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Tina Modotti: ''Io artista? Non sono d'accordo''

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di Corona Perer

In questa foto Tina Modotti è a San Francisco. E' il 1921 e a scattarla è Johan Hagemeyer. Appare come una donna dolcissima e fragile, ma Tina Modotti era una forza della natura. Ed era una grandissima fotografa oltre che magnifico soggetto da ritrarre. Della propria arte aveva una visione molto semplice.

“Sempre, quando le parole "arte" e "artistico" vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo". Si considerava semplicemente una fotografa.

Aveva un nome altisonante malgrado le umili origini. Si chiamava Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini, detta Tina.

Tina Modotti fotografa e attrice italiana era nata a Borgo Pracchiuso (Udine), nell'agosto 1896 da una famiglia operaia che emigra in Austria per cercare lavoro quando Tina ha solo due anni. Una parentesi breve: la famiglia rientra perchè Tina possa frequentare la scuola elementare e a 12 anni è operaia anche lei in una filanda per contribuire al mantenimento della numerosa famiglia (sei fratelli).

Sicuramente apprende i rudimenti della fotografia nello studio fotografico dello zio Pietro Modotti. Sono i primi del Novecento e la gente emigra in America. Tina lascia l'Italia e l'impiego nella Fabbrica Premiata Velluti, Damaschi e Seterie Domenico Raiser, nel 1913 per raggiungere il padre, emigrato a San Francisco, dove lavorò in una fabbrica tessile e si dedicò al teatro amatoriale, recitando anche D'Annunzio, Goldoni e Pirandello.

Nel 1918 si sposò con il pittore  "Robo" e si trasferì a Los Angeles per inseguire la carriera nell'industria del cinema. Nel 1920 l'esordio con il film The Tiger's Coat, per il quale venne acclamata anche per il suo "fascino esotico". Grazie al marito conobbe il fotografo Edward Weston e la sua assistente Margrethe Mather.

Nel giro di un anno, la Modotti divenne la sua modella preferita e, nell'ottobre 1921, sua amante. Con lui iniziò anche l'attività politica nel Partito Comunista Messicano ma fu grazie a lui che potè migliorare le sue capacità, fino a divenire un'artista di fama internazionale. Assistente in camera oscura, contabile, assistente creativo e poi pienamente "fotografa".

Insieme aprirono uno studio di ritrattistica a Città del Messico e ricevettero l'incarico di viaggiare per il Messico per fare fotografie da pubblicare nel libro Idols Behind Altars, di Anita Brenner. In questo periodo venne scelta come "fotografa ufficiale" del movimento muralista messicano, immortalando i lavori di José Clemente Orozco e di Diego Rivera. Molte delle foto dedicate ai fiori sono state scattate in quel periodo.

Nel dicembre del 1929 una sua mostra venne pubblicizzata come "La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico": fu l'apice della sua carriera di fotografa. Ma con l'espulsione dal suo paese sarebbe stato anche l'inizio della fine. Nei 12 anni che seguirono fotografò pochissimo. Viaggiò in giro per l'Europa per poi stabilirsi a Mosca dove si unì alla polizia segreta sovietica, che la utilizzò per varie missioni in Francia ed Europa orientale.

Morì a Città del Messico il 5 gennaio 1942, in circostanze mai chiarite.

"Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni” aveva detto Tina Modotti alla quale lo scorso anno è stata dedicata tra primavera e autunno una bella mostra a Torino nella corte Medievale di Palazzo Madama. Con  titolo perfettamente indicato alla sua personalità: "TINA MODOTTI Perchè non muore il fuoco". E quel fuoco non è affatto morto.

cperer - dicembre 2014

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