Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Commenti

Giorno del Ricordo: perchè (e come) celebrarlo

Giorno del Ricordo: perchè (e come) celebrarloUSA_QUESTA-001.jpgpiazza-martiri-delle-foibe.jpgvalduga.jpgGiorno-del-ricordo.jpg
di Massimo Occello

«La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Lo sancisce la Legge 30 marzo 2004 n. 92.  La data del 10 Febbraio com GIORNO DEL RICORDO è stata scelta per ricordare il giorno in cui a Parigi, nel 1947, venne firmato il Trattato di pace in conseguenza del quale venne sancita la cessione di buona parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia di Tito e l’abbandono di numerose città della sponda orientale dell’Adriatico.

Celebrazioni si svolgono ovunque in Italia, da Basovizza al Trentino. A Rovereto furono molti gli esuli: qui ogni anno una Messa commemora - anzitutto con la preghiera - la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Scrisse Brecht: "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare".

Il Sindaco della laicissima Rovereto, Francesco Valduga ha mosso proprio da queste parole per alcune riflessioni che ci paiono importanti. Anzitutto la necessità per l'uomo di riuscire a vedere nell'altro un fratello. "Se ciò accadesse cadrebbero i motivi per le guerre" ha detto il primo cittadino.
Ma come si può oggi commemorare nel modo giusto, in un mondo in cui si vive nel presente, nei tweet e nei post, nella semplificazione e spesso anche nel negazionismo? Valduga ha tentato di disegnare un percorso sul "come" fare memoria del Giorno del Ricordo.

"Non si tratta solo di far memoria di un dolore e di una sofferenza, ma di stimolare un senso di ripulsa per ogni odio e verso ogni pulizia etnica. Se ognuno coltiva a livello personale questosenso di ripugnanza, allora essa diventa anche collettiva" ha detto  citando Primo Levi e un passo di "Se questo è un uomo" in cui vi è il comando al ricordare: "Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli....".
Da qui l'invito ad accogliere questo comando ea  farlo proprio. "Solo con il ricordo possiamo sviluppare gli anticorpi per essere immuni da violenza e sopraffazione, e combattere così ogni indifferenza e negazione" ha concluso Valduga. Sono due passaggi estremamente educativi che un primo cittadino ha il dovere di fare verso la propria comunità.

Certo, si potrà dire che Rovereto ha già musei e associazioni culturali (penso al Laboratorio per la Storia) che operano proprio per l'approfondimento storico, ma è vero anche che tutto non può risolversi nella (peraltro doverosa) deposizione di una corona d'alloro alla lapide che ricorda questa tragedia. Servono le parole. Bisogna verbalizzare il "cosa fare", così come fu necessario -  a suo tempo - il cuore: accogliere gli esuli di una parte d'Italia che il Trattato di pace del 1947 aveva terremotato. Con quella firma le intere province di Pola, di Fiume, di Zara e la gran parte di quelle di Gorizia e Trieste furono assegnate alla Jugoslavia. Per la maggioranza degli abitanti della Venezia Giulia il cambio di sovranità tra Italia e Jugoslavia fu traumatico e portò all’esodo di circa 500.000 persone di quei territori: scelsero di abbandonare le proprie case per trasferirsi oltre confine.

Nel corso del settembre-ottobre del 1943 e, in misura molto più ampia, durante la primavera del 1945, le foibe furono una tragedia spaventosa che colpì la popolazione giuliano-dalmata: migliaia di persone vennero uccise ed i loro corpi furono gettati nelle voragini carsiche. Sparirono nella quasi totale mancanza di notizie e di memoria che è stata ristabilita (per legge) qualche anno fa.
Gli esuli giuliano dalmati finirono nei CRP (Centri Raccolta Profughi) o caserme dismesse, dove restarono anche per anni, in condizioni promiscue di estremo disagio; molti comuni e persone di buona volontà si prodigarono per aiutare i profughi, ma ci furono anche ostilità politiche che nei profughi aggiunse dolore al dolore. Gruppi di esuli giunsero anche in Trentino, furono alloggiati presso le Scuole Crispi a Trento e nella caserma Follone (abbattuta proprio di recente) a Rovereto. Molti trovarono impiego nella Manifattura Tabacchi di Rovereto.
E la città fa memoria oggi di un atto civilissimo che l'ha sempre vista in primo piano nell'accoglienza, oggi come allora.

11 febbraio 2017 - www.giornalesentire.it

LEGGI anche
> Foibe, Tragedia orfana - di Arianna Bazzanella

 

Commenti

Commenti

banner.jpg DECENNALE.jpg colore_rosso.jpg Pubblicit_progresso.jpg