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Arte e cultura

Gli incubi di Alex Leon, sopravvissuto allo sterminio

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La Shoah in arte

Il Museo Ţarii Crişurilor di Oradea in Romania conserva le opere di una tragica pagina di storia: la Shoah. Le opere sono venute per la prima volta in Italia nel gennaio 2015, grazie a Fondazione Caritro per la  mostra a Palazzo Calepini  "Tra normalità ed orrore".
Sono opere particolari realizzate da artisti che hanno intuito, nella calma che li circondava, il male invisibile, la cancrena sempre più estesa – anche se ben nascosta per un po’ – della società e della normalità. E che condurrà allo sterminio di massa.

Il Direttore del Museo di Oradea prof. Aurel Chiriac  cura e raccoglie opere dei pittori ebrei "scampati" o morti a seguito dell'Olocausto. "Le opere parlano di orrore all’interno della normalità" spiega Chiriac "sono le grandi vertigini della storia, le tenebre nei destini individuali e collettivi, quando le degenerazioni ideologiche, sociali o religiose hanno avuto il potere di mettere nella categoria di chi non deve esistere gli ebrei" afferma.

Sei gli artisti rumeni che morirono durante l’Olocausto: Ernő Tibor, David Jándi, Jószef Klein, Ernest Grűnbaum, Barát Móric e Leon Alex. Molti di loro nacquero oppure studiarono arte ad Oradea, Furono inghiottiti senza aver avuto alcuna colpa, molti di loro nella piena creazione artistica, a causa di un odio che in quei tempi ossessionava l’Europa.

Fra loro anche Alex Leon, le cui opere graffiano il cuore. Sono grafiche di forte impatto emotivo.Cani fanno intuire il latrare nella notte dell'uomo Lupo; topi fanno immaginare fame, annientamento umano e psicologico, dolore e paura. Incubi riportano all’assurdità di quell’umiliazione.Lui in campo di sterminio morì. Da quelle nebbie non fece mai ritorno.

Coloro che sopravvissero all’Olocausto continuarono a lavorare così come avevano fatto prima degli anni di terrore. E molti di loro (Victor Brauner, Iosif Iser) conservarono lo stile, il tema, la visione artistica precedente. Infatti, questo sarebbe stato l’unico modo possibile per recuperare e ridefinire la normalità nel campo sociale, artistico e umano.

"Alcuni artisti avevano intuito già prima dell’Olocausto il terremoto ideologico e morale che avrebbe portato agli stermini di massa. Perciò dobbiamo essere molto attenti ai lavori degli artisti contemporanei: essi potrebbero prevedere cose che pure i nostri incubi odierni rifiutano" sottolinea il Direttore del Museo di Oradea .
A Chiriac però sta a cuore che questa lezioni risuoni forte e chiara in questi anni di paura. Sono orri che secondo lui potrebbero ritornare.

"Oggi sopravviviamo a delle catastrofi che sembrano preparare la grande apocalisse. Con questa mostra vogliamo testimoniare la nostra voglia di continuare a credere nella normalità, nell’ordine naturale della vita umana, nell’arte e nel suo potere di sopravvivere agli inferni della storia. E nella convinzione che possiamo mantenere inalterato il nostro essere interiore, non ancora segnato da tutti gli orrori che ci circondano. Che l’arte non è solo un modo per esprimere se stessi, ma è anche una variante di sopravvivenza.”

A 70 anni dall'apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz. occorre "...avere coraggio del bene, fare resistenza al Male". Lo ha detto George Gabriel Bologan, Console Generale di Romania in Italia a Trento. "Si reagisce al Male solo con la conoscenza e la cultura perchè la via opposta conduce alla cecità e all'orrore, alla paura, all'ignoranza. Allo sterile esercizio della ginnastica verbale che ormai non vale più bisogna opporsi  con un po' di pragmatismo: non dimentichiamoci di rendere più umano l'Uomo" ha concluso il Console.
"Tra normalità e orrore: Artisti plastici ebrei di Oradea e il dramma dell’Olocausto”  ha proposto lo straordinario stress di questi artisti: dalla normalità interbellica all’orrore e poi al ritorno alla vita normale attraverso l’arte, dopo che le cose sembrarono stabilizzarsi.
L'arte ebbe la capacità di ripartire dopo una terribile malattia della storia, come l’Olocausto.
Un miracolo.
27 gennaio 2016





> Fondazione Caritro su Giornale SENTIRE


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