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Arkeotrekking a Madruzzo, sul sentiero delle Madri Antiche

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Alto Garda

di Michela Zucca* - Si ripetete l'Arkeotrekking, dal 5 al 7 agosto a Madruzzo (Tn) in una delle zone più ricche di statue steli preistoriche, e luogo di rinvenimento di una Madonna Nera arcaica. I luoghi sono quasi tutti sul percorso della strada romana, che ripercorre un itinerario celtico precedente, in quanto si tratta di piste di mezza costa, tipici degli autoctoni. Sono sentieri facili, da percorrere nell'ottica del turismo sostenibile, che di fatto catapultano il visitatore in un'altra dimensione, per la bellezza del paesaggio acquatico, l'assenza di rumore, l'arcaicità dei reperti.

Le tappe riguardano, il primo giorno, Cavedine-Lasino: la passeggiata archeologica con la Grotta dei crani, il Trono della Regina e la Fonte Romana, Castel Madruzzo e San Siro; il secondo giorno, Santa Massenza, Castel Toblino, Torre Guaita, le Marocche di Dro, Prabi, il ponte romano di Ceniga, l'eremo di San Paolo e sant' Apollinare con la Madonna del latte. Il terzo giorno, il Lago di Loppio e l'Isola di Sant'Andrea, e a Riva del Garda - Il Museo delle Madri nel castello.

Per cercare di ritrovare i segni della Grande Madre sul territorio alpino, la prima cosa da fare è analizzare il sito in cui si sospetta una presenza della Dea, simbolica, archeologica, mitica, leggendaria o cristianizzata. Perché anticamente, non era tanto l’immagine ad essere adorata e caricata di significati, ma il luogo, che era dotato di particolari proprietà o era pervaso da una presenza numinosa (spesso una sorgente, a significare le acqua della vita e del parto), che veniva poi sacralizzato e identificato con il posizionamento di un segno (una pietra incisa, una stele, una testa scolpita), talvolta ai piedi dell’albero sacro (a simbologia fallica) e poi recintato, in modo da creare una radura sgombra nel profondo della foresta. Tracce del culto reso alla trinità pietra-albero-sorgente si possono scorgere nel più remoto passato, e sono ancora presenti in moltissime chiese e santuari cristiani.  

Vicino al santuario, esiste una sorgente, l’Acqua della Madonna: si dice che il liquido faccia particolarmente bene per la vista: l’usanza è di sfregarsi gli occhi e la fronte  con l’acqua della fontana della Vergine. In moltissime  chiese legate alle Madonne, si troveranno leggende e tradizioni analoghe, collegate alla riacquisizione della vista e della salute. L’acqua inoltre, è elemento atavicamente femminile, simboleggia fecondità e purificazione (due categorie che sono diventate antitetiche solo con il cristianesimo, ma non lo erano affatto nelle religioni arcaiche).




foto > Michela Zucca, antropologa
e autrice di questo testo. Per info
sul Trekking www.michelazucca.net




Forse non esiste simbologia più antica, e più universale, di quella legata all’acqua: acqua del cielo, che rende possibile, ogni anno, il rifiorire della vegetazione, quindi la produzione del cibo per gli animali e per gli uomini, ovvero la sopravvivenza; acqua del parto, acqua di vita, che nutre il bambino nel ventre della madre, che, generazione dopo generazione,  perpetua nel tempo la razza umana;  acqua dalle viscere della terra, acqua di sorgente, che disseta la gente e le bestie, che proviene, come quella del parto, dal corpo della Madre; acqua che cura, di buona salute, prima medicina della storia dell’umanità assieme all’imposizione delle mani e al canto.
Le fonti sono state sacralizzate fin dai primordi: il luogo di fede celtico per eccellenza è in una radura in cima ad una montagna, con un albero sacro al centro, una stele di pietra simbolo della divinità (le rocce sono le ossa della terra….), e una sorgente.  Cesare e gli autori latini testimoniano lo stupore degli abitanti delle sconfinate foreste europee nel vedere che i romani “rinchiudevano Dio fra quattro mura”.

Il culto dei pozzi e delle fonti termali, specialmente se alla sorgente di grandi correnti d’acqua o di fiumi, non può essere separato dal culto della Dea, singola o tripla, nella sua forma di dispensatrice di vita e protettrice della salute. Spesso i fiumi hanno nomi di Dea o le Dee locali hanno nomi di fiume: e comunque, anche quando si è perduto il ricordo della divinità, conservano appellativi femminili: la Senna come la Dora, la Mera come la Brenta. Nei siti magdaleniani francesi di Montespan (Alta Garonna) e Tuc d’Audobert (Ariège) un corso d’acqua scorre dall’imboccatura della grotta in cui furono rinvenuti alcuni fra i più meravigliosi reperti dell’arte preistorica. Molti santuari di grotta precristiani contengono laghi e fiumi sotterranei, ed esiste una marcata corrispondenza fra i santuari di grotta decorati del Paleolitico Superiore e le fonti minerali e termali.

Millenni dopo, con la scoperta dei metalli, nelle sorgenti e nei pozzi sacri si gettavano offerte in ferro: il più delle volte, si tratta di armi, lance, coltelli, punte di frecce: perché la Dea della salute era anche la Dea della guerra. Oggi significativamente, se ci si ricorda di lasciare qualcosa alla fontana, è una moneta che viene regalata allo spirito del luogo…. E mentre l’albero e la stele si sono perse  nei secoli, in seguito a condanne e persecuzioni (il Concilio di Arles già nel V secolo condanna “la religione degli alberi, delle pietre e delle sorgenti”), la credenza nella sacralità e nei poteri terapeutici delle acqua magiche sono tuttora vivissimi.
La posizione di gran parte dei santuari di cura e di speranza della ritualità cristiana, legati alla Madonna, e la presenza dell’acqua che viene dalle profondità della terra, tramandano un’origine molto più antica di quella cristiana: ricordano un luogo sede di una spiritualità legata alla natura e alla maternità, al nutrimento e alla protezione, a riti che fanno sparire la paura davanti alle avversità e ai dispiaceri che nel corso dell’esistenza bisogna affrontare.

 


* Michela Zucca è antropologa

 

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