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L'albergo diffuso crea comunitā ospitali

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La coesione si costruisce

Come nasce una Comunità ospitale che offre sogni e ricordi al turista? E fare turismo è solo fornire un servizio e concorrere ad un'economia o è anche qualcos'altro ad esempio un modo per costruire una comunità più coesa e ospitale?

E' una riflessione che è stata al centro di un incontro che si è svolto a Sutrio nella Sala Convegni dell'Oratorio Parroccchiale alla presenza di amministratori pubblici e operatori del territorio, in particolare quanti promuovono e gestiscono la nuova formula dell'albergo diffuso.

Ne è emerso che la vera comunità ospitale si apre al turista, offrendo non solo il riposo ma aprendogli una sorta di piccolo mondo antico, tutto da scoprire: natura incontaminata, architettura tipica, un ambiente di persone autentiche.

Ma come funziona? L'albergo si "diffonde" nel paese ed il paese entra nell'albergo. I  residenti rappresentano un soggetto primario dei rapporti sociali con il turista, in quanto sono parte integrante e necessaria dell'offerta turistica stessa. Sono i protagonisti attivi che sanno dare vita all'ambiente, che creano la comunità ospitale aprendo le proprie case o narrando le proprie storie, o semplicemente portando avanti tradizioni consolidando e mantenendo lo spirito autentico dei luoghi. Il turista così riesce a innescare un circolo virtuoso che contribuisce a rimettere in moto, secondo un nuovo equilibrio, le attività economiche e sociali soddisfacenti per la vita dell'uomo, dunque un driver che restituisce qualità della vita alle persone residenti, creando appunto una "Comunità ospitale".

E' il caso del progetto Interreg IV Italia Austria GAST dedicato al concetto di Albergo Diffuso creato fra Sutrio, Sauris, Sappada e Werfenweng (Austria), tutte realtà contestualizzate e integrate nella comunità che ne sintetizzano cultura, storia e tradizioni per incentivare le attività di promozione e consolidamento del comparto turistico.

Si è creata una rete tra i vari poli e, all'interno dei diversi poli, tra le strutture commerciali, turistiche e artigiane. Fine ultimo quello di coinvolgere l'intero paese nell'offerta di un prodotto turistico completo e accattivante trasformandolo in una "Comunità Ospitale".

L'idea dell'albergo diffuso nato proprio in Carnia (Sauris di Sopra- Lateis 1980-1983) intende proporre un programma di gestione territoriale per le aree rurali in crisi, per le quali, dati i valori ambientali, storici e culturali che le caratterizzano, è stato fin da subito ipotizzabile l'attuazione di programmi di turismo eco-compatibile da utilizzarsi come supporto ed integrazione e di programmi di recupero socio-economico delle Comunità ancora residenti.

Con il progetto GAST si promuove un turismo che richiede ambienti ecologicamente sani, abitati da Comunità attive, ricche di storia, cultura e tradizioni. E pertanto la creazione di ospitalità e realizzazione di posti letto deve avvenire nel rispetto di un progetto generale, compatibile con altre azioni di valorizzazione e di recupero. Recuperare un patrimonio edilizio esistente conservando canoni architettonici della tradizione ha unito felicemente la volontà di innovare e guardare al futuro.

Ma non solo. Una comunità ospitale sa diffondere una cultura energetica e rendere consapevoli le amministrazioni comunali, per garantire la costruzione di una visione condivisa nell'interesse generale della comunità dell'intero territorio di riferimento, sula base della cooperazione tra attori locali per rilanciare lo sviluppo sostenibile del territorio. La comunità ospitale di Sutrio è già riuscita nell'intento, orientando tutte le riqualificazioni del proprio patrimonio edilizio alla massima efficienza energetica secondo i dettami del protocollo “casaclima”.

Attraverso la formula "Albergo Diffuso" la cui primogenitura è tutta friulana, tutto il paesaggio è rimesso in gioco, diventa occasione per riappropriarsi del concetto di paesaggio in tutte le sue accezioni, quale intreccio di natura, storia, cultura, dove l'agire per il futuro si confronta con la pluralità delle diverse vocazioni, mantenendo la totalità della cultura alpina, tenendone uniti tutti i fili. Vi par poco?

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