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Cina persecuzioni e condanne agli uiguri

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di Emilio Luzza

Gli uiguri sono odiati dal sistema politico cinese. Tant'è che affrontano diffuse discriminazioni in materia di occupazione, istruzione, alloggio e ridotta libertà religiosa così come emarginazione politica.
Recentemente l
e autorità hanno incrementato le restrizioni delle manifestazioni pubbliche dell'Islam; sono stati vietati barbe lunghe, veli, hijab e t-shirt con la mezzaluna islamica e la stella. Pochi giorni fa anche la condanna all'ergastolo pronunciata da un tribunale cinese per il prominente accademico uiguro Ilham Tohti con l'accusa di "separatismo" è un affronto alla giustizia, ha dichiarato Amnesty International.


"Questa vergognosa sentenza non ha alcun fondamento nella realtà. Ilham Tohti ha lavorato per costruire pacificamente ponti tra le comunità etniche e per questo è stato punito con accuse politicamente motivate" - ha affermato William Nee, ricercatore Cina di Amnesty International.
“Tohti è un prigioniero di coscienza e le autorità cinesi devono rilasciarlo immediatamente e senza condizioni”.

Attraverso il suo lavoro come accademico e scrittore, Tohti ha cercato di costruire la comprensione reciproca tra uiguri e cinesi han nella regione autonoma uigura dello Xinjiang (Xuar), crescenti tensioni etniche nella regione. Ha fondato il sito uighur online e ha criticato apertamente le politiche di Pechino nello Xuar.

La polizia ha arrestato Tohti, insieme a sette studenti uiguri, nel gennaio di quest'anno. È stato torturato durante la detenzione, è stato privato del cibo per 10 giorni e incatenato per oltre 20.

Il suo processo è stato segnato da una serie di lacune giuridiche. Al suo team legale è stato negato l'accesso alle prove e non ha potuto incontrare Tohti per sei mesi. Uno degli avvocati di Tohti è stato anche costretto a lasciare il caso in seguito a pressioni politiche. I sette studenti uiguri affrontano una simile accusa di "separatismo", anche se non è chiaro quando i loro processi avranno luogo o se sia stata loro autorizzata la rappresentanza legale.

Durante il mese di ramadan, diversi siti internet governativi dello Xuar hanno messo gli studenti sotto pressione estrema vietando il digiuno e insistendo sul fatto che tutti i membri del partito comunista e i dipendenti statali aderissero all'ateismo.

La condanna di Tohti arriva dopo un'ondata di attacchi violenti e di repressione delle proteste nella regione. Uno degli episodi più violenti si è verificato il 28 luglio, con i media statali che hanno segnalato 37 civili uccisi quando una “folla armata di pugnale” ha preso d'assalto gli uffici governativi nella città di Shache. Secondo quanto riportato, le forze di sicurezza hanno ucciso 59 aggressori.

Gruppi uiguri contestano questa cifra, asserendo che sono stati uccisi ben 2000 uiguri quando la polizia ha aperto il fuoco su centinaia di persone che protestavano contro le severe restrizioni imposte ai musulmani durante il ramadan. Nel mese di maggio, le autorità hanno lanciato la campagna anti-terrorismo "colpire duro", che ha visto arresti di massa e centinaia di persone, per lo più uiguri, radunati e imprigionati dopo processi iniqui.

Questo è seguito a una serie di attacchi violenti in cui sono rimasti uccisi soprattutto cinesi Han. Tre persone sono morte e 79 sono rimaste ferite in un attacco con bombe e pugnali in una stazione ferroviaria a Urumqi, capitale della regione, il 1° maggio; poche settimane dopo, bombe sono state scagliate da automobili nel mercato affollato della città uccidendo 39 persone e ferito 94 passanti.

Intanto Amnesty International e Omega Research Foundation hanno sollecitato le autorità cinesi e quelle di tutti gli altri paesi a imporre un’immediata moratoria sulla produzione e il commercio di strumenti intrinsecamente atti a violare i diritti umani. Inoltre si chiede di sospendere immediatamente o negare le autorizzazioni a esportare altri strumenti per mantenere l’ordine pubblico laddove vi sia il rischio sostanziale che essi verranno utilizzati per commettere o facilitare gravi violazioni dei diritti umani.

Ma quel che più conta è porre fine alla tortura e ai trattamenti o pene crudeli, disumani e degradanti, così come all’uso della forza arbitraria e indagare su tutte le denunce relative ad atti del genere per poi portare i responsabili di fronte alla giustizia.
                                                       
Roma, 23 settembre 2014 - editing E.Luzza




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