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Antonello Veneri, Extremos Cotidianos

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di Corona Perer

Le emozioni e i loro contrari. E' questo il percorso di ricerca di "Extremos Cotidianos" che Antonello Veneri (nato in Italia nel 1973 ma trapiantato in Brasile dal 2009) ha realizzato per raccontare l'uomo nell'apice delle proprie sensazioni: al massimo della gioia, al massimo della disperazione. E del resto è lui stesso a dirlo.

Le foto di Veneri parlano di un talento spiccato per la documentazione. E' il talento tipico del fotoreporter che riesce a cogliere lo scatto perfetto anche dentro la situazione impossibile, come documentano bene le immagini di questa pagina. Sia che ci si ritrovi in un cortile trasformato in campo da calcio o per le vie del Brasile tormentato dai periodici scontri con la Polizia, Veneri è lì, appostato dentro il microcosmo della sua camera, pronto ad agire come un falco. 

Il suo è l'interesse per l'uomo e la sua vita quotidiana, che prosegue anche nelle situazioni più complicate, con quello spirito di adattamento che nessun animale del pianeta riesce ad interpretare meglio. Così, anche dentro la disperazione c'è qualcosa di raro e magari immensamente Bello. Al fotografo il compito di tirarlo fuori. 

"In mezzo a tanti problemi, piccoli e grandi, spesso enormi, ho spesso incontrato una Bellezza e un'energia incredibile" afferma Veneri che in Brasile ha trovato il territorio "elettivo" per questa ricerca, o meglio, il luogo delle tempeste perfette a livello emozionale, dove tutto si manifesta sempre all'ennesima potenza.

Autore di reportages per "La Repubblica", Veneri da tempo documenta ciò che succede proprio lì, in Brasile. Ha pubblicato servizi fotografici per varie pubblicazioni e partecipatoa vari concorsi (National Geographic Italia, tra gli altri). Collabora da vari anni con la Ong Luna Nuova ong di San Paolo e il Ministero della Salute Brasiliano (Fiocruz ) in progetti di documentazione sociale. Dal 2013 fa parte  dell’Agenzia Fotografia Coofiav che lavora con Folha de São Paulo e  O Globo.

Dal 2011 porta avanti due progetti personali, "Vidas extra-ordinarias" , storie fotografiche dei senza tetto nelle principali città del Brasile e "Interiores" ritratti di famiglie nelle favelas e periferie delle città.

E' stato finalista di vari premi: Getty Images ( Brasile) 2013, Paraty em Foco 2013, Concurso  Latinoamericano di Foto Documental ( Medellin, Colombia) 2013, National Geographic ( Italia) 2013 e 2014, Encontros de imagem 2013 ( Braga , Portogallo), Foto na Vitrine 2014 (Brasile). Gli abbiamo chiesto di spiegarci come gli è venuto in mente questo straordinario progetto che ha già nel suo carnet scatti di rara belleza  e perfezione tecnica. Perchè quello che distingue l'amatore dal vero professionista è proprio quell'allineare occhio, mente e cuore che rende lo scatto una storia. Il portfolio di Veneri sembra essere la camera delle meraviglie, scegliere il materiale fotografico per questa pagina è stata un'impresa: tutto era immensamente Bello e tecnicamente stupefacente.

Antonello, quando inizia questo progetto?
"Extremos cotidianos" diventa senza nascere. Mi spiego. Dopo 5 anni di Brasile ho rivisto e analizzato quasi tutte le foto che avevo fatto e si è materializzato questo progetto. Ho scoperto quello che già sapevo, cioè che il filo conduttore erano gli estremi. Possiedo tantissime foto che raccontano di una grande gioia di vivere e tante altrettante estremamente drammatiche, violente. Quello che le accomuna sono i gesti, le espressioni delle persone, i colori.  Aprire le braccia per esprimere gioia o violenza. Il Brasile, quello delle grandi città e delle periferie, è così. Gli estremi camminano sempre assieme.

