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Scatti d'autore

Elliott Erwitt, icons

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Tra i grandi del '900

Ha fotografato Nixon e Krusciov, il Che e Marylin, i Kennedy e la vedova Jaqueline. E' il fotografo della storia degli ultimi 50 anni. Instancabile e sempre concentrato su nuovi progetti, Elliott Erwitt è un fotografo che lascia ancora il segno e che rappresenta non solo la storia della fotografia, ma anche un esempio di passione per un lavoro straordinario che lo ha portato a contatto con i grandi del Novecento, ma anche con le persone comuni e con la vita delle grandi metropoli.

Molti dei suoi scatti sono diventati icone del Novecento, compresi i cani e i loro padroni, serie iniziata addirittura nel 1946. All'epoca Erwitt era stato attratto da un cagnolino con un pullover realizzato probabilmente dalla sua padrona di cui, nello scatto, sono rimasti solo i dettagli dei piedi. Da allora, i cani erano diventati la satira sociale sulla condizione canina.

Una mostra dedicata alla sua grande maestria è stata allestita a Roma  presso l’Auditorium Expo Parco della Musica dove viene raccontata anche un'amicizia con un collega: "Gianni Berengo Gardin, Elliott Erwitt. Un’amicizia ai sali d’argento"  mette a confronto due grandi interpreti della fotografia, due maestri della camera oscura.

Particolare è il suo rapporto con l'Italia e non solo per i motivi biografici (visse a Milano durante l'infanzia). Nato in Francia da una famiglia di emigrati russi, nel 1928, Elliott Erwitt passa i suoi primi anni in Italia. A 10 anni si trasferisce con la famiglia in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939, stabilendosi dapprima a New York, poi, dopo due anni, a Los Angeles.

Nei primi anni ‘50, Erwitt dopo essere transitato per Pittsburg, la Germania e la Francia, si stabilisce a New York, città che elegge sua base operativa  fondamentale. Flessibilità e spirito d'adattamento necessari tanto alla sua professione che ai suoi interessi, lo hanno visto muoversi molto spesso intorno al pianeta prima di far ritorno alla base. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe "firmate" per i fan delle star di Hollywood.

All'inizio della sua carriera ha lavorato per il Governo americano, ma è stato determinante l'incontro con Robert Capa, co-fondatore, con Cartier-Bresson, Rodger e Seymour, dell'agenzia Magnum, la celebre cooperativa di grandissimi fotografi che sono stati i testimoni dei grandi eventi del secolo scorso.

Nel 1953, poco prima della sua scomparsa durante la guerra di Corea, Capa fa entrare in Magnum il giovane Erwitt, che da lì a poco ne diviene presidente. Parallelamente inizia a pubblicare i suoi servizi fotografici dando importanza ai dettagli, con la sua caratteristica ironia. Del resto, non ha mai voluto dare al suo lavoro enfasi o sacralità, si limita sempre al visibile.

Nel 1949 viaggiando e immortalando a lungo realtà e volti in Italia e Francia inizia la sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall'esercito americano nel 1951 continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l'esercito americano stesso, mentre staziona in New Jersey, Germania e Francia.

Membro dal 1953 della storica agenzia Magnum, fondata al termine della seconda guerra mondiale da un gruppo di fotografi fra i quali Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, Erwitt non solo ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sei decenni della storia del nostro mondo e della civiltà contemporanea, ma ha saputo cogliere in una serie di immagini in bianco e nero gli aspetti più tragici e quelli più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo.

Molte le mostre negli ultimi 2 anni: nel settembre 2011 gli era stata dedicata una suggestiva mostra da Kunst Merano Arte dove furono esposte in un'ampia retrospettiva  40 immagini stampate da Erwitt stesso nel suo studio di New York.

Dopo Parigi, il Reina Sofia di Madrid e l'International Center of Photography (ICO) di New York (che lo ha celebrato con un'ampia retrospettiva di 100 immagini) era stata la volta di Venezia, con una selezione curata da Denis Curti e Jacob Cohën.  Nel 2000, ha realizzato un calendario per la Lavazza e nel 2002 ha tenuto un'importante antologica allo Spazio Oberdan a Milano. Ha ritirato nel 2009 il Leica Lucca Digital Photo Festival Award.
18 dicembre 2014

 

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