi angusti ed immersi nella penombra ed ampie sale di grande respiro, dove il lento movimento delle installazione parlano di instabilità d'onde e di homesick, nostalgia della propria patria, compagna di viaggio di un artista che ha girato il mondo, portandosi dentro nel cuore e nella mente i ricordi di casa. Per Diango Hernàndez, dopo i numerosi riconoscimenti internazionali, è la prima retrospettiva: rappresenta un punto cruciale della sua carriera, un'occasione per fermarsi e fare un bilancio della sua produzione quasi ventennale.
"Carlo Valsecchi. San Luis" è una finestra emozionale sugli spazi infiniti dell'Argentina, luogo d'incontro della natura animale e di quella vegetale, osservata nel suo eterno trasformarsi e divenire nel passaggio da una stagione all'altra. La trasformazione, che guida l'indagine del fotografo, si fa codice d'astrazione di uno spazio mentale che diventa fisico, coinvolgendo luci, colori, rumori, udibili nel silenzio dell'immensità argentina: l'infinito, qui indagato nella sua idea di "mare di terra", corre verso un orizzonte irraggiungibile, catturato da diverse altezze. Scrivere, osservare, vedere, questo ci raccontano le fotografie di Carlo Valsecchi che, senza rielaborazioni artificiose, si fanno mero mezzo dell'esperienza visiva ed emozionale dell'artista, dove predomina una luminosità abbacinante, intensa e avvolgente. I quasi 17 metri della monumentale "#0507 San Luis" concentra in sé le ricerche e le indagini del fotografo, proiettando lo spettatore nel palcoscenico naturale che catturò Valsecchi durante il suo viaggio nel continente sudamericano quattro anni fa.
La donazione Bentivoglio racchiude in sé un'incredibile nucleo di opere d'arte verbo-visuale ideate e plasmate esclusivamente da artiste e collezionate nel corso degli anni da Mirella Bentivoglio, effervescente storica dell'arte, collezionista, poetessa ed artista. Lo spunto d'indagine della declinazione femminile in questa corrente artistica nasce negli anni Settanta, la decade delle donne, dall'idea di loro una voce nel panorama artistico, ancora prepotentemente monopolizzato dall'estro maschile, che nelle mostre miste occupava il 98% degli spazi a disposizione. La temperie femminista che si respira in quegli anni convinse l'allora Presidente della Biennale di Venezia Carlo Ripa di Meana a destinare nel 1978 uno spazio espositivo per un approfondimento squisitamente femminile nell'arte verbo-visuale, affidando l'organizzazione a Mirella Bentivoglio. Il risultato sorprese gli stessi curatori, che dopo numerose indagini raccolsero un ingente numero di opere e di artiste provenienti da tutto il mondo, compresa l'Europa dell'Est, allora preclusa al dialogo intellettuale e culturale a causa delle tensioni politiche. "Materializzazione del linguaggio", titolo dell'esposizione ospitata nel Magazzino del Sale alle Zattere, in un sapiente gioco di significati associava il concetto materno (mater) all'idea della materia e si sposava perfettamente con la figura femminile, da sempre preposta all'interno del nucleo familiare all'educazione al linguaggio del bambino. Da questa esperienza prese via la collezione Bentivoglio, da cui proviene il lascito di trecento opere donate ora al Mart.
"I Nuovi Futuristi" prova ad essere risposta e spunto d'indagine sull'eredità consegnata all'arte dai Futuristi della "prima ora" quali furono Giacomo Balla e Fortunato Depero. Nella poliedrica cornice di Casa Depero, legittima sede di quella prima corrente di pensiero, l'eclettiche meditazioni di artisti contemporanei trovano inconsueta sede espositiva, tessendo un quanto mai inconsueto dialogo con la Storia a cui devono, in parte, il loro concepimento, in un carosello di eccentrica allegria e vivace aggressione nei confronti dei temi contemporanei, a metà strada tra l'innocenza pop e il funzionalismo decorativo dell'oggetto quotidiano.
Approfondimenti
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