Mart: Alice in Wonderland
di Corona Perer
25 febbraio 2012 - "C'è una favola post-moderna: Alice" afferma Cristiana Collu direttore del Mart. I reperti che "Alice in Wonderland" raduna, sono tanti e preziosi essendo la prima mostra che affronta e analizza in modo completo l'influenza che i celeberrimi racconti di Lewis Carroll hanno avuto sul mondo delle arti visive.
Ma più delle opere che interpretano la bambina del sogno universale, più dei disegni preparatori (peraltro straordinari) realizzati dallo stesso autore e più delle prime e tante affascinanti edizioni, sono le foto di Charles Dodgson in arte Lewis Carroll a stupire e a lasciare a bocca aperta.
Si possono ammirare visitando la mostra allaestita al Mart fino al 3 giugno 2012 con la quale si racconta la genesi del più grande successo editoriale per l'infanzia. Nelle foto di Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, 1832 - 1898) sognano le piccole protagoniste e attraverso loro sogna l'uomo dietro alla macchina fotografica. Il padre di Alice realizzò in fotografia il corrispettivo di quanto il suo fortunatissimo libro conteneva, facendo filtrare distillato di sogno attraverso gli occhi delle belle bimbe ottocentesche che posavano per lui. E tra queste soprattutto Alice al quale il libro era ispirato.
Benchè si fosse sempre interessato alle arti sin dall'infanzia, Charles Dodgson era in realtà un maestro di matematica, particolarmente dedito alle fantasticherie e particolarmente abile nell'allestire set fotografici. Amava narrare storie meravigliose alle figlie del suo decano della Christ Church College dove insegnava, e fu su invito della maggiore di loro, Alice Pleasance Liddell, che si decise a mettere la favola nero su bianco.
Dodgson, che aveva comprato la sua prima macchina fotografica nel 1856, aveva fotografato la piccola che aveva tre anni. Tra una storia e l'altra continuò ad allestire per lei scenari di posa finchè la piccola divenne giovanetta e poi ragazza. L'ultima foto fui scattata quando aveva 18 anni.
Fu dunque un incontro importante del quale molto si è detto e scritto (psicanalizzando e sezionando la psicologia di Carroll, compresa la sua presunta pedofilia). Di certo fu quella bambina a chiedergli di scrivere la fiaba e le storie che lui le aveva narrato e Dogson lo fece come dono di Natale per la famiglia Liddell.
Solo anni dopo si decise a pubblicarlo ed il successo fu tale che la vera Alice ottenne persino un dottorato per aver ispirato l'autore il quale della prima edizione stampata curò minuziosamente tutto: dalla carta, alla grafica, dall'impaginazione alla scelta delle immagini. "Fu un artist-book ante litteram" ha spiegato il curatore della mostra allestita al Mart, Christoph Benjamin Schulz che a questa vicenda ha dedicato anni di ricerche insieme a Gavin Delahunty (con l'assistenza di Eleanor Clayton) lavorando sui classici di Lewis Carroll "Alice nel Paese delle Meraviglie" e "Attraverso lo specchio" che hanno affascinato e ispirato molte generazioni di artisti da quando furono pubblicati, 150 anni fa.
Quando il libro fu pubblicato il successo fu tale che già nel 1907 se ne fecero 14 diverse edizioni, il mondo di Alce finì in tazze e bicchieri e la moda letteraria diventò un fenomeno di costume. Tutto questo racconta la mostra attraverso la quale è possibile vedere non solo la genesi dei disegni, ma anche i primi film muti uno dei quali realizzati nientemeno che da Renè Magritte.
Molti gli aneddoti sul primo vero best-seller del Novecento. La vera Alice, ad esempio, si tenne il libro fino al 1928 quando lo vendette per un cifra astronomica per i tempi: oltre 15.000 sterline. Dopo la guerra fu una cordata di imprenditori (tra questi Walt Disney) a ritornare in possesso del manoscritto per donarlo all'Inghilterra.
E di questa "bambina del sogno universale" che ha popolato molti immaginari resta l'utopia. "Alice per me è l'invito a non liquidare il sogno dalla nostra vita" ha commentato Cristiana Collu che con il suo sognante allestimento esordisce alla conduzione operativa del museo. Ricorrendo a citazioni filosofiche, Collu ha evidenziato il vero motore di Alice: il desiderio. "E non c'è niente di più rivoluzionario e sovversivo del desiderio" ha chiosato.
"La mostra è in fondo il mondo post-moderno spiegato ai bambini e bene si interseca con l'altra mostra sul postmodernismo, inteso come allegoria del nostro tempo" ha concluso paragonando la mostra organizzata insieme a Tate Liverpool e Kunsthalle Hamburg ad una caramella da assaporare lentamente o un magnifico giocattolo che si aziona proprio dal manoscritto originale del 1864.
Attraverso disegni, dipinti, fotografie, poster e oggetti della quotidianità, la mostra racconta un'epoca, una società e il lungo lavoro di Carroll dedicato ad Alice, ma soprattutto le numerose influenze che questa celebre opera e le sue immagini hanno avuto nella cultura artistica moderna e contemporanea, dai dipinti dei surrealisti, agli artisti della Pop fino ai protagonisti dell'arte contemporanea da Sigmar Polke a Kiki Smith.
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