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Salute

Ebola, esiste una proteina killer che lo combatte

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E' ancora lotta al virus

Un singolo anticorpo sarebbe in grado di proteggere da Ebola.  La scoperta è di Nancy Sullivan, immunologa dell'US National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Bethesda, nel Maryland. Dopo attenti studi e osservazioni di laboratorio ha individuato , una proteina: la mAb114, un anticorpo sia in grado di legarsi al virus Ebola, di seguirlo all'interno delle cellule e impedirgli di moltiplicarsi al loro interno.
In pratica mette fuori uso il sistema di "inganno" che Ebola utilizza per farsi largo oltre la membrana cellulare, identificandolo e impedendogli di diffondersi ulteriormente. Tutto è esito però di un fatto accaduto nel 1995, durante un'epidemia di Ebola a Kikwit (Congo). In questo luogo un uomo contrasse l'infezione e restò gravemente malato per settimane. Ma sopravvisse, e in seguito tornò nei luoghi del contagio per aiutare altri pazienti. Fu quindi denominato il "soggetto1".
Poi venne l'epidemia di tre anni fa. Ma già nel 2006 gli era stato prelevato un campione del suo sangue per isolare gli anticorpi che gli avevano salvato la vita. Il sopravvissuto aveva prodotto alcune tra le proteine protettive più efficaci contro Ebola mai individuate finora. Una di queste, l'anticorpo mAb114, si sta rivelando in grado di salvare dal virus scimmie già infettate da diversi giorni, come dimostrano due diversi studi pubblicati il 25 febbraio 2016 su Science. La domanda sorge spontanea: perchè la notizia esce ora e non è mai uscita nei giorni tremendi dell'epidemia di Ebola ovvero tra 2013 e 2015?

> l'articolo di SCIENCE del febbraio 2016
> Virus pilotato? Morto il medico che sapeva

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interventi
FATTI MINORI MA NON DI MINORE IMPORTANZA
di Manuel D'Elia

Fatti "minori" - ma non di minore importanza - gettano intanto luce sul business che starebbe dietro questa epidemia. Secondo uno studio pubblicato il 27 settembre su PubMed, la melatonina è efficace nella cura del virus Ebola. Caso curioso, dal primo gennaio di quest'anno sono stati ritirati dal mercato gli integratori a base di melatonina, per essere sostituiti da farmaci (richiedenti ricetta) che costano dieci volte di più e hanno meno principio attivo. Per adeguarci alla normativa europea, dicono. Per togliere di mezzo una cura naturale che funziona, rispondono altri (riportiamo un articolo al riguardo > clicca qui).

Secondo alcune fonti, il numero di contagiati (e di decessi) sarebbe  gonfiato, a causa della fallacia dei test utilizzati e alla facilità con cui sono attribuibili al virus Ebola sintomi comuni ad altre patologie presenti in gran numero nel continente africano. Ma anche dando buone le stime, per Ebola si contano quasi 5000 morti in Africa dall'inizio dell'anno. Su una popolazione di circa un miliardo di persone, significa un morto ogni 200.000 abitanti. In Italia per l'influenza stagionale muoiono circa 8.500 persone all'anno. Su una popolazione di 60 milioni, significa un morto ogni 7.000 abitanti.

Una cosa intanto è sicura: il business, come già successo con la precedente pandemia (l'influenza suina del 2009) è già pronto: si prospettano guadagni da capogiro per le aziende farmaceutiche, grazie ai vaccini che stanno preparando. Saranno sicuri? Chi può dirlo, considerato il poco tempo a disposizione per testarli?
Ma quel che inquieta è come è avvenuto il contagio e come si è propagato. E basterà enumerare le tante superficialità che sono state compiute. Emerge uno scenario che ai più apparirà inconcepibile, ma che volge verso un obiettivo che sembra caro ad una certa élite: creare il panico tra la popolazione mondiale. Come? Un virus mortale, modificato per aumentarne la capacità di diffusione; un'epidemia di questo virus che viene provocata con la copertura di uno o più laboratori in Africa; il contagio che si estende in Europa e in America a causa di apparente incompetenza nella gestione delle emergenze. Il panico che si diffonde nella popolazione grazie anche a statistiche gonfiate usando test di riscontro fallaci. L'eliminazione dal mercato delle cure naturali e l'introduzione (obbligatoria?) di vaccini potenzialmente tossici.

