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Arte e cultura

Identitā & corpo secondo Cindy Sherman

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di Giovanni Moriello

La Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta e curata da Massimiliano Gioni, è terminata con un bilancio d'oro: l'edizione 2013  ha portato nelle sedi espositive dei Giardini e dell'Arsenale di Venezia oltre 400.000 visitatori. L'ha visitata per noi Giovanni Moriello.

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La rassegna, organizzata dal"Fall ’91" di Charles Ray, visto da lontano, è il manichino di una normale donna in tailleur. Man mano che ci si avvicina, rivela le dimensioni colossali, la posa e la fisionomia algide del monumento di regime. Intima il distacco da tenersi verso la vita, la sensualità, i rapporti intellettuali o sentimentali che distraggono dai meccanismi economici e dal mito dell’affermazione nel lavoro. Una sorta di eutanasia del Sé (e dell’insieme corpo-volontà), praticate sistematicamente dalle élites.

La 55. Biennale di Venezia coglie una necessità: rivalutare l’identità come sapere comune.
Se il curatore Massimiliano Gioni apre il Padiglione Centrale con il Libro rosso di Carl Gustav Jung,  la sezione affidata a Cindy Sherman (l’unica non curata da Gioni)  affronta il tema della relazione tra l’identità personale e le icone oppressive dei sistemi sociali comprese nella triade happiness-potere-funzione.
La selezione parte da "Children’s Anatomical Education Figure" di Paul McCarthy, un grande e sorridente pupazzo dal ventre squarciato. L’artista attacca gli stereotipi tradizionali della morale comune, in un mondo perfetto nel quale ci si illude di potere rinunciare a sé o manipolare ed annullare il proprio corpo per la fama. Il fantoccio vomita viscere ed organi in un groviglio che allude ad un grave squilibrio psico-fisico.
Identità e culture: la curatrice ha scelto Yervant Gianikian e Angela Ricci e il loro documentario Ghiro ghiro tondo. Grazie ad una collezione di giocattoli ritrovata sulle Dolomiti e datata tra Prima e Seconda guerra mondiale, i due raccontano il dramma di chi ha vissuto quegli anni. I giochi provengono da vari luoghi di confine (e di conflitto): Italia del Nord, Russia, Giappone, Europa dell’Est, regioni che hanno vissuto le due guerre e le oppressioni dei regimi totalitari. Laceri, consunti, spezzati gli oggetti rappresentano la distruzione dell’individuo, la morte dei bambini che li hanno posseduti, assieme alle violenze etniche compiute dalle varie dittature nel mondo.
Col triste e corpulento "Bus stop Lady"  Duane Hanson rappresenta lo stress esistenziale a cui questi sono sottoposti dalle immagini del successo e della giovinezza incorrotta. L'artista rappresenta in modo grottesco una donna infamata dal fallimento, piena di disprezzo di sé, impantanata ad attendere un mezzo comune come l’autobus.

Infine alcuni album degli anni ’70, in cui la Sherman ha raccolto le foto di travestiti, uomini insospettabili che nel fine settimana si ritrovavano in un bungalow detto 'Casa di Susanna'. In questo rifugio, si lasciavano fotografare nei lavori domestici, in pose civettuole. E la raccolta dice qualcosa sul modello femminile dell’epoca, non sulle donne che facevano parte della vita di questi stravaganti.
(Giovanni Moriello -Predazzo Tn -  luglio 2013)


 

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