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Salute

Alzheimer, la pet-therapy col mulo aiuta

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demenze senili

Si chiama onoterapia e si avvale del mulo. L'asino - si è scoperto - ha un'ottima interazione con il malato di Alzheimer. La singolare proposta terapeutica senza farmaci e coadiuvata dalla vicinanza con l'animale che si sta portando avanti a Treviolo di Bergamo.

La Cooperativa “Namastè” segue i malati in una struttura di concezione familiare superprotetta e sicura, ma dove l'anziano vive libero e sperimenta una forma di terapia che si basa sulla relazione tra cose, odori, ricordi e persone.

Le operatrici Rosangela Crespolini e Stefania Becciu (rispettivamente responsabile e psicologa) hanno raccontato il loro modo di approcciare il malato. Un modo nuovo che si basa anche su una forte motivazione degli operatori e uno stretto contatto con la famiglia.

Le demenze senili in Trentino colpiscono l'1,7% della popolazione. A Rovereto circa 1000 famiglie devono affrontare ogni giorno il problema della demenza senile di cui circa 500 con Alzheimer. Attualmente i malati seguiti 5 giorni su 7  sono circa 50, mentre per gli altri 450 non c'è altro che la famiglia. Ma soprattutto si affronta il problema in modo sanitario e non sociale. Il forte stress tutto a carico della famiglia (per coloro che non sono assistiti) fa spesso saltare equilibri, servono dunque servizi.

Namastè invece eroga servizi 7 giorni su 7 e si basa su una visione del problema completamente nuova: si punta a sostituire al farmaco l'ambiente, perchè esso è terapeutico nella misura in cui riesce a dare al malato sicurezza e a consentirgli di non essere costretto e contenuto.

Namastè sui 190 mq di una villetta con giardino ha costruito così un nuovo modello di intervento: gli utenti dispongono  di stanze ionizzate e luci a spettro solare per evitare la "sindrome del tramonto", in una stanza attrezzata sperimentano odori in grado di risvegliare ricordi, guardano tv a circuito chiuso con programmi che vedevano da giovani, vivono tra arredi che potrebbero aver avuto nella loro vita da persone sane e integrate.

"E' un modello possibile che chiede - con coraggio - la capacità di aprirsi a nuovi metodi e di rileggere la relazione" afferma Gianni Rinoldi di Rovereto che delle operatrici è stato un formatore e che di Alzheimer  si occupa da anni essendo presidente del Centro Studi Perusini-Alzheimer.

Rinoldi si è fatto promotore di un incontro a Rovereto di divulgazione della interessante sperimentazione. "L'anziano non va ghettizzato, e bisogna  avere l'umiltà di guardare anche alle esperienze esterne per farne tesoro e intervenire rispondendo a dei bisogni con modalità nuove" è stato detto.

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