Esce oggi il libro che spiega perché la chiesa soffre: perchè è malata

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Per commentare questa pagina un'opera di Dennis Oppenheim

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L'esterno della Chiesa di Pantelleria

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la copertina del libro edito da Ancora

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Anche lo spazio sacro - scrive Vinicio Albanesi - è segnale della crisi in cui si dibatte la Chiesa contemporanea. Nella foto: un battistero moderno (Chiesa di Pantelleria)

VINICIO ALBANESI - I 3 mali della Chiesa

di Corona Perer

(16 maggio 2012) - Per averne descritte cinque, finì all'indice. Accadeva nell'Ottocento ad Antonio Rosmini. Ora Vinicio Albanesi descrive tre mali della Chiesa nel suo libro edito per i tipi di Ancora: qualche progresso c'è stato ma si tratta ancora di tre piaghe importanti.

Uno è il verbalismo ovvero la prevalenza delle parole umane sulla Parola di Dio. L'altro è l'estetismo che genera potere. Ma non sono meno gravi gli atteggiamenti che esprimono esteriormente virtù cristiane, contraddette poi nella pratica: ovvero il moralismo. La chiesa insomma soffre perchè è profondamente malata.

I  "tre mali" descritti da don Vinicio Albanesi, abate parroco della Parrocchia di San Marco alle Paludi a Fermo dal 1984, sono contenuti in un'analisi dura della situazione della Chiesa italiana. Un'analisi che gli è costata sofferenza, e lo dice lui stesso fin dalle prime pagine.

«Sono quasi dieci anni che il problema della crisi della Chiesa in Italia mi gira nella mente e nell'anima. È una sofferenza che non rivendica nulla a nessuno, né tanto meno esprime giudizi. Con quale autorità d'altronde e verso chi? Si tratta piuttosto di una pena che vede la religiosità in stato di profondo malessere e - cosa molto grave - senza prospettive, almeno umanamente. Da qui lo sforzo di indicare vie di uscita».

Il saggio sostiene che ci sia un "abuso della parola" che resta però priva della verità di vita per il suo assecondare un certo sociologismo religioso. Non meno gravi gli effetti negativi di un malefico estetismo: ovvero il potere. Analizzando tre generazioni di preti, fra vescovi, fedeli, movimenti ed evoluzione della devozione, Albanesi  rileva che la mancanza della semplicità e dell'essenzialità evangelica sta al cuore dell'impoverimento spirituale degli stessi ministri della Chiesa.

Il moralismo (terzo dei tre mali) si annida nel potere temporale e chiede alla Chiesa di ingaggiare importanti sfide dottrinali che riguardano tematiche  come la famiglia, i giovani, la sessualità, la pace, la scienza e persino l'arte. Su quest'ultimo capitolo una pagina davvero interessante.

Albanesi sostiene che in Occidente e in Italia c'è una sfida da compiere sul piano dell'arte. "Sono scomparse le figure tradizionali e artigianali di chi produceva arte. Molte nuove chiesa sono l'elaborazione architettonica di centri commerciali, aeroporti e sale di ritrovo" scrive Albanesi. "La concezione degli spazi nonostante gli sforzi non è religiosa nel senso profondo del termine e solo raramente si manifesta: non è colpa di architetti e progettisti ma si tratta di mancanza di spiritualità in chi propone e anche in chi frequenta la Chiesa" commenta il sacerdote.

Insomma la Chiesa ha persona che il senso dello spazio sacro e anche a livello di strutture si nota la paganizzazione della religione. Quale può essere allora il futuro della Chiesa secondo Vinicio Albanesi (marchigiano di nascita e classe 1943) ?

Lui che è sacerdote dal 1967, ha alle spalle studi in teologia e diritto canonico presso l'Università Gregoriana di Roma, ha compiuto la sua grande decisione di vita dopo aver incontrato don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità di Capodarco (dove si è svolta gran parte della sua vita), indica delle piste di lavoro.

Serve una Chiesa in ascolto, silenzio e riflessione, la preghiera. E solo così potrà nascere la comunità dei credenti futura.

Insegnante di diritto canonico presso l'Istituto Teologico Marchigiano, Albanersi ha fatto parte del Tribunale ecclesiastico regionale e ha ricoperto posti di rilievo nella sua Diocesi.  Nel 1994 è diventato responsabile della Comunità di Capodarco nazionale, organismo che federa attualmente 14 comunità residenziali, sparse in 10 regioni, con un migliaio di soci.

E da uomo di fede vuole sperare in una Chiesa che sappia ritrovare futuro anche se oggi appare stanca e disorientata.

 


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