Intervista a tutto campo con uno dei pionieri della ricerca contro il cancro che spiega tre parole magiche: RNA

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"Amo l'Italia ma resto negli Usa" dice il prof. Croce in un'intervista a tutto campo

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Il prof. Croce (secondo da sinistra) a Trento viene sempre
per i Simposi della Fondazione Pezcoller. "Ottimi" dice.

Carlo Croce e la fuga di cervelli

di CORONA PERER

(Ohio University) - La risposta definitiva nella lotta contro il cancro? Sta con ogni probabilità nell'RNA. Il prof. Carlo Maria Croce, romano de Roma, è quello che si dice un cervello fuggito. Se ne sta in Ohio e non progetta di tornare. La sua fuga molti anni fa quando dopo essersi laureato a Roma in medicina ha capito molto presto che il suo futuro era uno: andarsene. Già a capo del principale centro di ricerca, il Chemical Cancer Center di Philadelphia dove guidava 600 ricercatori, ora è al Cancer Center dell'Ohio University. Lì vive con la famiglia. Per i suoi studi sulla leucemia linfoide cronica (patologia che non lasciava scampo), ha sfiorato il Nobel. È stato insignito del Pezcoller nel 1999. Scrive per Repubblica.

Tornerebbe in Italia, professore?
No, sto bene dove sono.

Lei come si sente?
Sono un americano con un cuore europeo.

Da noi quante volte torna?
Sono in Europa almeno 25 volte all'anno.

Nessun rimpianto per l'Italia?
Le rispondo subito: amo l'Italia più di quando me ne sono andato.

Quindi le manca...
No, perché ci vengo molto spesso: sono professore a Ferrara di Oncologia Medica.

Ma negli Usa di che cosa può sentire nostalgia?
Dell'arte italiana.

E di che cosa si dispiace di più?
Della politica, del livello in cui ci troviamo. Della corruzione della classe politica che non ha senso dello Stato.

E secondo lei perché?
Penso sia un tipico problema culturale. La colpa è degli italiani. È la struttura Italia che è carente.

Quindi aveva ragione Cavour: gli italiani sono ancora da fare?
Forse sì, ci ha visto giusto, probabilmente.

Professore cosa fa negli Usa?
Io sono un genetista molecolare.

Non potrebbe farlo in Italia?
Qui mancano i soldi, non ci sono proprio.

È questo il motivo dei cervelli in fuga?
Fino a quando i salari per i ricercatori restano ridicoli, non ci saranno che fughe, anche i medici non stanno meglio. E poi non c'è organizzazione tra Università e Centri di Ricerca e questo incide sull'efficacia degli sforzi.

Quale è secondo lei il problema più grave?
Che in Italia manchi meritocrazia, che poi è un fatto di giustizia. Del resto manca anche la Giustizia, mi pare.

Il suo sogno come uomo e ricercatore?
Curare il cancro.

Non il Nobel al quale tuttavia è andato molto vicino..?
(ride) Questo sarebbe semmai un effetto collaterale.

E progressi ce ne sono?
Tantissimi, più di quanto non si pensi. Il problema è che non ci rendiamo conto quanto sia difficile. Per questo simposi come quelli organizzati dalla Fondazione Pezcoller sono assai importanti.Lei ha relazionato al Simposio 2008.

Come le è sembrato?
Come sempre di alto livello. Dal Pezcoller si torna sempre con tanto entusiasmo.

Cosa sta studiando in questo momento?
Il cuore del problema: ovvero l'RNA e per farlo... devo stare negli Usa

Ci racconta questa avventura?
Cercavamo il gene che causa la leucemia linfoide cronica e abbiamo trovato che in realtà a monte c'erano ben due geni ovvero una nuova classe di geni che codificano per piccole molecole di RNA. Decodificarlo e riscriverlo aiuta a interpretare il Dna.

Era una novità?
Fino a qualche anno fa si credeva che ad ogni gene corrispondesse una molecola, era una sorta di dogma. Quindi nel tumore si diceva: un gene malato uguale un molecola malata. In tutti i tumori vi sono in realtà alterazioni di Rna che funzionano come regolatori. Pensiamo che quelli che vengono persi possano essere sostituiti da prodotti di sintesi.

Quale è la caratteristica dell'RNA?
Che ha un filo solo, mentre il Dna ne ha due. La sequenza è più semplice. La terapia genica potrà sostituire un piccolo componente chimico perso. Ma non sempre vengono persi, talvolta aumentano. Agendo sull'Rna si è dentro il cuore delle mutazioni nel Dna.

E che prospettive si aprono?
Quella degli onco-soppressori e pensiamo di farcela nel giro di 2-3 anni.

In sostanza come potremo agire?
In caso di tumore ci basterà capire quale micro-Rna si è alterato e sostituirlo. Dovremo lavorare ancora su modelli animali per vedere i tumori causati dalla perdita o da troppi micro-Rna. Ma ce la faremo. Sono ottimista.
(ottobre 2008)

 

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