A 20 anni dalla strage di Capaci - Ricordare per non dimenticare, mentre emergono nuovi dettagli sulle stragi del '92: "la trattativa con lo stato ci fu, si stanno chiarendo tutti i nomi di chi vi partecipò" dice la Procura di Caltanissetta che indaga ancora sui mandanti.

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Il sorriso di Giovanni Falcone per augurare all'Italia
un futuro senza mafia

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Falcone con la scorta

Omaggio a Giovanni Falcone - A 20 anni dalla strage di Capaci

23 maggio 2012 - Questo sorriso non si è spento, come non si è spenta la speranza che emerga la verità. Sono trascorsi 20 anni e i GR annunciano una "svolta nelle indagini". Fosse anche una buona notizia, un simile titolo dice quanto meno una cosa: che ci vogliono minimo 20 anni in Italia per sapere qualcosa e perchè la verità venga a galla. E' la realtà dei misteri italiani, dello stragismo, della strategia del terrore che imbavaglia e inibisce il futuro di questo paese, mai pienamente libero, mai pienamente compiuto.

Ora pare che per la strage di Capaci sia emerso qualcosa di nuovo. E' stata la mafia, ma è chiaro che ci sono forze in Italia che ci hanno allontanato dalla verità. "La trattativa con lo stato ci fu, si stanno chiarendo tutti i nomi di chi vi partecipò, un filo rosso lega le due stragi e certamente vi furono contatti diretti tra mafia e stato" afferma Sergio Lari procuratore di Caltanissetta, che era collega e amico di Falcone e Borsellino. Sulla strage di Capaci le 36 condanne non sono in discussione, ha detto nei giorni scorsi, ma ci sono nuovi dettagli sui "concorrenti esterni" nell'ordinare la strage che comunque va ascritta a "Cosa Nostra". E questo è un punto fermo.

E allora torniamo a questo sorriso che ci mette tra le mani il coccio di un bellissimo vaso, infrantosi in mille pezzi. Era il 1992 e anche allora al governo c'erano i tecnici: governava Amato. Tangentopoli aveva spazzato tutto. Tonino era un giudice di Milano che ora fa il parlamentare a Roma. Oggi che la nostra Repubblica è ancora a pezzi (e non meno corrotta da mafie e malaffare) non possiamo che chinarci a raccogliere i cocci di questo vaso. Benchè compromesso e rotto, ci consente di riflettere.

E pensare a quel maggio caldo, anticipo d'estate, quando saltò in aria Giovanni Falcone (poco dopo toccherà a Borsellino). A questo sorriso pieno di speranza, vitalità ed entusiasmo, con un sorriso aperto su una Sicilia che ancora non c'è e su un paese che ancora non è libero di affacciarsi per guardare con occhi "nuovi" un territorio senza mafia.

"L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa" diceva Falcone. "Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza" disse il giudice "solo" ma... "coraggioso".

E allora onore a tutti coloro i quali lottano contro le mafie. Perchè le mafie seminano morte: con il traffico di droga che uccide i nostri figli, con il racket, i rifiuti tossici, l'usura e il riciclaggio. Tutti mali che dobbiamo combattere con i fatti. Ma forse bastano anche le parole (se aiutassero davvero a diventare coscienza).

(Corona Perer)

 

TESTIMONI per il domani
> Paolo Borsellino, il giudice eroe
> Agnese Moro: fare memoria significa fermarsi
> Don Luigi Ciotti "Non basta indignarsi: serve il disgusto"
> Don Giacomo Panizza "Ndrangheta e Paradiso"
> "Fate fiorire la primavera" di Luigi Ciotti


 

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