E' però importante capire cosa è l'Ebola: è un filovirus scoperto per la prima volta nel 1976 nello Zaire.  Il paziente zero di quell'epidemia ha avvertito i primi sintomi della malattia il primo settembre, cinque giorni dopo aver ricevuto un'iniezione di clorochina antimalaria. Nel giro di una settimana diverse altre persone che avevano ricevuto iniezioni nello stesso ospedale hanno contratto la febbre emorragica Ebola, e quasi tutti i casi successivi avevano ricevuto iniezioni in ospedale o avevano avuto stretti contatti con un altro caso. I sintomi della febbre emorragica legata al Virus dell’Ebola sono variabili e compaiono improvvisamente. Generalmente febbre alta (almeno 38,8 °C), cefalea, mialgia, artralgia, dolori addominali, astenia, faringite, nausea e vertigini. Tutti sintomi, questi, che inizialmente possono essere facilmente confusi con  le manifestazioni della malaria, della febbre tifoide e della dissenteria. Col protrarsi della malattia, però, i sintomi possono peggiorare: diarrea, feci scure o sanguinolente, vomito scuro dall’aspetto a “fondo di caffè”, occhi rossi dilatati con presenza di aree emorragiche sulla sclera, petecchie, rash maculopapulare e porpora.
Ebola è un virus simile al Marburg, isolato in un laboratorio tedesco nove anni prima di questa epidemia. Sette membri del laboratorio sono morti dopo che è scoppiata un'epidemia tra gli addetti alle colture cellulari che avevano lavorato con reni di scimmie verdi ugandesi. Pensare che nel 1967, a Marburg, è stato scovato un virus, che è stato successivamente modificato e "testato" nello Zaire qualche anno dopo, attraverso la somministrazione di clorochina infetta, è dubbio che può sorgere.

Dal 2009, quando, il Centre for Disease Control (CDC) di Atlanta chiede la registrazione di un brevetto per un nuovo ceppo di Ebola (EboBun), comprensivo delle le metodologie per la creazione di nuove varianti, veniamo ai giorni nostri e all'epidemia che sta spaventando un po' tutti. In Spagna ad aprile viene deciso di abilitare l'ospedale La Paz di Madrid ad ospitare pazienti ad alto rischio. Ma le strutture non sono adeguate e il personale non è specializzato. Qual è la soluzione della ministro per la salute spagnola? Cambiare i protocolli per adattarli alla situazione inadeguata dell'ospedale.
E per la formazione degli operatori sanitari? Nessun problema, basta attivare dei corsi. Che più o meno consistono, secondo le parole stesse degli operatori, in sessioni da 10 minuti nei quali, attraverso istruzioni appese su fogli alla parete, devono imparare da soli a mettere, togliere e usare la tuta di protezione. Tute che molto spesso non rispettano i criteri di sicurezza, con strappi e lacerazioni che gli infermieri sono invitati a chiudere con del nastro adesivo (!).
Secondo le stime pubblicate  in 37 anni (1976-2013), in tutte le sue varianti, il virus Ebola ha infettato in tutta l'Africa un totale di 2.345 persone, causando la morte di 1.546. Mancano ancora quasi tre mesi alla fine del 2014 e, solo quest'anno, i casi accertati in Africa sono stati 4.461, con 2.337 decessi. In un solo anno, quindi, stime quasi raddoppiate rispetto alla totalità dei quasi 40 anni precedenti.Che dire poi di quanto successo in Sierra Leone? Un laboratorio gestito da americani chiuso e assaltato (con morti tra il personale) dagli indigeni, che avevano notato che chiunque ci entrasse ne usciva ammalato di Ebola. Solo superstizioni?


> Ebola virus disease: Potential use of melatonin as a treatment
> Il caso della melatonina, diventa farmaco e aumenta il prezzo

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