incontro con Andrea Pagnes (VestAndPage), curatore della Venice International Performance Art Week

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Le foto di questa pagina sono di Monika Sobczak

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VestAndPage: Corpo Ibrido, Corpo Poetico

(31 gennaio 2013) - Lo scorso dicembre si è conclusa a Venezia, nella splendida cornice di Palazzo Bembo, la prima edizione della Venice International Performance Art Week, dal titolo Corpo Ibrido - Corpo Poetico. Circa 2000 persone all'inaugurazione, 9000 visitatori nell'arco della settimana e grande visibilità mediatica all'evento (ne hanno scritto e parlato un centinaio di testate).  Ne abbiamo parlato con Andrea Pagnes-VestAndPage, curatore dell'evento.

Ti aspettavi un successo del genere?
No sinceramente, non di questa portata almeno. Certo, quando investi tutte le tue energie in un progetto in cui credi fortemente e che come questo sia frutto di anni di militanza nell'ambito della Performance art, si spera sempre di ricevere un certo consenso, di suscitare entusiasmo, di stimolare interesse e curiosità. E' andato tutto oltre ogni più rosea previsione.

Quali feedback hai ricevuto, anche in senso di critica, da parte del pubblico?
La Performance art sta vivendo una nuova rinascita. Per sua natura resta comunque controversa. E' diretta ed effimera, come la vita del resto. Essendo su scala profondamente umana, coinvolge ed ha un impatto spesso immediato su chi ne fruisce. Abbiamo avuto un pubblico molto attento e partecipativo, locale, nazionale e internazionale, e soprattutto giovane, aperto, desideroso di esprimersi a sua volta, questo per me significa aver centrato l'obiettivo, nel senso che la proposta presentata ha generato riflessione e desiderio di confronto.

Lo spazio?
Due piani di un palazzo veneziano, che con il loro labirinto di stanze si prestava a determinate sperimentazioni. Sin da subito, ho immaginato questo luogo non come il solito contenitore, ma come una factory capace di trasformare l'esposizione quotidianamente. Luogo animato, flessibile, vitale, abitato dai corpi - presenti, portatori di significato, espressivi e in movimento - dei perfomer, così come dai loro oggetti.

Come hai strutturato il programma?
Ho pensato a performance pomeridiane e serali in aderenza al tema curatoriale, incentrato su argomenti quali empatia, amore, sofferenza, costumi politici e sociali, e dove si rendesse evidente la manifestazione temporanea di un messaggio che prende vita attraverso il movimento e l'azione espressiva, ma autentica del corpo - umano - dell'artista. Un corpo che appartiene a tutti e proprio per questo emozionalmente condivisibile. Ogni mattina, invece, il pubblico poteva incontrare gli artisti e parlare con essi mentre raccontavano del loro percorso artistico e di vita.

Quale criterio hai adottato nella scelta degli artisti?
In base al tema (Corpo Ibrido - Corpo Poetico), ho desiderato mettere a confronto alcuni dei più giovani, il cui lavoro stimo molto, con alcuni dei pionieri e maestri di quest'arte: Yoko Ono, VALIE EXPORT, Nitsch, Jan Fabre, Boris Niesloni, Iljia Soskic, per citarne alcuni, questo per evidenziare la necessità di una certa continuità storica che è, per me, elemento fondamentale. Ho cercato di guardare anche alle qualità umane di chi ho invitato a partecipare.

Quale commento hai gradito di più?
Quello di Lee Wen, che ha definito quest'evento da ricordare come esperienza collettiva: "... non un circo, non uno spettacolo, né una biennale, ma un incontro di artisti e persone che hanno cercato le perle nei fiumi della civiltà umana e sono venuti a condividere ciò che hanno trovato.

Emilio Luzza

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