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Arte e cultura

Akira Ode, l'arte della pazienza

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Antichi saperi: l'arte Urushi

E' nato a Yokohama nel 1960, ma vive nel Salisburghese da qualche anno. Werfenweng è la sua nuova patria. In una piccola mansarda c'è il suo angolo di Giappone e lo spirito che vi si respira è quello di un ambiente in cui la vera padrona di casa è l'arte.

Yokohama si trova a 20 chilometri da Tokyo. Akira Ode ha vissuto per 30 anni a Nagano - la località del centro Giappone che ha ospitato i Giochi Olimpici invernali nel 1998 - prima di arrivare nei boschi dell'Austria.

Laureato in Ingegneria Navale, all'età di 20 anni comincia a studiare l'arte Urushi ed ha l'opportunità di entrare tra i discepoli di un grande maestro: Senro Sato. Da lui impara ad estrarre la linfa che serve a fare la ceralacca, un'arte antichissima e persino molto pericolosa.

Chiedergli cosa significa fare Urushi è porgli una domanda troppo intima, quasi indelicata per un uomo dal carattere così discreto e silenzioso. "L'urushi per me? E' quanto mi piace, e mi piace molto. Ma forse è solo una dei lavori della mia vita..."

Vende i suoi prodotti con il passaparola ed ormai il suo nome è noto tra i collezionisti e gli estimatori di questa arte sempre più rara (oltre che soppiantata da economiche plastiche che la imitano senza averne la qualità).

L’Urushi è la lacca giapponese più pregiata di tutto l'oriente. L'albero che la produce è il Rhus Verniciflua. L'Urushi grezzo viene raccolto mediante tagli sul tronco dell'albero da giugno a novembre. Le incisioni parallele sono praticate sul tronco a intervalli regolari, per far scolare la linfa che poi viene filtrata dalle impurità. Poi, lentamente, l'acqua contenuta evapora e dà origine al "chiaro". A questo punto l'urushi viene miscelato con polvere di ferro e si ottiene l'urushi nero con il quale si può laccare oggetti in ceramica o metallo.


< fotoservizio: C.Perer riproduzione riservata



Durante i 14 a 15 anni, periodo medio in cui la linfa può essere raccolta, ogni albero produce solo circa 200 grammi di Urushi. E' questo che ne determina rarità e valore commerciale.
I cinesi utilizzavano le lacche sin dal 4000 aC, ma in Giappone, nella Tomba Shimahama nella Prefettura di Fukui, sono stati rinvenuti oggetti laccati, come pettini e vassoi, usati prima del periodo Jomon, vale a dire circa 5.500 anni fa.
Si presume quindi che i cinesi abbiano imparato a usarla dai giapponesi. Per le sue qualità adesive i primi usi riguardano armi da guerra e da caccia. Successivamente l'uomo scopre che gli oggetti trattati con questa lacca, oltre che in bellezza, guadagnavano in robustezza e impermeabilità.

Ma cosa contiene questa linfa? Le sostanze sono: urushiol, gomma ed elementi di azoto liquido. Akira Ode spiega che l'urushiol è l'elemento decisivo: maggiore la sua percentuale, migliore il prodotto. “Questo componente è presente in misura maggiore nelle piante giapponesi, in misura minore in quelle della Cina e del Vietnam. Ecco perchè la lacca giapponese è più preziosa”.

A rendere l'Urushi diverso dalle altre lacche è il modo in cui si asciuga. Infatti non segue un processo di essiccazione, ma richiede l'esposizione a temperature ed umidità specifiche che la mansarda austriaca di Akira Ode evidentemente possiede. Una volta indurita, la lacca crea una guaina resistentissima e brillante, dotata inoltre di grande forza adesiva. Per lavorarla l'artigiano usa spesso i polpastrelli, sfregando vigorosamente sullo strato superficiale di lacca della polvere di ossido di titanio che fa emergere la definitiva brillantezza. Anticamente si usavava la polvere ricavata da corna di cervo.

Per ottenere un oggetto finito sono richiesti più mesi di lavoro, anche fino ad un anno. La lavorazione chiede perizia: la lacca è infatti tossica e va maneggiata con attenzione. Maggiore il numero degli strati di lacca utilizzati, più lunghi diventano i tempi di asciugatura, maggiore pregio acquista l'oggetto in questione. Lo stile di questi lavori rispecchia la cultura millenaria in cui è radicato, basato su natura, armonia, semplicità e serenità. Doti che Akira Ode possiede: basta osservarlo chino sulle sue ciotoline. C'è amore, pazienza, passione.

Akira ama quest'arte e si ritiene fortunato ad aver potuto frequentare le lezioni del maestro Senro Sato, che ammise solo 4 discepoli nella sua bottega ai quali prima di morire insegnò molti segreti di quest'arte. Tuttavia non è questo il punto di arrivo dell'ingegner Ode.

“Questa è solo una delle mie vite” afferma. E poi spiega che normalmente ci si considera solo da un unico lato, ma lui ha due tipi di saperi nelle sue mani: quello di “Urushi lacquerer” cioè di laccatore e l'altro ormai ricercatissimo e raro di raccoglitore di linfa dagli alberi di Urushi. Attualmente ci sono meno di 20 persone in tutto il Giappone che sanno come ricavare la linfa. Lui è tra questi.

“Mi piace raccogliere più che laccare, ma ora il Giappone ha cambiato pelle e vive secondo stili occidentali. Così pochi sentono la necessità di stoviglie Urushi e se ne abbiamo bisogno le compriamo economiche dai cinesi. Inoltre il 99% di linfa Urushi viene ora importata da paesi asiatici. Il mio Giappone non ha più bisogno di "Urushi-collecter" cioè di chi la raccoglie. Io ne ho raccolta abbastanza per il lavoro della mia vita e siccome ho solo 55 anni, molti dei quali trascorsi in Giappone non so se questo resterà il mio lavoro. Se ne troverò uno di più interessante lo farò. Comunque al momento non ne ho trovato nessun altro di più interessante che l'Urushi”.

Come dire: chi vivrà...vedrà.
(Corona Perer - Werfenweng, 2015)

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