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Amman, capitale cosmopolita

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di Corona Perer

Amman, 22 marzo 2015 - Sulla città (l'antica Filadelfia) sventola la bandiera più alta del mondo: è quella del regno Hashemita di Giordania. Con i suoi 134 metri di pennone, batte tutti i record.

Amman è una città modernissima e cosmopolita, molto diversa dalle città del Medioriente, piena di contrasti: quartieri modernissimi, grattacieli, cantieri in continua evoluzione, case a distesa d'occhio e poi il primo campo profughi palestinesi, ormai inglobato dalla città nuova, e un piccolo suk nella cittadella, con il vivacissimo mercato affollato di merci e persone di tutte le razze, persino una acropoli con il Tempio di Ercole.

La capitale però non ha nemmeno 100 anni e la sua casa più antica (eccettuati i resti romani)  risale al 1918. Tra strade sopraelevate, alberghi di lusso, centri commerciali aperti 24 ore su 24 negli ultimi 10 anni  sono stati sventrati interi quartieri, si è ricostruito e la capitale è cresciuta in altezza. Del resto ne aveva necessità se si considera che nel 1921 contava solo 7000 abitanti, divenuti 3 milioni in soli 80 anni a seguito di più ondate di immigrazione. Quella palestinese è stata la più imponente e nella città che cresce restano le sacche storiche del campo profughi con le abitazioni cresciute una sull'altra senza un disegno urbanistico.

La Giordania ha la sfortuna di trovarsi incastonata nell'angolo più pericoloso del pianeta: ai suoi confini premono Siria, Iraq, Arabia Saudita, Egitto, Israele e Territori Occupati tutti paesi non proprio in pace con se stessi e con il mondo.


< grande risalto sulla stampa
per l'appello della regina Rania:
"Abbiamo molto da offrire, venite
a conoscerci"




Fu naturale per la Giordania accogliere i palestinesi dopo la Nabqa del '48. La presenza nel territorio dei molti profughi palestinesi  costretti ad abbandonare quella che era stata da sempre la loro casa è evidente a Baqa'a, il campo profughi più popoloso, dove ancora oggi vivono ammassati per testimoniare una provvisorietà che loro sperano possa finire con il definitivo ritorno in uno stato di Palestina che stenta ancora a decollare. La Giordania che li ha accolti come fratelli, condivide con loro le acque del fiume Giordano che sfociano nel Mar Morto.

Il regno di Re Abdullah II è stretto ancora attorno alla memoria del suo indimenticato re Hussein, monarca capace e politicamente astuto. Grazie a lui è divenuto un stato cuscinetto che purtroppo paga le conseguenze dell'instabilità degli altri paesi in due modi: trovandosi ad accogliere moltitudini di profughi e vedendo ingiustificatamente penalizzato il proprio turismo per colpe terze.
Molti credono che in Giordania possa essere pericoloso andarci per tutto quel che le accade intorno. Nei giorni scorsi è scesa in campo anche la bellissima regina Rania e i media di tutto il mondo presenti in Giordania proprio per documentare come si vive nonostante il turbolento vicinato, hanno rilanciato  il suo appello. "Abbiamo molto da offrire e siamo in pace con tutti, venite a conoscerci abbiamo molto da offrirvi" ha detto Rania. Migliore testimonial non c'è.

Il paese sembra l'occhio di un ciclone: la presenza della Polizia è discreta, i controlli nei siti sensibili ci sono, ma la popolazione vive in pace con le tante realtà etniche che la compongono: ci sono i Ceceni e i Cercassi, minoranze storiche, e poi ci sono colonie di zingari, tantissimi palestinesi (almeno un milione) e poi egiziani quasi sempre impiegati nei cantieri, iracheni, siriani. Accanto alla moschea del re c'è la chiesa ortodossa e i cristiani  di tutte le confessioni convivono pacificamente con i musulmani.


