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Persone e idee

Aldo Maria Schmid, la matematica del colore

Aldo Maria Schmid, la matematica del coloredida-new1-003.jpgFoto_Schimd1.jpgFoto_Schimd2.jpgA.Schmid_1972.jpg
di Corona Perer

“Forse il suo sogno era quello di raggiungere un grado di armonia, perfezione e bellezza che, dosando i colori,  portasse nel quadro lo spazio infinito del divenire”.Riccarda Turrina commenta così la straordinaria vicenda umana di Aldo Maria Schmid, l’artista trentino del quale ha curato il primo vero catalogo ragionato. L'artista era nato a Trento, nel 1935, da una famiglia di antiche origini viennesi.
A raccontarci qualcosa di questa vicenda è la vedova, signora Grazia Corradini, che si commuove al ricordo del marito. Alle pareti di casa ci sono le opere che riassumono lo studio dei colori complementari ed il rapporto fra colori primari e secondari che dominò gli anni ’70. A Milano Aldo Maria Schmid aveva frequentato l’ambiente degli artisti e architetti, sostenuto dall’amico trentino Luciano Baldessari. L’analisi delle interferenze fra i contrasti e la fusione di colori, secondo progressive trasparenze e gradualità di pigmenti lo avevano portato a “Non Nero” lo studio sulle permutazioni del colore e sulla sua energia. Un apparecchio elettronico l’avrebbe misurata e un volume sulla teoria del colore avrebbe contenuto la sua ricerca. Ma un incidente lo fermò.

Sono tre decenni che è mancato suo marito. Come lo ricorda?
In questi anni è stato lui a lenire il mio dolore. Glielo confesso: mai avuto nostalgia. Io mi alzo e lui mi è vicino con le sue opere, la sua energia mi ha sempre aiutato. Il ricordo più bello? Averlo avuto come marito

L'uscita del catalogo ragionato cosa significa per lei?
Una grande soddisfazione, persino un sollievo dopo 30 anni di lavoro e in qualche modo è la testimonianza di un grande amore. Siamo cresciuti insieme, ci conoscevamo da sempre, il suo lavoro era la sua vita ed anche la mia. Il lavoro non sarebbe venuto alla luce senza la volontà del Mart. Non ho parole per ringraziare la direttrice Gabriella Belli che ha diretto scientificamente il lavoro. Sono autori anche Christian e Sonia erano piccoli quando partivo per ricercare lungo l’Italia le opere di Aldo.

Lei conosceva da sempre quello che diventerà suo marito. Ci parli dell’inizio artistico...
Fu precoce. A 17 anni Schmid dipinge cieli e acque, case e barche, paesaggi veneti e atmosfere di triste abbandono (siamo fra il ’52 e il ’56). La figura compare più tardi: pescatori, operai, uomini comuni, figure isolate. Nel ’57 l’incontro importante con Virgilio Guidi: da lì in poi indagherà il colore come luce. L’inizio di uno studio che il drammatico incidente interruppe per sempre.

Lei ha conservato una parte di questi studi?
Sono rimasti i suoi manoscritti, ma mancano le sue conclusioni, il mio sogno è poterlo pubblicare un giorno.

Quanti quadri ha riconcorso per questo catalogo?
Un migliaio, in giro per l’Italia sulle tracce dei contatti che Aldo aveva intrattenuto con critici, galleristi, collezionisti e soprattutto con gli artisti che avevano messo al centro della loro opera il problema umano nella sua totalità.


< la moglie Grazia Corradini Schmid
(nella foto sotto con la figlia)

foto: C.Perer

Era un artista che si muoveva per incontrare l’arte?
Poco più che ventenne aveva compiuto molti viaggi a Vienna, in Germania e Olanda, per conoscere l'espressionismo tedesco e l'astrattismo di Mondrian. Nel 59/60 frequentò i corsi di Kokoshka alla Schule des Sehens・di Salisburgo.

Quale fu la stagione più importante in questo cammino artistico?
Gli anni ’60 furono anni di assidui contatti con l’ambiente veneziano (Deluigi, Vedova, Tancredi e il gruppo della rivista d’avanguardia “Evento”) verso i primi studi su luce e movimento con l’impiego di tele sensibilizzate e mezzi fotomeccanici. Le teorie sul colore e delle espressioni da Seurat a Matisse, da Mondrian a Max Bill

Il passo successivo?
Aldo allargò gli scambi con gli artisti che conducevano ricerche di ordine percettivo, cercando la purezza formale, indagando la geometria (che prenderà corpo su arazzi e feltri colorati).
Incontrò l’artista giapponese Abe Nobuya e costituì ‘Illumination’  il gruppo che pone come scopo la ricerca delle metamorfosi del colore nell’astrattismo.

Cosa ricorda di quei giorni?
Stava ore chino a studiare e sperimentare. Lo aiutai a realizzare i cubi di colore. Ne fece 50. Lo aiutai anche a catalogare le 720 permutazioni di colore che aveva calcolato.

La storia si è fermata su un binario. Cosa stava facendo in quei giorni suo marito?
Stava andado a Roma, per discutere con l’editore che doveva pubblicare la sua teoria sul colore. L’ultimo vetrino dell’apparecchio che avrebbe misurato il calore dei colori era ormai in consegna. Me lo diede il giorno dei funerali l’ingegnere che aveva progettato con lui il marchingegno. Lui diceva sempre che il fine non è la legittimazione del risultato, ma la legittimazione della ricerca del metodo. Il risultato è una conseguenza e così io ho continuato per lui almeno a raccogliere il suo immenso lavoro.

Grazia Schmid guarda le opere e si commuove.
(C.Perer - riproduzione di testi e foto riservata)

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