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Persone e idee

Monastero di Bose: Beati i pacifici

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A Bose il mondo ortodosso

(C.Perer) - Le chiese hanno un’enorme responsabilità nella promozione della pace in questo mondo. E' il verdetto finale uscito da Bose dove da 22 anni si ritrova ogni anno il mondo dell'ortodossia e di quel cristianesimo disposto a dialogare e confrontarsi sulle questioni cruciali che uniscono il mondo dei cristiani.

“Per la pace dell’intero mondo, per la pace delle sante chiese di Dio e per il bene di tutti, preghiamo il Signore”. L'invocazione della pace come dono di Dio è costante nella Liturgia ortodossa.  Nel tempo drammatico di crisi e conflitti che viviamo, questa parola è risuonata all’inizio e alla fine del XXII Сonvegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, dedicato al tema "Beati i pacifici" (Monastero di Bose - 3/6 settembre 2014). Per quattro giorni, circa duecento partecipanti da tutto il mondo, e rappresentanti di tutte le Chiese ortodosse, della riforma e della Chiesa cattolica hanno pregato e riflettuto insieme sull’evangelo della pace, che chiede ai cristiani di essere un fermento di riconciliazione e di pace tra le donne e gli uomini contemporanei.L'incontro si è come sempre svolto in collaborazione con le Chiese Ortodosse. Molto interessanti le conclusioni pronunciate da Michel Van Parys a nome del Comitato Scientifico perchè hanno toccato i drammi attuali del medio Oriente.

"Quando la comunità monastica di Bose al vedere le atrocità commesse durante la guerra civile in Siria, ha scelto come tema del Convegno il versetto di Matteo “Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio”, non poteva certo ancora prevedere la drammatica urgenza delle settimane scorse e dei giorni scorsi nel Vicino e Medio Oriente e in Ucraina.
"Proviamo un disagio estremo, cent’anni dopo il genocidio armeno seguito da tanti altri nel corso del XX secolo, a parlare di pace, a constatare l’impotenza che ci afferra di fronte alle sofferenze di tanti bambini, genitori, nonni" ha esordito  Van Parys.

"Non ignoriamo che il cristianesimo, a partire dall’illuminismo, così come il giudaismo e l’islam, sono accusati d’intolleranza. Non possiamo eludere tale questione. Non potremmo cercare insieme, noi chiese ancora divise, un’interpretazione “cristica” dei salmi, della violenza che attraversa la Bibbia, dal martirio di Abele ad opera di suo fratello Caino alla guerra totale, escatologica, di cui ci parla il libro dell’Apocalisse. L’ira è un impulso necessario per l’aggressività, ma il Signore Gesù ci dà, a più riprese, l’esempio di un’indignazione, di un’ira, che non ha altro fine se non quello di neutralizzare l’ipocrisia o l’indurimento del cuore, personale o comunitario" ha aggiunto.

Michel Van Parys ha poi sottolineato che le antiche traduzioni greche e latine della Bibbia hanno già dato avvio a una rilettura del testo ebraico, che sappia trarre profitto da tutto ciò che le scienze umane possono apportare alla comprensione della Parola di Dio.

"I racconti biblici e i salmi riflettono la pedagogia dello Spirito santo, parlano della pazienza di Dio. I padri della chiesa hanno esplorato la ricchezza della pace, dono di Dio, in Cristo e attraverso il Cristo risorto. Si sono concentrati soprattutto sulla pace interiore, quella del cuore" e ha poi spiegato tutto ciò che ostacola la crescita dell’agape: l’orgoglio, l’invidia, la gelosia, l’angoscia, la collera, l’avarizia, i cattivi desideri.

Ma come può manifestarsi la Pace? Questo dono a suo avviso deve manifestarsi nell’unità e attraverso l’unità della chiesa e delle chiese. E non ha taciuto che al pari della santa Scrittura, la dottrina dei padri della chiesa deve essere accolta da ogni nuova generazione di credenti. E poi qual è il legame tra l’unità della chiesa e la pace nel nostro mondo?

"Ci è parso che questo legame esista e che sia molto stretto" afferma Van Parys. “Il vincolo della pace può e deve placare i conflitti e le guerre di cui l’umanità è vittime. Le chiese hanno un’enorme responsabilità nella promozione della pace in questo mondo. La Divina liturgia racchiude un’immensa ricchezza a questo proposito" ha poi aggiunto fornendo anche una pista di lavoro.

"Non sarebbe anche il caso di togliere, o di non utilizzare più, gli anatemi presenti nei libri liturgici contro le altre chiese? Pensiamo agli anatemi contro papa Leone o contro Severo di Antiochia. Forse avevano una certa utilità pastorale in una determinata epoca, ma oggi non finiscono per rinchiuderci in un’identità ecclesiale esclusiva?

Le nostre chiese hanno tutte accettato, quando ne avevano la possibilità, la “coercizione”, il ricorso alla violenza, con o senza l’appoggio del “braccio secolare” per reprimere l’eresia, a motivo della sua diversa formulazione dogmatica. La politica ha abusivamente utilizzato la chiesa, le chiese, così come le chiese hanno abusato della loro influenza sulla società. Quale sinfonia tra trono e altare, nel rispetto di ciò che spetta a Dio e di ciò che spetta a Cesare? Il problema che ci viene posto, e che resta attuale, è quello della responsabilità delle nostre chiese e, in particolare, dei loro pastori e teologi, di de-costruire, attraverso una catechesi irenica, le immagini fittizie o reali dell’altra chiesa. Le nostre chiese sono chiamate a diventare dei laboratori della pace di Dio, a cercare con impazienza di purificarsi per ricevere dal loro Signore il dono dell’unità.  Roma e il patriarca Athenagoras al Phanar? Sarebbe un segno che la loro santa amicizia continua a portare il frutto dello Spirito, la pace, nelle nostre chiese. La speranza non delude!

Come ha ricordato nel suo indirizzo di saluto  Enzo Bianchi, Priore di Bose e presidente del comitato scientifico del convegno, “la pace è un dono del Signore, un dono dall’alto, una promessa messianica”, mentre “l’inimicizia, la violenza, la guerra continuano a essere la grande seduzione per gli uomini”: occorre intraprendere un itinerario per discernere le radici della violenza e offrire le ragioni di un’autentica educazione alla pace, nell’ospitalità del diverso, nell’operosità della riconciliazione, nella fatica del perdono.
Giunto alla sua ventiduesima edizione, il Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa è diventato un punto di riferimento internazionale per il dialogo ecumenico e lo studio della tradizione spirituale dell’oriente cristiano, secondo una visione ampia del dialogo interculturale e interreligioso, che include l’Europea orientale, l’Ucraina, la Russia e il Medio Oriente.

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