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Giornata dell'Autonomia 2016

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il programma

“Un'intuizione visionaria, che ha dato il via ad una storia di successo”. Così, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ha definito l’Accordo De Gasperi – Gruber. “L’Accordo – ha spiegato – anticipava i concetti di un’Europa senza frontiere, capace di proteggere le minoranze e di convivere pacificamente nelle diversità. Principi poi ripresi dai trattati che hanno dato vita all’Unione europea" ha detto il ministro intervenendo a Trento alla Giornata dell'Autonomia 2016.

“Alla base di tutto c’è il popolo, perché nemmeno la Repubblica, proprio così come nemmeno la nostra Autonomia esisterebbero se un popolo non l'avesse fortemente volute”. Questo il messaggio che il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi ha voluto lanciare oggi nel corso del suo intervento alla cerimonia per il 70^ anniversario dell’Accordo De Gasperi-Gruber, che ha visto la partecipazione del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, del presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti e del presidente del Consiglio delle autonomie locali Paride Gianmoena.

 

< in Sala Depero anche i Sindaci che gestiscono
l'autonomia nel territorio amministrando ogni giorno



 

La cerimonia, moderata da Giampaolo Pedrotti, capoufficio stampa della Provincia, si è aperta con un'introduzione del professor Giuseppe Zorzi sul contesto storico in cui maturò l’accordo. In sala erano presenti i sindaci del Trentino, la delegazione parlamentare e il presidente della Regione Arno Kompatscher.

“L’Autonomia – ha detto Rossi – è la condizione per rendere più responsabile e compatto il territorio, per fare in modo che l’insieme delle sue risorse e dei suoi talenti si muova in maniera coerente, auto-rafforzandosi proprio nella comune appartenenza territoriale e perché quel territorio possa dare un suo e migliore contributo al senso di futuro della Repubblica". "Se ieri l’autonomia era una condizione dell’essere, oggi – ha aggiunto Rossi – è una condizione del divenire. Il rischio è sempre, inesorabilmente, quello di guardare all'interno di noi stessi e al proprio passato più che al mondo esterno e al futuro. Noi delle Autonomie speciali vogliamo, invece, preservare identità e radici portandole nel futuro".


Grazie a quell'accordo la questione sudtirolese non è più stata un ostacolo, ma è diventata un’occasione che ha prodotto sviluppo economico e collaborazione transfontaliera ed è oggi vista come un modello per la risoluzione dei tanti conflitti contemporanei. In questo sta – ha detto ancora Gentiloni – l’attualità dell’Accordo De Gasperi-Gruber.

Parlando dei fenomeni migratori, il ministro ha poi evidenziato che sarebbe un errore gravissimo tornare indietro rispetto alla libera circolazione di beni e merci e che non si risolve la questione alzando muri o barriere, tanto più al confine del Brennero, che rappresenta un simbolo europeo, “un luogo di conflitto – ha detto – trasformato in un luogo di pace e cooperazione”. “Far crescere un'Europa senza frontiere – ha concluso il ministro - non può essere un obiettivo retrocesso a utopia, ma resta un impegno fondativo della Repubblica italiana per oggi e per domani”.

“Una rilettura del “Patto Degasperi – Gruber”, scevra da polemiche e da pregiudizi ideologici – ha detto il presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti - può rivelarsi utile ad un ragionamento di riscoperta del valore essenziale della cultura regionalista in questo Paese ed in tutto il continente. Può costituire, ancora una volta, il punto di incontro positivo di due profonde aspirazioni autonomistiche: quella trentina, figlia delle lunghe lotte condotte nei confronti di Vienna ed Innsbruck per ottenere un riconoscimento identitario ed istituzionale mai concesso; e quella sudtirolese, reduce dal dramma delle opzioni e della forzata italianizzazione imposta dal fascismo”.

“Mi pare oggi condivisa da tutti – ha detto il presidente del Consiglio delle autonomie locali Paride Gianmoena – la necessità di rappresentare l’autonomia, non come una concessione di privilegi dall'alto, ma come un doveroso, anche se per nulla scontato, “riconoscimento” della forte volontà, oltreché capacità, di autogoverno delle popolazioni di questa terra".

Il sigillo originale in bronzo consegnato da Re Giovanni ai trentini allora guidati dal Principe Vescovo è il simbolo di questa lunga storia. L’origine del Principato Vescovile di Trento come unità politica e territoriale risale all’XI secolo. Gli storici sembrano concordare sul fatto che già nel 1004 l’Imperatore Enrico II il Santo conferì al vescovo Udalrico I il potere temporale sul territorio trentino, situato in posizione strategica a ridosso delle Alpi. In questo modo l’imperatore si assicurava fedeltà, nonché la possibilità di transito per gli eserciti e le legazioni germaniche che si recavano in Italia.
La farfalla, simbolo del Trentino "turistico" è l'evoluzione dell'aquila che veglia nello stemma della Provincia Autonoma di Trento: il sigillo dell'aquila di San Venceslao martire patrono del regno di Boemia, che venne rilasciato con un diploma da Giovanni, re di Boemia e conte del Lussemburgo, al Vescovo di Trento Nicolò. Porta la data "Wroclav 9 agosto 1339" ed è conservato all'Archivio di Stato.

< l'aquila è oggi una farfalla (foto C.Perer)


Consegnando lo stemma il re boemo assicurava  la protezione in perpetuo tramite sè, gli eredi e i successori nonchè attarverso i Duchi della Carinzia e i Conti del Tirolo.
A ricevere il Sigillo quest'anno una bambina (Giulia Bezzi), un giovane ricercatore (Nicola Conci), una mamma lavoratrice (Kathia Battocletti) ed un anziano (Carlo Gaddo): quattro testimonial, uno per generazione, del popolo trentino, autentico protagonista della Giornata dell'Autonomia. É stato dunque il popolo trentino, il destinatario della più alta onorificenza della Provincia autonoma di Trento, l'Aquila di San Venceslao."Vogliamo ricordare il popolo di De Gasperi" ha commentato Ugo Rossi alla consegna.
(Trento 5 settembre 2016)


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