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Salute

Alzheimer destinata ad aumentare

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di Massimo Occello*

L'Alzeimer's Disease International (ADI) ha presentato  il suo Rapporto mondiale 2015 dal titolo: “L’impatto Globale della Demenza: un’analisi di prevalenza, incidenza, costi e dati di tendenza”, che restituisce una fotografia molto nitida della malattia, nel contesto più generale delle demenze. Qualche dato ci aiuta a comprendere la portata del fenomeno, che è in netto aumento.
I costi globali della demenza sono cresciuti da 604 miliardi di dollari nel 2010 a 818 miliardi di dollari nel 2015, registrando quindi un aumento del 35,4%. Ci si aspetta che raggiungano i 1000 miliardi di dollari nei soli prossimi tre anni.

La distribuzione di questi costi non è cambiata in questi 5 anni: i costi medici diretti rappresentano circa il 20% di quelli globali della demenza, mentre i costi dell’assistenza formale (sistemi di welfare) e di quella informale (prestata da familiari, volontari, ecc.)  rappresentano ciascuno il 40% del totale.
 Nel 2015 ci sono nel mondo 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza. La cifra è destinata quasi a raddoppiare ogni 20 anni, fino a raggiungere 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. Queste stime risultano più alte del 12-13% rispetto a quelle pubblicate nel World Alzheimer Report del 2009, con un andamento dei costi che cresce più rapidamente delle persone malate. Vuol dire che la velocità con cui la malattia si diffonde sta aumentando e che curare una persona risulta più oneroso.
Sono oltre 9,9 milioni all’anno i nuovi casi di demenza, vale a dire un nuovo caso ogni 3,2 secondi.
L'andamento della malattia è evidente, e per combatterla è necessario far crescere la consapevolezza delle persone in giovane età, molto prima che la malattia si manifesti, ed aumentare le possibilità di accesso alla diagnosi preventiva e all'assistenza. Questa azione deve essere più forte nei confronti delle persone a bassa scolarizzazione e a basso reddito, dove la consapevolezza è minore (e dove si verificano gli incrementi maggiori).

In ogni caso l'incremento dei numeri e dei costi rappresenta una sfida per tutti i sistemi di welfare.
Nella prima settimana di settembre Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia ha fornito alcuni dati domestici: "ci sono attualmente in Italia 1.241.000 persone con demenza, che diventeranno 1.609.000 nel 2030  e 2.272.000 nel 2050. I nuovi casi nel 2015 sono 269.000 (737 al giorno) e i costi  ammontano a 37.6 miliardi di Euro per anno (come l' intera manovra finanziaria del Governo Monti n.d.r.).


> Ne soffre anche il mitico 007 Sean Connery
Lo ha rivelato lui stesso (articolo ripreso in
italia da Repubblica)



E' ormai pacificamente accettato che la malattia insorge anche 15 anni prima delle sue manifestazioni più evidenti, e che la diagnosi preventiva è molto utile a rallentarne il decorso: quindi per diminuirne il peso e il costo sulle famiglie e sulla società. Si tratterebbe in sostanza di rendere abituali dei protocolli di prevenzione, come accade per l'infarto ed alcuni tumori.

Ma a Milano si è andati oltre, scandagliando i sistemi di Welfare e di accoglienza dei malati: un passo interessante dal sanitario al socio-sanitario, che non sempre ha lo stesso "appeal" scientifico e mediatico. Marc Wortmann, direttore di ADI, entra nel vivo del tema del convegno che ha per titolo "Ricordati di me-Gli ultimi dati della ricerca scientifica alla luce della Dementia Friendly Community". Cioè la creazione (promozione, stimolazione, sviluppo) di luoghi sociali, ambienti, spazi di vita che siano amichevoli, solidali , accoglienti. Cioè non servono solo soldi e organizzazione pubblica. Occorre "ricamare comunità". Ricostruire, specie nelle città, un pò di paese; di umanità gratuita; di stare e "sentire" insieme.

Il prof. Marco Trabucchi, direttore  scientifico del Gruppo di ricerca geriatrica di Brescia, di certo il più noto e impegnato combattente italiano contro le demenze, è esplicito: più che costruire città dell'Alzheimer, bisognerebbe mantenere le persone con l'Alzheimer nelle loro città, nei loro luoghi abituali, nelle loro case. Se non vogliamo ricostruire le "città dei matti", da tempo superate in Italia, allora possiamo costruire "città solidali" basate su tre parole: Dignità, Libertà, Autonomia. "Una rivoluzione low cost, fatta di piccoli interventi allo stato diffuso, da sviluppare a livello locale con l'impulso di Sindaci lungimiranti, lasciando sullo sfondo i piani nazionali (che hanno spazio mediatico largo, ma budget e budget limitati dalla crisi)".

Educazione nelle scuole per ridurre la paura della malattia; Educazione di tutti gli operatori pubblici del territorio, ben oltre la sanità: forze dell'ordine, commercianti, uffici aperti al pubblico, chierici, spazzini, becchini...; Educazione delle famiglie, che possano aprirsi e non vergognarsi del loro congiunto; Educazione di tutti all'accoglienza nelle piazze: un malato di Alzheimer non deve solo essere riportato a casa, ma ascoltato senza imbarazzo e trattato con dignità. Sono "piccolezze" che fanno la differenza. Perchè così si costruisce capitale sociale, e insieme un modello solidale per affrontare molte altre vulnerabilità.

E impresa lenta, continua Trabucchi, un investimento di medio periodo, così raro in questo mondo che acchiappa e scappa. Un'impresa che è meglio sperimentare prima nelle città medio-piccole, dove è più facile il rapporto diretto con le persone e tutto è più vicino. Centri diurni, caffè Alzheimer, meeting point, Rsa aperte, biblioteche amiche, interventi domiciliari anzichè in strutture protette. Cioè municipi solidali.
Noi, abituati - con il  nostro Giornale- ad ascoltare non solo con le orecchie, "sentiamo" che questa è la strada giusta.
 


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