Il sentiero ricerca sta nelle emozioni e i loro contrari: come ti è venuto in mente?
Come ti dicevo questo è il Brasile. Quello che all'estero non si conosce e nemmeno si immagina. Nell'immaginario turistico  il Brasile è ancora il Paese della bossa nova, del calcio e del carnevale. Esiste anche questo Brasile ma nel Brasile, quello vero, c'è  una profonda disuguaglianza sociale, una violenza e un senso di insicurezza figli di queste diseguaglianze e una rabbia, estremamente emotiva, che spesso esplode. Per fortuna anche la Bellezza è sempre pronta ad esplodere e a stupirti. Come dico spesso, qui in Brasile, tutto si alimenta del proprio contrario. Gioia e dolore, sacro e profano, movimento e attesa.

Parlaci delle località dove lo hai realizzato...
In questi anni di Brasile ho voluto conoscere soprattutto il contesto urbano. In "Extremos cotidianos" c'è il Brasile delle periferie e  degli invisibili. Per quasi un anno ho accompagnato i moradores de rua(i senza fissa dimora n.d.r.) di Fortaleza, ho vissuto e condiviso il quotidiano con le persone che vivono nelle favelas(o comunidades n.d.r.) di Rio de Janeiro e Salvador.  Vivere in una comunidade  è un'esperienza intensa che mi ha fatto diventare più semplice e meno superficiale. Un grande regalo.

E cosa hai incontrato?
In mezzo a tanti problemi, piccoli e grandi, spesso enormi, si incontra una Bellezza e un'energia incredibile. In nessuna altra parte del Brasile è così.

Viverci o arrivarci per un reportage: fa la differenza per un fotografo professionista?
Ho visto spesso i fotografi arrivare lì, cercare la miseria o la polizia che arresta qualcuno e andare via. Questo è il fotogiornalismo che i quotidiani amano mostrare.  Ma vivendo lì, per forza di cose, si va oltre, e si apre un mondo con un livello di umanità che è difficile ritrovare in altre contesti.  Henrique, Vania, Marcelo, Julio, Thais, sono tutte persone che fanno un lavoro artistico col cuore e che ha un impatto enorme sul contesto in cui vivono.

Colpisce la perfezione dell'immagine malgrado la presenza di corpi fermi e soggetti in movimento: è evidente la perizia della mano del fotografo. Quale è stata però la difficoltà di questo lavoro?
Anche se si tratta di fotografia documentale la qualità tecnica è fondamentale. Circa 10 anni fa in Amazzonia ho scattato quella che sarebbe potuto essere la mia foto più bella. Su di una barca un giovane donna dava il biberon a un piccolo porcellino e a fianco la piccola figlia della donna osservava la scena con un altro biberon in mano. Un momento unico. La foto è venuta tecnicamente pessima .ehhehe  Da quel momento ho deciso di concentrarmi e cercare di migliorare anche le mie competenze tecniche.  Ma la fotografia documentale,  al 70%, è fatta di relazioni umane.

Ci sarà un sequel in altre zone del pianeta?
Mi piacerebbe fotografare in Etiopia, nella Valle dell'Omo. A volte penso che sto facendo, con la fotografia, il percorso a ritroso per ritornare nel luogo  dove ha avuto origine l'essere umano.

Questo straordinario materiale verrà anche esposto?
Sì, a Spoleto, tra giugno e luglio,  durante il festival dei due mondi, ci sarà un'esposizione organizzata dall'Ikostudio. Sto lavorando all'ipotesi di una mostra di foto itinerante che arrivi anche a Trento (con Promart). Mi piacerebbe raccontare ai trentini un altro Brasile.

Hai un ricordo legato ad una foto che ti sta particolarmente a cuore?
Sì. Da circa un anno sto facendo un lavoro fotografico nel Complexo da Marè, la più grande favela a Rio de Janeiro. Ritratti di famiglia dentro di casa,  come si faceva una volta,  per mostrare un lato della favela che non si racconta.  Un giorno con Henrique Gomes (grande amico e idealizzatore del progetto), stavamo andando a fare il ritratto di una famiglia. Davanti alla porta di casa di questa famiglia c'era il blindato del Bope (le forze speciali della polizia) ed era in corso una sparatoria con alcuni trafficanti, una cosa abbastanza comune. Abbiamo attraversato  di corsa la strada e siamo entrati in casa di questa famiglia. E siamo rimasti abbagliati dalla Bellezza e dall'intensità di tutti loro. Dall'altra parte della porta, violenza e spari, dentro di casa una famiglia di una "eleganza umana" rara. Quella famiglia me la ricorderò per sempre.

29 maggio 2014 - Corona Perer (riproduzione riservata)

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