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La strada del ritorno che Emanuela Orlandi non ha potuto fare

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di Giovanni Pacitti

Cinquecento, poi ottocento, alla fine si calcola almeno un migliaio di manifestanti per la fiaccolata dedicata ad Emanuela Orlandi con meta la Città del Vaticano e quella Piazza S. Pietro dove è cresciuta.

La partenza è stata dalla scuola di musica di Sant’Apollinare dalla quale uscì per l’ultima volta Emanuela. Da lì, per poco più di un chilometro, i partecipanti si son messi in cammino ripercorrendo il percorso che la ragazza quindicenne non riuscì a compiere quel 22 giugno 1983, esattamente trent’anni fa. Per questo la manifestazione è stata denominata “Ritorno a casa”.

La raccolta delle firme della Petizione che Pietro ha fatto al Segretario di Stato con la quale richiede la nomina di una commissione cardinalizia d’inchiesta è passata dal primo migliaio di firme a oltre 154 mila firme, quasi il doppio di quelle relative alla richiesta a Benedetto XVI.

All'epoca si chiedeva di  “fare chiarezza sull’accaduto della scomparsa di una Sua concittadina Vaticana e di accompagnare e sostenere la famiglia per la ricerca della verità (appello rimasto inascoltato dall’Emerito al quale altre volte, gli era stata addirittura impedita una preghiera per Emanuela).

Ho partecipato alla organizzazione della fiaccolata seguendo le prime riunioni, i gruppi di lavoro più o meno improvvisati. Un paio di incontri in un garage per la spartizione dei compiti e dopo ventidue giorni tutto era pronto. Le autorizzazioni (italiane e vaticane), lo striscione, le candele con i bicchierini antivento, le magliette, le mongolfiere, i ceri.

L’opera di volantinaggio denominata “Operazione Attak” era partita due settimane prima dell’evento coinvolgendo soprattutto le zone del centro di Roma (cassette della posta di condomini, parabrezza delle autovetture, banconi delle attività commerciali) anche se non sono stati tralasciati i “luoghi simbolo di Emanuela” (Torvajanica sul litorale romano, Magliana, Monteverde, Trastevere, l’ex stabilimento De Laurentis sulla Pontina, via del Pellegrino).

Poi finalmente la fiaccolata con la gente in piazza, Pietro che saluta tutte le persone che gli stringono  la mano a dimostrazione della  solidarietà per la drammatica vicenda che lui e la sua famiglia vive da troppo tempo. Volti noti della TV e del giornalismo professionista ma soprattutto volti normali.

“E chi è la gente?” pronunciò Georg Gänswein (all’epoca  assistente personale di Ratzinger e prelato d'onore di Sua Santità, attualmente prefetto della Casa Pontificia) a Pietro Orlandi quando gli disse della Petizione che stava portando avanti. E’ questa “la gente”: il “Popolo di Emanuela”, persone normali, qualunque, accomunati da un solo motto: verità e giustizia per tutti gli scomparsi.

La manifestazione infatti non è solo per Emanuela, si sono voluti celebrare tutti gli svaniti nel nulla (rappresentati dall’ Associazione Penelope) e ci piace ricordare la presenza di Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella anch’essa misteriosamente scomparsa, e la silente Signora Maria Laura Bulanti madre del piccolo José Garramon.

Palloncini colorati, candele, magliette con l’immagine di Emanuela e una scritta “LA VERITA’ RENDE LIBERI” . Ho segnato minuto per minuto nella mia memoria quella serata: ore 20, si parte in ritardo, si attraversano le vie che Emanuela avrebbe dovuto percorrere: via Sant’ Agostino, via dei Coronari, via Banco di Santo Spirito, Lungotevere, Ponte Sant’Angelo, largo Giovanni XXIII, via della Conciliazione e piazza Pio XII. Il Vaticano ci ha concesso di entrare nell’area del colonnato, tra obelisco e le transenne che danno al sagrato, a condizione che la manifestazione non assuma accenti di protesta e resti nell’ambito della fiaccolata-veglia.

La prima ad entrare nella piazza è la Signora Maria, mamma di Emanuela che sinceramente commossa abbraccia e bacia i molti che gli si avvicinano. «Il mio sogno è che Papa Francesco scenda tra noi, per unirsi in preghiera. Sarebbe un segnale importantissimo di cambiamento dopo 30 anni di attesa della verità» diceva giorni prima Pietro Orlandi.

Un sogno rimandato ancora una volta perché il Pontefice manca questo momento. Anche nel primo pomeriggio aveva disertato il concerto in occasione dell'Anno della Fede, organizzato dal Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione nell'aula Paolo VI. Monsignor Rino Fisichella ha annunciato che per un impegno «improrogabile» il Pontefice non avrebbe partecipato e ha letto un suo messaggio. «Nessun problema di salute», ha precisato.

In Piazza S. Pietro i manifestanti nel frattempo cominciano a lanciare i palloncini e le mongolfiere che lentamente salgono in cielo. Sono sessanta. Trenta per gli anni di assenza di Emanuela e trenta per Mirella Gregori. Su ognuna è scritto il nome di uno scomparso.

In tarda serata un funzionario in borghese ci dice che dobbiamo andare fuori, la Piazza ad una certa ora deve essere sgombra; restiamo a guardarci, stanchi, delusi ma contenti. Contenti di avere simbolicamente riportato a casa Emanuela. Papa Francesco non ha realizzato il desiderio di Pietro (volontà sua o di altri?) ma noi, "la gente di Emanuela" continuiamo a sperare sapendo che anche oggi Emanuela e Mirella sono vive perché continuiamo ad amarle.
Roma, 2 luglio 2013

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