Gian Antonio Stella e il patrimonio assaltato
di Corona Perer
(Terme di Comano 26 luglio 2011) - "Ma cosa possiamo pretendere se il nostro premier pensa a ripisellare la statua di Marte spisellato?" Gianantonio Stella diverte, ma in bocca ha l'amaro di chi sa sopravvivere grazie all'ironia, ma non sa più che pensare di un paese che sta facendo man bassa del suo patrimonio. Il caso del lifting alle statue che Berlusconi ha voluto portarsi a palazzo, fa ridere e piangere allo stesso tempo: sono stati spesi 65.000 euro di denaro pubblico che avrebbero potuto servire ad esempio al bilancio della Pinacoteca di Bologna. Denaro speso non tanto (e non solo) per "pisellare" la statua che aveva gli attributi maschili mozzati, ma per rifarlo a gusto del presidente che aveva trovato la protesi...troppo piccola. E via al rifacimento del pisello a gusto e misura del premier.
E' solo uno dei casi in un catalogo di vergogne da far arrossire anche il più irriducibile patriota. "Ma è proprio così che ci sentiamo patrioti" afferma Gian Antonio Stella che a nome anche del collega Sergio Rizzo ha presentato alla terme di Comano la loro ultima fatica "Vandali, assalto alle bellezze italiane" (ed. Rizzoli).
Cita Curzio Malaparte in risposta alla rovente polemica con la ministra del turismo Brambilla che accusò i due giornalisti di anti-italianità per aver svelato che un sito dedicato alla Cina per promuovere il turismo italiano era stato interamente copiato da un sito esistente (quello della Regione Emilia Romagna), con il piccolo e significativo dettaglio che chi l'aveva realizzato ha intascato ugualmente la lauta consulenza informatica: 135 mila euro.
Di spreco in spreco, Gian Antonio Stella con una divertentissima quanto amara relazione ha tracciato un identikit di uno stivale che fa acqua da tutte le parti. O meglio: produce rovine. Il tutto sotto gli occhi pigri e rassegnati dell'italiano medio, soprattutto di quello di destra. "Gli elettori di destra hanno la bocca buona, troppo buona. Ne hanno lasciate correre troppe ora pare se ne stiano accorgendo: ma se Penati fosse stato di destra avrebbero suonato le campane contro i magistrati" ha detto il giornalista che ha sul petto diverse medaglie condivise con il collega Rizzo: i primi a parlare della casta, i primi a fare i conti sui costi della politica.
"Si badi bene, che sono lievitati nella seconda Repubblica tra il 2011 e il 2006, questo va detto. Ma ora bisogna che qualcosa cambi, non possiamo andare avanti a questo modo" dice. E la tragedia riguarda in primis la cultura: a fronte di tagli con la mannaia (i fondi per la cultura sono stati dimezzati in 10 anni: erano 2386 milioni di euro nel 2001, sono 1429 i milioni di euro stanziati nel 2011 con un calo di un vistoso 50,5%) si assiste all'incuria di quel poco che è finanziato.
Ne è esempio uno spot per promozionare Pompei, orripilante oltre che inefficace: un giovane scappa vedendo degli affreschi che si animano cantando Gloria Gaynor con il claim "Pompei Viva". E' costato 35.451.355 euro ed è in fondo alla classifica dei siti più visitati: al 184.594 posto.
I Bronzi di Riace rinvenuti nel 1972 sono stati sì un fenomeno museale che nel primo anno attirò un milione di visitatori, dato il clamore che aveva accompagnato la loro ri-emersione dalle acque, ma poi sono stati abbandonati e così sono finiti a promozionare auto e passate di pomodoro, protagonisti di un fumetto porno, proprio in questi giorni fanno gli scemi promozionando il turismo calabro con scelte di animazione e di marketing assolutamente discutibili.
"Non si poteva avere un po' più di rispetto nei loro confronti, ovvero di rispetto per il nostro patrimonio?" si chiede Gian Antonio Stella che ha portato questi esempi insieme a molti altri. Una lunga teoria di scempi che lasciano gli stranieri basiti: non gli italiani. Si va dallo sterminio dei campi veneti denunciato dal poeta Andrea Zanzotto (un continuum di cemento cresciuto nel far-west della pianificazione territoriale), alle bellezze storico-architettoniche che vanno a pezzi.
E non si tratta solo dei crolli di Pompei. Ad andarci di mezzo è soprattutto il paesaggio. In mezzo a tutto questo anche un miracolo: la Reggia della Venaria Reale, che oggi ci permette ancora il vanto di essere italiani. La residenza di caccia dei Savoia (più grande per cubatura della reggia di Versailles) è stata restaurata in 10 anni, senza appalto a trattativa privata, è oggi il quinto polo museale italiano, era un deposito di masserizie ed ora è un salotto meraviglioso del quale Stella ha mostrato con l'aiuto di foto il prima e il dopo.
Ma la storia vale anche al contrario e il giornalista ha mostrato come si trova ora la Cittadella di Alessandria, splendido esempio di cittadella fortificata risalente al 1728: è il luogo dove è nato il Risorgimento ma versa in un degrado totale. "E' una umiliazione, una vergogna" ha detto Stella che ha mostrato crolli di campanili e castelli dimenticati e opifici medicei divorati dalla vegetazione, ma anche scempi architettonici. "Pattume edilizio, cacca di calcestruzzo invade la pianura veneta: 2100 chilometri quadrati urbanizzati nel caos. In provincia di Treviso ci sono 1077 aree industriali cioè 14 per ciascun comune".
A Crocetta del Montello (Tv) si assiste al parossismo: in un comune di 5700 abitanti, ci sono 28 aree industriali cioè una ogni 204 persone e tra Mantova e Verona si vorrebbe collocare nella meravigliosa campagna un autodromo con annesso centro commerciale e divertimenti vari. "L'ha progettato Veneto Sviluppo, che è una compartecipata della Regione Veneto, la quale poi dovrà dare un parere di impatto ambientale: meraviglioso caso di conflitto di interessi" ha detto Stella che poi ha svolto una riflessione.
"Se un giornalista è chiamato a rispondere delle sue malefatte come accaduto in Londra, ciò non può avvenire per un ingegnere o un architetto che progetta male o per quegli amministratori folli che hanno spinto il territorio ad urbanizzazioni oltre ogni limite?". Condividere l'analisi di Stella non è difficile. Il vero problema è intravvedere una via d'uscita. Per il giornalista vicentino, firma di punta del Corriere, qualcosa sta cambiando: l'elettore di destra si sta stancando. Manderà a casa gli ultimi predatori? L'importante è che chi verrà dopo abbia nuova coscienza e visto come vanno le cose ci è restata solo una cosa da fare: sperare.
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