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Quando il pane non basta

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di Corona Perer

Il potere d'acquisto delle famiglie nel 2013 è calato ancora. Già nel 2012 quasi 13 famiglie italiane su 100 si sono ritrovate in una situazione di povertà relativa, il valore più alto dal 1997, mentre i poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005. Il salario mensile degli italiani è rimasto praticamente invariato. La povertà assoluta - il non riuscire ad acquistare un paniere minimo di beni e servizi essenziali - "colpisce invece il 6,8% delle famiglie e l'8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%)".

Alessia Guerrieri, giornalista di Avvenire, esperta di lavoro e tematiche sociali, aquilana di nascita (classe 1981), ha svolto un'indagine percorrendo da nord a sud lo stivale le mense della carità e si è incontrata con la realtà della povertà italiana: un italiano su cinque si «arrangia» come può, risparmiando sul cibo, sul riscaldamento, sulle cure mediche, o è costretto a ricorrere alle strutture assistenziali per avere un pasto caldo, un pacco alimentare o un tetto sotto cui passare la notte.

Dalla sua ricerca ne è venuto il libro "Quando il pane non basta" edito da Ancora che compie un viaggio doloroso e pieno di umanità nell'unico settore che vive il boom nei paesi dall'economia ammalata: le mense. Da Bolzano a Trastevere, da Milano ad Ascoli, da Torino a Rieti, il viaggio porta ad incontrare chi vive nel bisogno e chi cerca di assecondarlo.

"Cibo e vita sono legati a doppio filo - scrive la giornalista - dal pane dipende la sopravvivenza, ma il dar da mangiare ha anche un valore più profondo connnesso alla comunione che tra le persone si crea attorno a un tavolo". E dunque questo viaggio ha due protagonisti: chi chiede e chi dà.

Valori come dignità, onore, onestà, fanno i conti con le ferite delle tante vite "interrotte" che avrebbero bisogno di una doccia, di una giacca, di una tessera telefonica per tenere in vita gli ultimi legami parentali. Alla mensa Caritas di Bolzano, Guerrieri si imbatte nei colori allegri e nei tulipani rossi alle pareti della mensa di via Crespi dove mangiano in 40 ogni giorno e dove la giornalista incontra Senio. "Da corridoio verso la Germania e gente di passaggio, ci troviamo sempre più spesso immigrati ormai italianizzati" dice il responsabile della mensa.

Tra questi volti c'è Abdul. Era ingegnere industriale al suo paese. Dal Marocco era partito per studiare a Berlino ma la forzata tappa italiana intermedia lo ha trasformato - dopo alterni e precari lavori-  in un venditore di rose che al ristorante nessuno vuole.

E poi ci sono i poveri  scaturiti da paternità infrante, uomini spesso costretti a lasciare la casa  alla ex e ai figli, che nel pagare gli alimenti dovuti dopo una separazione dolorosa si trovano a scivolare da una vita dignitosa al limbo degli esseri senza patria e dimora, senza affetti e diritti. Costretti a lottare per la sopravvivenza. Tra paura e vergogna, rimpianti ed errori, un'umanità vive in equilibrio ogni giorno cercando di garantirsi almeno uno degli antichi tre pasti: che sia la colazione, il pranzo o la cena non importa. Si vive alla giornata.

Le mense della carità sono pertanto l'osservatorio privilegiato sui poveri della porta accanto da dove prende forma il reportage di Alessia Guerrieri. Il suo è stato un viaggio tra volti e storie di  chi è povero davvero, chi povero è diventato e chi povero è sempre stato. Ma a questi volti, Guerrieri affianca quello dei volontari che più o meno spontaneamente si sono attivati per i "nuovi poveri"  i quali - ricordiamolo sempre - non cercano  solo un pasto, ma anche un contatto che lenisca anche momentaneamente la loro condizione di fragilità.

"Quando il pane non basta" raccoglie le testimonianze di chi la strada e il vivere sul ciglio della vita lo vivono davvero. L'inchiesta riesce con obiettività a fotografare non solo il disagio e la risposta ma quel quid di umanità che le migliaia di volontari esprimono nel lenire i danni di un'economia crudele che dimentica gli ultimi.Il reddito minimo garantito è infatti una forma di sostegno al reddito che è presente in tutti i Paesi europei tranne che in Italia e in Grecia, che garantisce ai cittadini in età lavorativa che si trovano sotto la soglia di povertà una forma di sussistenza. In Italia avrebbe dovuto essere introdotta, in forma sperimentale, con Legge di Stabilità e chiamarsi Sia, Sostegno per l'inclusione attiva. Ma la misura alla fine non è passata per gli alti costi che richiede.


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