ESCLUSIVO - Pietro Orlandi commenta la seconda giornata di mobilitazione davanti alla basilica dove è sepolto il boss della Magliana De Pedis, e ci apre i pensieri di un fratello che è stato privato di una persona cara e che spera in una chiesa trasparente: ecco perchè il caso Emanuela Orlandi ci riguarda tutti

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Roma,21 gennaio 2012 - "La sepoltura del boss De Pedis in un luogo destinato a papi e cardinali ritengo sia il vero snodo dell'intreccio tra Chiesa, Stato e criminalità che 28 anni fa si è portato via mia sorella Emanuela. Per questo è anche da lì che passa la nostra battaglia" aveva detto Pietro Orlandi alla vigilia della seconda manifestazione davanti alla Basilica di sant'Apollinare. (Foto Fabrizio Lemma)

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Emanuela Orlandi

Pietro Orlandi:"Andremo al Quirinale"

di Pietro Orlandi

"E' stata una giornata intensa quella di oggi, colma di emozioni. Eravamo circa 500 persone, a detta dell'ispettore di polizia, in quella piazza che ha visto Emanuela libera per l'ultima volta il 22 giugno 1983.
Un bar ci ha dato la possibilità di utilizzare la presa di corrente per collegare un amplificatore, ho preso il microfono e prima di iniziare a parlare mi sono reso conto che mi trovavo nell'esatto punto di quando 28 anni fa aspettavo, seduto sulla moto, Emanuela che usciva da scuola e per un attimo l'ho rivista mentre attraversava il portone, sorridendo, si avvicinava e come sempre mi diceva, "ciao Piè".
Sono ancora commosso pensando a tanta gente che dopo 28 anni esprime tanto affetto verso Emanuela e un amore incondizionato verso la verità e la giustizia. Di lato guardavo quella basilica, quella sepoltura ed era chiara l'immagine di quel legame omertoso e massonico tra Stato Chiesa e criminalità che tanti anni fa si è portato via mia sorella.
E' un legame duro a sciogliere, per questo servono Magistrati liberi, con un forte senso della giustizia e senza paura come sono stati Falcone e Borsellino: servono autorità politiche non inclini a piegarsi di fronte al potere del Vaticano e soprattutto serve un Papa coraggioso e libero, che abbia il coraggio di abbattere quel muro di omertà che circonda la vicenda di Emanuela, eretto dal precedente pontificato di Giovanni Paolo II e che sia libero, senza alcun condizionamento, di pronunciare il nome di Emanuela da quella finestra a Piazza
S.Pietro.
Io credo che la Chiesa debba trovare la forza di confessare i propri peccati, solo così, senza vergogna potra invitare le persone alla rettitudine, dandone per prima l'esempio. Il tentativo da parte dello Stato italiano e dello Stato Vaticano di far dimenticare e seppellire questa storia è ormai fallito, lo hanno dimostrato,
oggi, le centinaia di persone in piazza e le oltre 60.000 mila che hanno aderito alla petizione.
In questo mio cammino ho trovato tanti nuovi amici, cittadini onesti e con un forte senso civico, insieme , ne sono convinto, arriveremo alla verità. Io sono convito che non potranno restare insensibile a questa nostra
richiesta, se cosi non fosse, noi non ci arrendiamo e andremo avanti con altre iniziative. Probabilmente un raduno al Quirinale, finchè non verrano fatti passi concreti verso la verità.
Naturalmente, Corona, la petizione va avanti e spero che sempre più persone possano aderire inviando una Email a petizione.emanuela@libero.it  "

22 gennaio 2012


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