< Rania di Giordania è palestinese
(foto C.Perer)



La Giordania è Terra Santa a tutti gli effetti per le tre Religioni del Libro (Corano, Torah e Bibbia): sulle alture dell'antica Filadelfia si consumò il peccato di re Davide che - fatto uccidere l'Uttita - si unì alla di lui moglie. Nei dintorni di Mukawir (Macheronte) c'è la rocca dove sorgeva il palazzo di Erode e dove Salomè chiese la testa del Battista per conto di Erodiade, dopo la famosa danza dei sette veli. E poi c'è Betania oltre il Giordano, dove le predicazioni di Giovanni annunciarono il Messia e dove Gesù Cristo si presentò al suo cospetto per farsi battezzare e vi fu la prima Rivelazione con la colomba che lo proclamava "figlio di Dio".

La città si presenta come un continuo saliscendi di strade e un cantiere ancora aperto.  Il Palazzo dove vivono Re e Regina non si vede, è nella parte ovest della città immerso in un fitto parco, nella cittadella è rimasto invece il palazzo Reale dove si svolgono gli incontri ufficiali, ma la presenza del re, di suo padre  (ed ora anche del nipote erede al trono) campeggia  un po' ovunque: nelle facciate dei palazzi, al ministero dell'educazione, nelle vie del centro tra ristoranti e negozietti di ogni tipo, molti dei quali dedicati al "Thob" il tradizionale abito tipico delle donne giordane,  ricamato a mano con fili rossi a punto croce.

La storia del paese è recente, ma la presenza dell'Uomo in questo stato crocevia del Medioriente è antichissima come testimonia il nuovo Museo Nazionale di Giordania che in poco più di 10 anni ha inaugurato le due principali aree e si appresta ad ultimare la terza. E' stata la Regina Rania a porre la prima pietra nel 2003, nel 2005 il cantiere era già a pieno ritmo e nel 2010 c'è stata la prima inaugurazione. All'inizio di quest'anno la seconda inaugurazione con l'allestimento della mostra temporanea che celebra i 200 anni dalla scoperta di Petra. "Con questo museo dimostriamo che il cammino dell'Uomo non si è mai fermato e che la Giordania ha avuto a che fare con tutte le civiltà maggiori, è stata rifugio sicuro ed accogliente in virtù della sua ospitalità" afferma il direttore Ihab Amarin. "Questo museo è anche il biglietto da visita e la porta del turismo giordano: arrivando qui, il visitatore scopre quante cose la Giordania è in grado di testimoniare e raccontare". 

Merita una visita anche il Museo Reale dell'automobile che ripercorre la storia del Regno hashemita di Giordania dai primi anni del 1920 fino a oggi. Le auto esposte illustrano la vita di Sua Maestà, il compianto Re Hussein, del suo regno e di molti aspetti della sua leadership.
La storia del Regno dall'era di Re Abdullah I, il fondatore, fino a Sua Maestà Re Abdullah II si intreccia tra auto e moto con le numerose trasformazioni subite dal paese a partire dalla Grande Rivolta Araba durante la Prima Guerra Mondiale.
Tra i modelli esposti, spicca la Lincoln Capri del 1952 che Sua Maestà Re Hussein utilizzò durante i suoi studi in Inghilterra e in occasione della sua incoronazione nel maggio del 1953. Sono in mostra anche una Ford 810 del 1936, dono di nozze al re ed un eccezionale modello da collezione: la sportiva Mercedes Benz 300SL "Gullwing" del 1955 che il defunto re utilizzò nella gara della scalata del Monte Rummana. E poi ci sono le Rolls d'ordinanza in perfetto spirito Royal British.

Nel museo sono custoditi rari archivi fotografici e filmati di repertorio che narrano di un territorio unico in attesa del ritorno dei turisti come accadeva un tempo, prima che le primavere arabe facessero deflagare il vicinato.
I giordani, popolo accogliente e pacifico attendono che l'Occidente torni a distinguere e a premiare la bellezza della loro terra, nnnchè l'immenso patrimonio artistico che racchiude tra Petra, Gerasa e il Monte Nebo. 
"Insciallah" si dice di solito perciò speriamo che accada.

Amman 22 marzo 2015 - C.Perer

 

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