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Persone e idee

Armando Aste, cercatore di infinito

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Le interviste di SENTIRE

Nel 2014 il Premio GAMBRINUS “GIUSEPPE MAZZOTTI” ha celebrato la sua XXXII edizione ed è andatoad un alpinista schivo e modesto, ma dal carattere e dalla bontà non comuni: Armando Aste "che ha fatto e scritto la storia della montagna del dopoguerra". Era un premio honoris causa.
A novant'anni suonati lo scorso 6 gennaio, l'alpinista Armando Aste, non può più continuare le sue fatiche in montagna, presenta però la sua ultima fatica letteraria: "Stagioni della mia vita" "scolpito" sulla sua vecchia Olivetti lettera 32, con pazienza certosina. Il libro - edito da Nuovi Sentieri - è stato presentato nella sala filarmonica di Rovereto sabato 6 febbraio 2016

Ecco l'intervista di Corona Perer realizzata ad Armando Aste.

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ARMANDO ASTE, CERCATORE DI INFINITO
di Corona Perer

Non va più in montagna: lui ce l'ha dentro di sé. Si definisce un dilettante, al più un dolomitista. Ex operaio alla Manifattura Tabacchi, in pensione da molti anni, Armando Aste ha superato gli 80 ma è sempre in piena attività. Discutere con lui fa riflettere. Lo incontriamo nella sua casa, alle prime ore del mattino. Aste, uomo tutto d'un pezzo, non rallenta il passo da bravo alpinista. Anche quando doveva assistere i familiari, primo pensiero di ogni giorno, appena ultimato il dovere tornava in vetta e sulle corde, ma armato di penna attorno all'ultimo libro dove presenta della corrispondenza privatissima ma ancora pregna di significato per i tempi moderni, anzi per l'alpinismo moderno. Dopo quattro edizioni di "Pilastri del Cielo"  e "Cuore di Roccia" gli è stato chiesto di raccontare i suoi rapporti con l'alpinismo italiano e così il libro raccoglie pensieri di Aste e dei suoi amici: il senatore Tissi di Belluno, Livanos, Desmaison, Barbier, Messner, Mazzeaut.
"Voglio solo mostrare cosa l'alpinismo produce: non solo vette, ma pensieri alti: le mie 150 lettere e le cartoline che ci spedivamo l'un l'altro con il cuore preso dentro il francobollo".

Aste, come definirebbe un alpinista?
Un cercatore di infinito. Questo desiderio di eterno, che la montagna ben incarna, ci dice che qualcosa ‘oltre' c'è. Questo pensiero vorrei lasciare, più ancora che un francobollo.

Oggi ci sono tanti infortuni in montagna, lei se l'è mai vista brutta?
Io non ho mai rischiato, avevo la testa sulle spalle. E' così che si deve affrontare la montagna. Sono un credente io: la vita che mi è stata donata vale più di ogni conquista. E a casa c'era Nedda ad aspettarmi.

Aste, quanto le manca il poter andare in montagna?
In realtà ne sto scrivendo: io sono sempre lassù.

Cosa ha rappresentato per lei salire in vetta?
Realizzare una passione: la montagna è stata la mia vita. Ero fuochista alla Manifattura, avrei voluto studiare, ma avevo una famiglia numerosa da aiutare: padre, madre e 6 fratelli. La montagna è stata la mia valvola di sfogo e ha reso bella la mia vita.

Quando cominciò ad arrampicare?
A 22 anni, nel tempo libero. Oggi invece gli alpinisti lo fanno per mestiere. Io ci andavo finito di lavorare, d'altronde mi sono sposato tardi, a 36 anni.

E come guarda agli alpinisti di oggi?
Vede oggi si va in Patagonia in 24 ore con l'aereo e con gli sponsor. Io ci andai con la nave e con un permesso di lavoro non retribuito. Quanto perdevo di stipendio tornò dentro con i premi del Cai...

Lei quante volte ci è stato in Patagonia?
Sette volte e ogni volta si stava via fino a tre mesi...

Chi è stato il più grande alpinista secondo lei?
L'alpinismo è fatto di epoche prima che di uomini. E' come una lunga scala e ognuno ci mette sopra un gradino. Ognuno deve salire dai primi, messi dagli altri, per poter andare ad aggiungerci il proprio!

Come guarda alla vita Armando Aste?
Guardi, ho molti problemi anch'io ma non ho paura di morire perché dicono che si stia meglio dall'altra parte. La vita malgrado tutto è meravigliosa. Per questo siamo legati alla terra.

L'ultimo libro non è solo una raccolta di ricordi, vero?
No, è un pretesto per dire qualcosa a questo mondo.

E cosa vuole dire Armando Aste ai contemporanei?
Che tutti noi dobbiamo essere megafoni di qualcosa. La vita nostra deve servire a chi viene dopo di noi. Io voglio dire che ci sono valori morali che valgono più di tutte le altre cose. Vede, ho una grande fortuna...

Quale?
Aver avuto fede, perché credere dà senso alla vita. Credere è più importante che sapere. Perché il sapere a volte ci porta davanti ad un muro.
(maggio 2009 - Corona Perer)


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